Green Book di Peter Farrelly - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 05/2019

Green Book


Regia di Peter Farrelly

Il libro verde fu la guida per un paese (gli Stati Uniti) e un’epoca (dal 1936 al 1966) a uso e consumo dei neri, vademecum inventato da Victor Hugo Green sui luoghi - hotel, motel, ristoranti, bar - disposti ad accogliere gli afroamericani. The Negro Motorist GreenBook, si chiamava. Veniva aggiornato di anno in anno, e aveva - chiaramente - la copertina green. Verde come la luce che ai semafori ti permette di procedere. Verde come l’autorizzazione americana a rimanere, green card. Verde come il dollaro. Green: cioè lasciapassare, facoltà, disponibilità, vita. Lo porta con sé il dottor Don Shirley (Mahershala Ali), il suo libriccino verde: gli indica dove dormire, dove mangiare, dove bere. Green street, via libera, su e giù per un sud bello e bigotto, profondo e razzista, a suonare il piano, a ricevere gli applausi di circostanza, a farsi vedere in pubblico. È anche però il buttafuori Tony (Viggo Mortensen) a guidarlo, e letteralmente, su quattro ruote; Tony, padre italoamericano di famiglia, marito devoto con moglie devota (e regina del focolare, naturalmente), stereotipo vivente; Tony, che non ha niente di green, è bianchissimo e con un fondo di diffidenza che con razzismo fa una discreta rima. A spasso con Tony. È noto, gli opposti si attraggono, vena d’oro del cinema. Quindi i colori si contaminano, si sporcano reciprocamente, inquinano il loro spettro e si mescolano. Green car: l’auto quale ecosistema in cui sconfiggere lo scetticismo e fare conoscenza, quindi sopravvivere a sé - al proprio timore, alla sfiducia, all’odio, alla prevedibilità - e sopravvivere al mondo, che i colori li vuole definiti, chiari, separati. In questo film così elementarmente, limpidamente, inevitabilmente hollywoodiano, la pelle resta diversa (l’una dall’altra), non si fa di tutta l’erba un fascio solo, le controversie non implicano un’intesa prescritta: eppure una convergenza è possibile; bussare alla porta di un’altra realtà, e perciò abdicare alla propria determinatezza isolata a favore di un’ipotesi democratica e civile e sentimentale, non vuol dire automaticamente cedere al conformismo, casomai è un tentativo - umano, e non deve spaventare - di adattamento, di abbandono della resistenza, di traduzione. Don accetta l’invito di Tony dopo averlo in un primo momento declinato, e per la vigilia di Natale si reca a casa sua non scortato dal nuovo amico, come accade all’ingombrante Del (John Candy) in Un biglietto in due di John Hughes, bensì da solo, dopo aver vinto, finalmente, la solitudine. Green light: accomodati, sei il benvenuto, unisciti a noi. Due colori sono e saranno, ma in mezzo c’è, grazie al cielo, un solvente. E la commedia, il genere anarchico dove l’happy end è probabilmente soltanto un sogno, torna a dirci che il cinema (industriale o no, di massa o no, poco importa) serve anche a suggerirla, la realtà, non esclusivamente a presupporla. Green life: verde non come il denaro, non come il miglio, ma come uno spazio per la rifondazione della retorica dei sentimenti. Non c’è niente di male, a vedere verde. 

I 400 colpi

PA
7
PMB
8
AC
4
FDM
6
SE
8
IF
4
MG
6
RM
7
MM
6
EM
8
FM
6
RMO
8
EMO
6
LP
7
ES
7
FT
5
media
6.4
Green Book (2018)
Titolo originale: Green Book
Regia: Peter Farrelly
Genere: Commedia/Biografico - Produzione: Usa - Durata: 130'
Cast: Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini, Mike Hatton, Sebastian Maniscalco, Dimiter D. Marinov, P.J. Byrne, Joe Cortese, Maggie Nixon, Von Lewis
Distribuzione: Eagle Pictures
Sceneggiatura: Peter Farrelly, Nick Vallelonga, Brian Hayes Currie

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Due per la strada» Servizi (n° 05/2019)

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