I morti non muoiono di Jim Jarmusch - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 24/2019

I morti non muoiono


Regia di Jim Jarmusch

Tutto sta nel titolo originale, The Dead Don’t Die, che letto velocemente suona come uno scioglilingua, dededdondai, ripetizione di lettere e sillabe ridotte allo stato di suono. Jarmusch ci ha da sempre abituati a giochi come questo («I scream, you scream, we all scream for ice cream» cantavano i carcerati di Daunbailò) e soprattutto ha sempre collocato il suo cinema fuori dallo spazio reale per portarlo dentro lo spazio del linguaggio, con le sue immagini calibrate e i suoi mondi ideali che cancellano il tempo e trasformano la realtà in discorso. Anche I morti non muoiono, film di zombie dove gli zombie fanno quello che hanno sempre fatto, cioè vagano inebetiti e divorano i vivi, solo le parole danno il senso all’insensato. La tranquilla Centerville “sta al centro” di un pianeta fuoriuscito dal suo asse a causa del fracking, la fratturazione idraulica; la canzone country che dà il titolo, ascoltata di continuo, ne riassume il discorso; un personaggio sa sempre cosa sta succedendo perché è l’unico ad aver letto la sceneggiatura; il passato è ridotto a memorabilia e gli unici a sopravvivere all’apocalisse sono anch’essi riconducibili a modelli già scritti (l’eremita alla Thoreau, l’aliena, gli adolescenti puri). Le immagini e le parole mettono in bolla il mondo (letteralmente), ma lo racchiudono in una dimensione dove il senso non ha scampo. La vita in morte è ripetizione della vita precedente, gli zombie cercano il wi-fi, entrano in un diner reclamando caffè, invocano Chardonnay, e chi è in vita non può che accettare la fine inevitabile, il copione per l’appunto già letto di un film che appartiene a un genere in cui di norma tutti muoiono tranne i morti, e che a forza di ripetere modelli romeriani si è trasformato anch’esso in una forma non più vivente, ripetuta e ripetitiva. I morti non muoiono è in superficie un film di zombie, ma essendo un film di Jarmusch è soprattutto un film di pensieri. Ricorda L’uomo che non c’era dei Coen, che era fondato sul principio d’indeterminazione di Heisenberg e sulla sparizione del reale di fronte all’occhio di chi guarda. I Coen osservavano oggetti, capelli che si alzavano prima di cadere, linee che giravano, dischi che volavano; Jarmusch fa lo stesso con le parole (ripetute, svuotate, ovvie) e il loro tentativo di ristabilire un equilibrio, una determinazione. Fra scritto e non scritto; fra un finale noto e uno sospeso; tra la monotonia di Bill Murray e il sentimento che gli zombie sanno ancora suscitare; tra la centralità dell’orrore contemporaneo (il fracking selvaggio, il razzismo dei suprematisti bianchi) e la marginalità dei dropout. Lo stupore dei Coen travalica nell’ironia rassegnata di Jarmusch, a cui manca però la dolcezza di Solo gli amanti sopravvivono, sostituita da un’elegia dell’universo hipster che sa tanto di messa in salvo sua e dei suoi amici (Murray, Adam Driver, Tilda Swinton, Tom Waits, Iggy Pop, Chloë Sevigny, Steve Buscemi, Selena Gomez…) da un’America che oggi più che mai potrebbe trasformarsi nella vera terra dei morti.

I 400 colpi

PMB
8
MC
9
SE
5
IF
6
RM
6
EM
8
FM
5
RMO
6
EMO
8
GAN
6
LP
6
GS
5
RS
10
FT
5
media
6.6
I morti non muoiono (2019)
Titolo originale: The Dead Don't Die
Regia: Jim Jarmusch
Genere: Commedia/Horror - Produzione: Usa/Svezia - Durata: 105'
Cast: Bill Murray, Adam Driver, Iggy Pop, Steve Buscemi, Chloë Sevigny, Tilda Swinton, Danny Glover, Selena Gomez, Tom Waits
Distribuzione: Universal Pictures
Sceneggiatura: Jim Jarmusch

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