Il potere del cane di Jane Campion - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 46/2021

Il potere del cane


Regia di Jane Campion

In Il potere del cane, romanzo di Thomas Savage del 1967 pubblicato per la prima volta in Italia nel 2017, ci sono un mondo selvaggio in via di civilizzazione (il Montana del 1924), una famiglia di ricchi allevatori legata alle proprie terre, una donna che in quel mondo vi arriva da estranea, come sposa novella con un figlio al seguito, e due uomini che in forme diverse attraggono la donna. A un certo punto c’è anche un pianoforte, e, sì, Il potere del cane potrebbe essere un aggiornamento del film più famoso di Jane Campion, Lezioni di piano. Se non è così - se, cioè, quest’ultimo lavoro risulta più controllato, meno formalista e appassionante del predecessore - è perché, al di là della produzione Netflix, l’origine letteraria fa costantemente da guida al lavoro d’adattamento e di messa in scena della regista. La scrittura chiara ed equilibrata di Savage, autore a lungo dimenticato prima della riscoperta a inizio anni Zero, è replicata da una regia altrettanto precisa, mai sbavata, quasi soffocata nella sua immediatezza, laddove la tensione letteraria si ritrova nel crescendo drammatico del racconto, nell’energia che definisce, modifica e spezza le relazioni raccontate. Il potere del cane è la storia dei fratelli Burbank, legati dall’affetto e divisi dal carattere: uno, Phil, è magro, intelligente e prepotente; l’altro, George, impacciato, silenzioso, serafico. Insieme gestiscono la proprietà lasciata loro in eredità dai genitori, uno da vero cowboy che sposta mandrie e intreccia corde di cuoio, l’altro da neocapitalista delle vecchie praterie del West. Il matrimonio di George con la vedova Rose sconvolge l’equilibrio di un rapporto ambiguo e di conseguenza l’andamento del film stesso, che giunto più o meno a metà assume il punto di vista della giovane donna sola e infelice, affezionata a George ma spaventata e attratta dalle intimidazioni di Phil. Con lei c’è anche il figlio ventenne Peter, studente solitario ed effemminato, che con una scelta di sceneggiatura in grado d’interpretare la narrazione onnisciente di Savage nell’ultima parte diventa il fulcro del racconto, sia come oggetto delle attenzioni di Phil, omosessuale che nel mondo maschile del ranch ha represso la sua inclinazione, sia come forza risolutrice del conflitto tra la madre e lo zio acquisito. L’ombra a forma di cane che solo Peter e Phil riescono a scorgere lungo i pendii della proprietà dei Burbank diventa l’immagine incerta ma presente di un potere di natura biblica (l’espressione del titolo viene dal Libro delle preghiere comuni) che si esprime con una lingua razionale, non a tutti intellegibile, eppure inappellabile. Nel paesaggio privo di epica delle montagne neozelandesi dove il film è stato girato, Campion sottrae il western alla sua tradizione iconografica, ma più che un anti western gira una storia di fratelli incapaci di crescere e di figli protettivi o vendicativi; di desideri infantili mai superati - spietati come solo i giochi dei bambini sanno essere - che risolvono nella maniera più crudele l’eterno scontro tra istinto e socialità.

I 400 colpi

PMB
6
MC
10
AC
8
ADG
5
FDM
7
SE
6
IF
7
RMO
7
LP
5
GS
6
RS
10
media
7.0
Il potere del cane (2021)
Titolo originale: The Power of the Dog
Regia: Jane Campion
Genere: Drammatico/Western - Produzione: Gb/Usa/Canada/Australia/Nuova Zelanda - Durata: 126'
Cast: Benedict Cumberbatch, Kirsten Dunst, Kodi Smit-McPhee, Jesse Plemons, Thomasin McKenzie, Frances Conroy
Distribuzione: Netflix
Sceneggiatura: Jane Campion, Thomas Savage

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