Il lago delle oche selvatiche di Diao Yinan - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 06/2020

Il lago delle oche selvatiche


Regia di Diao Yinan

La fredda inquadratura della notte nell’immenso sobborgo cinese. Macerie, detriti, mura scorticate dal tempo, trattorie polverose, pavimenti lividi, zoom nella scodella di spaghetti dove galleggia qualcosa... Diao Yinan arriva in soccorso del paesaggio ripugnante e lo incornicia di luci fosforescenti, disegna con precisione ogni angolo dell’inquadratura che si apre a spazi sorprendenti, ogni frammento di immagine sublima il materiale di scarto, miseria e violenza. Un esercizio pittorico, quadri di un Edward Hopper della Sesta generazione di Xi’an, dov’è nato il cinquantenne Diao, stessa origine di Zhang Yimou, compagno di studi di Chen Kaige. Il film, dal titolo italiano e internazionale più adatto a un documentario sui pennuti che a un noir (in originale, Incontro alla stazione sud), era in concorso a Cannes 2019, molto atteso nel ricordo dell’Orso d’oro 2014 Fuochi d’artificio in pieno giorno, ed è il quarto lungo del regista, attore e sceneggiatore. Suo anche il soggetto di questo cupo film di genere e d’autore, che include la vista sulla Cina ai margini; niente grattacieli sfavillanti per le strade di Pechino, ma un ghetto di ladri di motociclette, una gang di ragazzi addestrati al furto, un po’ come i borseggiatori di Oliver Twist istruiti dal vecchio Fagin. Paragonato al cineasta “neorealista” Jia Zhangke, coetaneo, poeta di un Paese che sacrifica il passato e la storia per edificare la modernità, Diao non sembra amare la periferia e i suoi abitanti crudeli e traditori, pronti a vendersi uno con l’altro alla polizia. Il sofisticato ritratto cinese si apre al fantastico e all’allegorico, tigri e sguardi selvaggi - forme della ferocia umana - si intromettono nei fotogrammi all’inseguimento di Zhou Zenong (interpretato dall’attore e cantante, star della tv, Hu Ge), bello e dannato, antieroe romantico, deciso a farsi consegnare alle autorità per donare la taglia a moglie e figlioletto, abbandonati cinque anni prima. È stato ucciso un poliziotto durante una rissa tra bande e Zenong è preso di mira, inseguito dal gruppo rivale e dagli agenti. Il tempo si dilata nelle ombre proiettate sui muri come sagome viventi. Un balletto di scarpe dalle suole luminescenti inebria la scena notturna. La moglie sotto sorveglianza invita a un mercatino delle pulci labirintico. E poi c’è lei, Liu, la prostituta, la “bagnante” del lago (senza oche), che ama non riamata il fuggitivo, non certo una copia di Humphrey Bogart né di Robert Mitchum. Zenong è un perdente, un cane da bastonare, accoltellare, eliminare... forse perché, individualista, si è sottratto alla comunità civile e incivile. È solo nell’oscurità, pentito, martire. L’unico suo desiderio è risarcire la famiglia perduta. Ma, ribaltamento del noir anni 40, citato in una scena di specchi e pistole da La signora di Shangai, la “femme fatale” non perderà vita e bottino. Nel suo manierismo di alta scuola, Diao Yinan fa uscire la Cina dal buio della perdizione con un radioso pianosequenza, en plein air, finalmente la luce inonda i volti delle innocenti vendicatrici. Ed è una luce più infernale e lugubre di quella dei bassifondi, il lampo di un sorriso complice tra le due donne che gela il sangue.

I 400 colpi

PMB
8
MC
7
SE
6
IF
7
AF
9
MG
8
RM
6
RMO
8
EMO
8
GAN
8
LP
7
ES
7
GS
6
FT
6
media
7.2
Il lago delle oche selvatiche (2019)
Titolo originale: Nan Fang Che Zhan De Ju Hui
Regia: Diao Yinan
Genere: Noir - Produzione: Cina/Francia - Durata: 113'
Cast: Hu Ge, Gwei Lun-mei, Liao Fan, Wan Qian, Qi Dao, Huang Jue
Distribuzione: Movies Inspired
Sceneggiatura: Diao Yinan

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