Il traditore di Marco Bellocchio - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 22/2019

Il traditore


Regia di Marco Bellocchio

Quando Tommaso Buscetta è morto, nel 2000, era già parte dell’immaginario collettivo: l’atterraggio con le manette nascoste dalla coperta, l’aula bunker, le accuse ad Andreotti, la chirurgia plastica... Il volto e le parole del superpentito che dichiarò guerra a Cosa nostra hanno segnato un’epoca, e a distanza di anni la sua figura è tornata ad abitare gli schermi: tra gli accusatori di Andreotti in Il Divo di Sorrentino; come comprimario della serie La mafia uccide solo d’estate, dove emana ordini dalla sua cella dorata; come “reincarnazione” con cui Michele Santoro ha dialogato nel 2018 per M, programma dedicato al caso Moro. Ora don Masino, nel film che è uscito in sala (ed è stato presentato a Cannes) nel giorno del ventisettesimo anniversario della strage di Capaci, diventa una delle icone “deformate” della recente storia italiana secondo Marco Bellocchio; come il Moro di Buongiorno, notte, come l’Eluana Englaro di Bella addormentata, anche Buscetta è per il regista un provocatore ottico, che nello spettatore innesca ricordi automatici, concrezioni politiche, posizionamenti nell’arco parlamentare. Come Moro ed Englaro, narrati con libertà e tradimento, anche Buscetta è una versione di Buscetta, quella della mimesi imperfetta di Pierfrancesco Favino: una controfigura, un fantoccio, un mangianastri delle dichiarazioni del pentito. Nel suo biopic che confina lucidamente con la fiction da prima serata, che gioca con stilemi sorrentiniani (il conteggio in sovrimpressione dei delitti confessati), Bellocchio ci chiede di andare oltre la superficie risaputa di quelle immagini, di quell’aula bunker, delle parole straziate della vedova di Vito Schifani, agente della scorta di Falcone, usate come loop per castigare i mafiosi. Ci chiede cosa siamo noi, in rapporto a quelle immagini. E allora il film che maggiormente dialoga con Il traditore è Vincere, dove Bellocchio metteva in scena un invaghimento fatale, più che mai attuale: quello dell’Italia per il fascismo. Ida Dalser era il corpo e il sentimento dell’Italia, innamorata del duce e della sua potenza virile sino a perdere la razionalità e smarrire la propria identità, incancrenendosi nell’amore per chi “ha fatto anche cose buone” (un figlio illegittimo, nel suo caso). Dieci anni dopo, Buscetta è nuovamente controfigura della nazione intera, un “corpo Italia” e il suo è un altro legame malato, un debole che il paese si trascina appresso come un cancro: quello per la mafia. Non (solo) come entità criminale, ma come forma mentis, come abitudine alla disonestà, all’omertà, alle scorciatoie, allo snaturamento del concetto di onore. E allora le scene del maxiprocesso al cuore del film, quell’aula dove Buscetta è condotto a ripartire da sé, dalla sua precoce affiliazione, sono una lunga seduta di psicanalisi, col pentito sul proscenio a tentare di espellere la mafia dal suo modo di pensare, e le gabbie sullo sfondo dove si agitano, come un subconscio iroso, i criminali che reclamano il silenzio e l’onore. E la chiave del film è tutta in quel prefinale dove il pentito, incalzato dal magistrato, rivela che da quella mentalità non si è mai realmente liberato; e con lui l’Italia.

I 400 colpi

AA
8
PA
8
PMB
7
MC
8
SE
9
IF
7
AF
6
MG
7
RM
7
MM
7
EM
8
FM
6
RMO
8
EMO
7
GAN
9
LP
7
GS
7
RS
7
FT
8
media
7.4
Il traditore (2019)
Titolo originale: -
Regia: Marco Bellocchio
Genere: Biografico - Produzione: Italia/Francia/Germania/Brasile - Durata: 148'
Cast: Pierfrancesco Favino, Luigi Lo Cascio, Maria Fernanda Cândido, Alessio Praticò, Gabriele Arena, Nino Porzio, Fabrizio Ferracane, Massimiliano Ubaldi
Distribuzione: 01 Distribution
Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Valia Santella, Ludovica Rampoldi, Francesco Piccolo

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