High Life di Claire Denis - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 31/2020

High Life


Regia di Claire Denis

In una astronave nello spazio vengono rinchiusi 12 tra uomini e donne, apostoli di un esperimento raccapricciante. Sono i condannati per reati feroci che hanno accettato la commutazione della pena di morte. Ora una finta libertà, naufraghi nel cosmo assoggettati a una scienziata che studia la fecondità e gli istinti delle persone in condizioni assurde di cattività, aggressività, frustrazione, vuoto. Monte resisterà più di tutti, e con lui la figlia Willow nata nell’esperimento, lei non avrà altro uomo all’infuori di lui. Mette subito in chiaro Claire Denis, regista e autrice della sceneggiatura con l’abituale collaboratore Jean-Pol Fargeau: High Life non è un film di fantascienza. Bensì un apologo morale e fantastico sulla realtà umana, le cui miserie sono amplificate, addirittura affinate, dall’utilizzo di una tecnologia sempre più avanzata, e da un sapere che sonda l’ignoto con crescenti certezze (ha collaborato al film l’astrofisico Aurélien Barrau). Da sempre interessata al rapporto malato tra desiderio e pulsione, in una spirale animalesca che va dallo sfogo sessuale al più estremo dei gesti, il “mangiarsi” vivi o morti, Denis sembra in High Life annullare le differenze tra esseri umani e altri animali, anche a livello narrativo (7 è il numero dell’astronave, ma potrebbe esistere una numero 9 che contiene solo cani). Salvo poi rispolverare antiche questioni, persino bibliche: il libero arbitrio, il raziocinio, la lotta individuale tra mente e istinto. Qual è l’argine all’abbandonarsi dei corpi? Dovrà domandarselo il padre rimasto con la figlia, ma è in fondo una delle metafore centrali del film, costruito sulla permanenza di corpi abbandonati nel nulla, nel vuoto e nel tempo. «L’Interstellar dei poveri» ha scritto maliziosamente un commentatore francese, ma High Life è più onesto dell’ambizioso film di Christopher Nolan, perché mette subito in chiaro cosa non vuole essere (un film di fantascienza) rendendosi per questo più libero rispetto agli obblighi del racconto “caldo” hollywoodiano, quello della trama a tutti i costi. Persino la partecipazione degli attori di peso è stravolta. Il film - non è un mistero - è stato scritto da Claire Denis per Philip Seymour Hoffman. Alla scomparsa dell’attore la cineasta aveva addirittura pensato di rinunciare al progetto, salvo poi conoscere Robert Pattinson e doversi quindi reinventare una fisicità diversa, che a differenza di Nolan non ha bisogno di un personaggio definito secondo il canone (in fondo Interstellar è una variazione, certo eccentrica e geniale, del più classico dei canovacci mitici: il viaggio dell’eroe). Il risultato è una specie di performance in uno spazio “monolitico” (Kubrick è un riferimento obbligato, insieme a Tarkovskij) dove ogni gesto ha un significato etereo (e Pattinson è bravissimo). Willow da piccola è Scarlett Lindsey, figlia del musicista Sam Bradley, migliore amico del protagonista. La bambina ha davvero mosso i suoi primi passi sul set, e Denis ha trasformata questa coincidenza in una sequenza struggente. 

I 400 colpi

AA
8
PMB
9
CBO
8
MSC
9
ADG
8
FDM
8
SE
8
IF
7
AF
7
MG
7
MM
8
EM
8
FM
8
RMO
8
GAN
9
LP
8
ES
8
GS
9
FT
8
media
8.1
High Life (2018)
Titolo originale: High Life
Regia: Claire Denis
Genere: Drammatico/Fantascienza - Produzione: Francia/Gb/Germania/Polonia/Usa - Durata: 113'
Cast: Robert Pattinson, Juliette Binoche, Mia Goth, André Benjamin, Lars Eidinger, Agata Buzek, Claire Tran, Ewan Mitchell, Gloria Obianyo, Scarlett Lindsey
Distribuzione: Movies Inspired
Sceneggiatura: Claire Denis, Jean-Pol Fargeau

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