Il gioco delle coppie di Olivier Assayas - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 01/2019

Il gioco delle coppie


Regia di Olivier Assayas

Un goffo scrittore maudit in attesa di pubblicare (Vincent Macaigne) e la giovane e arcigna spin doctor di un candidato socialista (Nora Hamzawi). Un editore possibilista sul passaggio al digitale (Guillaume Canet) e un’attrice teatrale divenuta famosa con una serie tv (Juliette Binoche). Sono queste le coppie in gioco. Che cominci la ronde, dunque, il vivere e mentire oggi, a Parigi: amore e tradimenti, autentico e inautentico, fiction e non fiction. Olivier Assayas gira una commedia. «Un film di idee», dice. Un film di parole. E di sguardo piano. Scrittura naturalistica, dialoghi fitti, regia di leggiadra nonchalance sul teatro degli attori. Un aggiornamento di Fin août, début septembre. Il che significa che quello di Il gioco delle coppie è un cinema che si sente maturo per ascoltare e guardare vis-à-vis - privo di filtri, dentro la commedia umana - il cambiamento tecnologico, percettivo, emotivo che Assayas insegue da tempo, cercando d’inventare ogni volta una forma sfuggente in grado di fermarlo, una storia scomposta con cui rappresentarlo. Il cambiamento messo in astratto in film come Demonlover, Boarding Gate e Personal Shopper, in quelle storie esemplari e sfatte di imperi immateriali, di tensioni al tempo del digitale, di cinismo global e thrilling social, in quelle parabolette imperfette sulla fatica nel dare peso (sentimentale e merceologico) a cose intangibili (normale, per uno che esordì con un corto intitolato Copyright...) e su quello che possono, se possono - oggi, nel loro impero - le immagini. È figlio della nouvelle vague, Assayas, eppure non è lontano da David Cronenberg. Il medium è il messaggio: come cambia la commedia umana, nell’era digitale? Qui, in quello che potrebbe essere un racconto stagionale di Éric Rohmer, ci sono i punti cruciali dell’oggi, i punti che informano e sformano quello che percepiamo, quello che pensiamo, quello che siamo: la dittatura del percepito sul reale, il cambiamento di morale che porta il digitale, il pensiero critico sostituito dall’algoritmico, il mito dell’accesso democratico alla cultura gratuita, la patina del politicamente corretto, il dominio narcisistico dell’autofiction e dei suoi limiti etici, l’abitudine alla legge del mercato (la figura dell’addetta al passaggio al numérique come naturale tagliatrice di teste...), lo stato dei sentimenti nell’era accelerata e frammentata del «controllo della propria immagine» (che è una delle maggiori questioni che si pone il cinema d’oggi, da L’amore bugiardo - Gone Girl a The Square). Assayas decide di raccontare tutto questo direttamente, come in una versione di Quello che non so di lei al netto dell’astratto, degli spettri. Di ascoltarlo nelle parole dei protagonisti, tutti appartenenti all’industria culturale, tutti interessati quotidianamente alle questioni citate, tutti costretti a ripensarle e a ripensarsi, borghesi e intellettuali, avanguardia malgré tout. Tra bolle speculative dell’ebook e polemiche via blog sui diritti d’immagine, cosa resta della cultura? Cosa è letteratura, ora che si scrive tanto e si legge niente? Come resiste, l’amore? E quale morale ci serve? Il cinema mette in scena, guarda e ascolta. Sa che l’uomo è cambiato. E con lui le domande. Detto così è semplice. Non lo è. Per capire il presente, passare da qui.

I 400 colpi

AA
8
PA
8
PMB
7
MC
6
AC
7
SE
9
IF
8
RM
8
MM
8
EM
8
RMO
8
EMO
6
GAN
7
LP
8
ES
9
GS
8
RS
7
FT
7
media
7.6
Il gioco delle coppie (2019)
Titolo originale: Doubles vies
Regia: Olivier Assayas
Genere: Commedia - Produzione: Francia - Durata: 108'
Cast: Juliette Binoche, Guillaume Canet, Olivia Ross, Vincent Macaigne, Nora Hamzawi, Pascal Greggory, Christa Theret, Laurent Poitrenaux, Sigrid Bouaziz, Lionel Dray, Nicolas Bouchaud
Distribuzione: I Wonder Pictures
Sceneggiatura: Olivier Assayas

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