Fireball - Messaggeri dalle stelle di Werner Herzog, Clive Oppenheimer - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 45/2020

Fireball - Messaggeri dalle stelle


Regia di Werner Herzog, Clive Oppenheimer

C’è una cosa che continua a dare energia e bellezza al cinema di Werner Herzog, anche da quando la sua figura è diventata una sorta di marchio, una voce inconfondibile, una scritta sui muri («I believe in Werner Herzog»!), un corpo (The Mandalorian). Questa cosa è, e resta, lo stupore. In Fireball - Messaggeri dalle stelle, realizzato ancora con il professore di Cambridge Clive Oppenheimer (già in Dentro l’inferno), e dedicato alla caduta di meteoriti sulla Terra e al modo in cui il loro impatto ha determinato fenomeni culturali, religiosi e identitari, c’è un momento come al solito rivelatore dello sguardo di Herzog sulla realtà: la visita a un professore di Princeton, Paul Steinhardt, che studia i quasicristalli, solidi caratterizzati da una struttura deterministica ma non ripetitiva, giudicati impossibili da studiare fino agli anni 70 e da allora analizzati e sezionati. Herzog definisce Steinhardt «un uomo che ha rifiutato l’impossibile», e riconoscendosi nel suo coraggio di scienziato vede nei quasicristalli, nella loro struttura misteriosamente armonica, la sintesi del proprio sforzo di accostare la conoscenza e l’ignoto; lo stupore per il mistero della natura e la sfida che genera. Quella di Herzog è dunque una quasiconoscenza, casuale ma anch’essa armonica, documentata e intuitiva; un’analisi di campioni, numeri e fenomeni (e in tal senso Fireball è più didascalico e meno emozionante di Dentro l’inferno) che non si affida solamente ai dati, ma si abbandona al piacere dell’accostamento, del montaggio di immagini riprese in mezzo mondo (Australia, Norvegia, Stati Uniti, Messico, Italia, Antartide), dell’avvicinamento di simboli e parole. Quando si ritrova in Antartide, al seguito di una spedizione coreana in cerca di frammenti di meteoriti, Herzog non resiste all’attrazione di un luogo che, dice, «trascende l’anima umana» e osserva con partecipazione straziante quella che chiama «l’estasi della scoperta»: un senso d’emozione e di paura che assume anche visivamente la forma di un contrasto netto tra l’ordine della scienza e l’infinità senza forma del nulla; tra il nero di una roccia che racchiude migliaia di informazioni e il bianco di un continente che non rivela anima viva per 5.000 chilometri. Il medesimo senso di mistero lo ritrova nei volti e nelle creazioni incontrate nel corso del film: nei dipinti di un’artista aborigena che si fa ispirare dal gigantesco cratere attorno a cui sorge la sua comunità; nella normalità di un luogo di vacanza messicano che sorge nel punto d’impatto dell’asteroide che 65 milioni di anni fa mise fine alla vita dei dinosauri sulla Terra; nei volti degli uomini e delle donne di un’isola oceanica la cui cosmogonia racconta di uno scontro fra il mondo e una stella… Tutte queste sono storie, sono costellazioni, sono passaggi di spazio e di tempo che Herzog continuerà a indagare, forse ripetendo una formula ormai nota, ma sempre osservando il mondo - e ciò che gli sta sopra o sotto - con la meticolosità e la meraviglia dell’esploratore.

I 400 colpi

ADG
8
MG
7
RM
7
MM
7
FM
9
ES
7
media
7.5
Fireball - Messaggeri dalle stelle (2020)
Titolo originale: Fireball: Visitors from Darker Worlds
Regia: Werner Herzog, Clive Oppenheimer
Genere: Documentario - Produzione: Usa - Durata: 97'
Sceneggiatura: Werner Herzog
Musiche: Ernst Reijseger
Fotografia: Peter Zeitlinger

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