Dune di Denis Villeneuve - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 37/2021

Dune


Regia di Denis Villeneuve

È Dune, finalmente. Dopo il miraggio di Alejandro Jodorowsky e il flop di David Lynch e Raffaella De Laurentiis, con lo sceneggiatore Eric Roth e l’aiuto di Jon Spaihts Denis Villeneuve è riuscito a rendere sullo schermo il romanzo di Frank Herbert che sembrava inavvicinabile se non, appunto, come progetto delirante oppure sconvolto e tradito. Il regista québécois ha scelto di affrontare il primo libro del ciclo attraverso due film: questo arriva fino alla parte terza del volume mentre il secondo si concentrerà sulla figura di Chani, la guerriera fremen interpretata da Zendaya. Villeneuve potrà girare Dune: Parte 2 solo se il primo capitolo andrà molto bene al botteghino, dati gli enormi costi di produzione (circa 165 milioni di dollari). Un successo però è facilmente prevedibile. Perché il film ha una forte attrattiva, crediamo anche sul pubblico giovane che ignora tutto dell’immaginario di Herbert mentre Lynch e Jodorowsky non sa neanche dove stiano di casa. Si mantiene la promessa di un grande spettacolo, coinvolgente, stupefacente, e questo viene percepito anche al di fuori della bolla di appassionati. Denis Villeneuve ha lavorato per restituire la purezza dell’esperienza cinematografica totale, quella che si può vivere soltanto in sale tecnologicamente all’avanguardia o almeno bene attrezzate; c’è un lavoro sul sonoro eccezionale di Theo Green, già sound designer di Blade Runner: 2049, intrecciato alla musica di Hans Zimmer (martellante: per qualcuno è un limite, ma è talmente ispirata...). Da un punto di vista narrativo le sequenze terminano quasi tutte con scene madri o cliffhanger, c’è chi ha scambiato l’espediente per una scorciatoia che strizza l’occhio alla narrazione orizzontale ma era davvero il solo modo per rendere un racconto che semplificasse - ma non rimuovesse (ed è uno dei grandi meriti del film) - la complessità del libro. Herbert a parte (ma molto ci sarebbe da dire sull’evocazione perfetta di certi suoi fantasmi), è giusto mantenere al centro dell’equazione Denis Villeneuve e il suo cinema. Soprattutto i titoli di fantascienza - Arrival, Blade Runner: 2049 e adesso Dune - mettono in scena il percorso di formazione identitaria di qualcuno, qui il giovane Paul Atreides, chiamato soprattutto in Arrival e Dune all’acquisizione avventurosa di un linguaggio del corpo in tutti i sensi il cui utilizzo serve a conoscere se stessi e i propri demoni (in questo caso anche futuri). Il tutto esteticamente reso tramite la fotografia di Greig Fraser dominata da temi monocromatici, con invenzioni visive straordinarie, dal cupo espressionismo degli interni, richiamato per esempio nella sequenza dell’avvelenamento dagli Harkonnen, alla luce che inganna ed è essenza stessa del pianeta Dune, un deserto. Se per un giudizio critico più compiuto bisognerà aspettare il secondo capitolo, perché la storia adesso è monca (per intenderci: il personaggio interpretato da Sting nel film di Lynch, Feyd-Rautha, qui non è ancora entrato in scena!), per la parte emotiva è già tutto qua, ed è bellissimo.

I 400 colpi

PA
7
PMB
6
CBO
6
MC
6
MSC
7
AC
8
ADG
6
SE
10
IF
6
AF
7
MG
8
RM
6
MM
6
EM
6
FM
8
RMO
6
GAN
7
LP
6
ES
5
GS
3
RS
5
FT
6
media
6.4
Dune (2021)
Titolo originale: Dune
Regia: Denis Villeneuve
Genere: Fantascienza - Produzione: Usa/Canada - Durata: 155'
Cast: Timothée Chalamet, Zendaya, Oscar Isaac, Rebecca Ferguson, Jason Momoa, Stellan Skarsgård, David Dastmalchian, Josh Brolin, Dave Bautista, Javier Bardem, Charlotte Rampling
Distribuzione: Warner Bros.
Sceneggiatura: D. Villeneuve, J. Spaihts, E. Roth

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