Il giovane Karl Marx di Raoul Peck - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 14/2018

Il giovane Karl Marx


Regia di Raoul Peck

Uno spettro si aggira nei cinema… Il cineasta haitiano Raoul Peck conferma, dopo Lumumba, la sostanza politica dei suoi copioni biografici, mai agiografici né retorici. Spiazzano le immagini di questo Marx col cilindro, centrato perfettamente da August Diehl, già nazista in Bastardi senza gloria, che “danza” nella storia e contro la proprietà privata come fosse Clifton Webb/Elia Belvedere nell’era Truman. L’anti-filosofo di Treviri ci conquista col sorriso disarmante ed egemonico: è un “genio” col sigaro, senza soldi, inseguito dagli sbirri come Charlot, che non regge l’alcol, batte Bakunin a scacchi, maltratta i “comunisti primitivi”, adora le figlie e fa l’amore appassionatamente con la moglie aristocratica e femminista Jenny von Westphalen, ovvero Vicky Krieps, stessi occhi da avvelenatrice innamorata di Il filo nascosto, e quando sentenzia: «Karl, sei ingiusto!», tremiamo. Invece Karl sta pensando solo a come rottamare la Lega dei giusti... Il ritmo è incalzante. Marx frequenta Courbet, elogia Prud’hon (quando lo merita), va in pellegrinaggio a Knokke-Le Zoute, che sarà capitale del cinema sperimentale, bacia perfino Engels sulla bocca, sia perché le sue inchieste operaie di Manchester e Leeds sono «colossali» sia perché siamo in piena buddy comedy. Il film racconta gli anni cruciali (1843-1848) che capovolsero l’Europa. E che questo figlio di un ebreo convertito comprese meglio di altri, trasformandosi da filosofo della sinistra hegeliana e giornalista democraticoradicale in nemico pubblico n. 1 del capitalismo e del socialismo utopista, in critico materialista dell’economia politica, della morale, della religione borghese, in tribuno del proletariato, potente nella teoria e seducente nella pratica. Perseguitato dalla polizia, censurato dagli assolutismi, spiato dai vicini di casa, Marx, ventiseienne, organizza l’antagonismo proletario e artigiano a Colonia, Parigi, Bruxelles e Londra. Scrive libri, saggi, articoli e con l’amico Engels, figlio indocile di un industriale, smantella le ipocrisie della sinistra e dell’estrema sinistra parolaia e riformista (mentre il montatore pensa a Transformers). Possono godere i cinefanatici dell’impegno e dell’horror che non abbassano gli occhi di fronte a rapporti sociali di produzione degni di Carpenter, Hooper, Craven e Henenlotter. Già, troviamo anticipati profeticamente (senza far spoiler) gore e splatter dei decenni a venire (anche sui bellissimi titoli di coda). L’autore di Il capitale terrorizza ancora l’Occidente, tanto che finora nessuno è riuscito a raccontarne vita e opere sullo schermo. Fu proibito a Ejzenstejn da Stalin e a Rossellini dalla Rai. Di Marx, a 200 anni dalla nascita e 135 anni dalla morte, ricordiamo al cinema solo il busto sulla tomba in Morgan matto da legare e il titolo di un film sessantottino raro, Praise Marx and Pass the Ammunition. Sarà che il vero maestro di Marx era nero e veniva da Haiti come Peck: Toussaint Louverture che nel 1804, con gli schiavi in rivolta, completò la rivoluzione francese… In terra di voodoo, di spettri se ne intendono.

I 400 colpi

MC
8
FDM
8
SE
6
IF
7
RM
7
MM
7
RMO
6
LP
7
GS
7
RS
10
media
7.3
Il giovane Karl Marx (2017)
Titolo originale: Le jeune Karl Marx
Regia: Raoul Peck
Genere: Biografico - Produzione: Francia/Belgio/Germania - Durata: 118'
Cast: August Diehl, Stefan Konarske, Vicky Krieps, Olivier Gourmet, Hannah Steele, Alexander Scheer, Hans-Uwe Bauer, Michael Brandner, Ivan Franek, Peter Benedict
Distribuzione: Wanted
Sceneggiatura: Raoul Peck, Pascal Bonitzer

Pallini di FilmTv

Humour
Ritmo
Impegno
Tensione
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