I fratelli Sisters di Jacques Audiard - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 18/2019

I fratelli Sisters


Regia di Jacques Audiard

«Devo confessare che i momenti più felici della mia vita sono stati quelli trascorsi nella natura selvaggia del Far West, con una bella provvista di ceppi di pino secchi sul fuoco» leggiamo in un libro di John Morris, il malinconico detective erudito che in I fratelli Sisters dà la caccia al cercatore d’oro filosofo e alchimista Hermann Warm, che poi i due fratelli assassini dovranno torturare ed eliminare, per ordine del cattivo commodoro che, dall’alto di una finestra, osserva la città e il paesaggio che domina. Qualcuno ha scritto, sia in positivo sia in negativo, che I fratelli Sisters non c’entra niente con il western, definendolo di volta in volta o un noir in forma di western o un’accozzaglia di elementi spuri e mal dosati. Credo che abbia infastidito soprattutto lo humour che percorre un film per altri versi molto tragico e decisamente nero, uno humour a tratti irresistibile (in certi dialoghi tra i fratelli Charlie ed Eli: «Sai una cosa?» dice Charlie davanti alla scoperta dell’oceano «Credo che non siamo mai andati così lontano, insieme». Ed Eli: «Intendi tra noi? Nella nostra conversazione?»). Dimenticando che lo humour, la pausa vicino al fuoco, il respiro cameratesco, la presa per i fondelli tra cowboy sono costanti del western, da Ford a Tarantino, passando per Peckinpah e Eastwood. No, I fratelli Sisters è davvero un western, e molto bello, con il quale un autore europeo di vocazione melvilliana (Jean-Pierre, ma anche Herman) va alle radici del mito. A quella wilderness nella quale le stragi sanguinose nel cuore della notte, i bounty killer che ammazzano senza chiedere il perché, la corsa all’oro o alle terre che muove migliaia di avventurieri da est a ovest, la corrotta, selvaggia Babilonia sul Pacifico (San Francisco) che piace tanto a Charlie quando ci arriva, tutto si mescolava con gli ideali di libertà, di contatto con la natura, di eguaglianza ed educazione che il trascendentalismo diffondeva all’inizio dell’Ottocento e ai quali mettevano le ali le opere e le parole di Emerson, Thoreau, Melville, Whitman e gli altri. Thoreau è citato esplicitamente, nei dialoghi tra Morris e Warm, mentre la frase riportata in apertura è in realtà di George Ruxton, esploratore e scrittore inglese che visse e s’innamorò del Far West durante gli anni dell’espansione verso il Pacifico. Con i suoi quattro personaggi complementari (notevoli: il duro Joaquin Phoenix, il tenero John C. Reilly, il dandy Jake Gyllenhaal, lo spiritato Riz Ahmed) Audiard cattura bene le sfaccettature dell’origine del mito americano, con l’idealismo che riaffiora negli assassini (ricordate Il mucchio selvaggio?) e con l’avidità e il cinismo da cui non possono essere esenti gli avventurieri. E, tra ricordi di Peckinpah e di Cimino, tra città in frenetica fondazione, prostitute gentili, modernità che avanza (non automobili qui, ma spazzolini da denti) e il baluginare dell’El Dorado nel letto di un fiume, ci conduce nell’unico luogo possibile: davanti a una porta aperta sulla prateria, dove una madre energica imbraccia un fucile. Dove, fordianamente, termina ogni western dell’anima.

I 400 colpi

PA
7
PMB
10
MC
5
AC
8
FDM
7
SE
6
IF
8
RM
9
MM
6
EM
9
FM
7
RMO
8
EMO
9
GAN
6
LP
6
RS
5
FT
8
media
7.3
I fratelli Sisters (2018)
Titolo originale: The Sisters Brothers
Regia: Jacques Audiard
Genere: Western - Produzione: Usa/Francia/Spagna/Romania - Durata: 122'
Cast: Joaquin Phoenix, John C. Reilly, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed
Distribuzione: Universal Pictures
Sceneggiatura: Jacques Audiard, Thomas Bidegain

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The Sisters Brothers» Cinerama (n° V0/2018)

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