L'inganno di Sofia Coppola - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 38/2017

L'inganno


Regia di Sofia Coppola

«La natura è impenetrabile, capricciosa e crudele; l’organizzazione sociale, perfino quando si presume un modello di razionalità, si comporta allo stesso modo». Lo scriveva Tullio Kezich a proposito di un capolavoro australiano del 1975 firmato da Peter Weir. Kezich era un “semplice critico”, non un teorico; un semplice “recensore”, non un semiologo. Talvolta prendeva delle sonore cantonate (chi ne è immune?), ma spesso era lucido e incisivo. Ecco, giusto per schivare ogni tentazione autorialistica su Sofia Coppola, e anche per evitare i contraddittori soporiferi fra le due versioni del romanzo di Thomas Cullinan, possiamo immaginare che L’inganno non sia veramente un remake di La notte brava del soldato Jonathan (1971) di Don Siegel bensì una riformulazione di Picnic a Hanging Rock? È un azzardo così inconcepibile? Pensiamoci un attimo. La roccia nella quale - attorno alla quale, vicino, dentro - si perdevano le fanciulle in fiore di quel film è in L’inganno un soldato dell’Unione che trova rifugio e un destino spietato in una scuola per sole donne in Virginia, mentre fuori dal cancello c’è la Guerra civile. Là una roccia misteriosa, qui un uomo similmente misterioso, ignoto, indecifrabile, dissonante, specialmente per un microcosmo di femmine la cui “razionale organizzazione sociale” è una realtà esclusiva costruita da se stesse e per se stesse. I fatti del mondo appartengono a un’altra dimensione. Chiaro che la prossimità con una “natura” segreta e arcana produca un mancamento della coscienza, una dissolvenza in nero dell’io. La vicinanza col maschio è una forma inesplorata e dunque spaventosa, che fa venir meno l’istituzione, la regola, la previsione. Allora sì che si tratta di un film fantastico: perché al di là del gender, e oltre qualunque rivendicazione sessuale, fra queste mura e dietro queste porte avviene qualcosa di inspiegabile che non può che condurre alla tragedia. «Il fantastico produce immancabilmente perdita d’orientamento. […] Lo sguardo inevitabilmente si smarrisce. Sconta l’impossibilità di una topografia. Di una mappa» diceva Gianni Canova in merito alla “nuova onda” del cinema australiano, di cui Weir era uno dei più celebri esponenti: infatti miss Martha (Nicole Kidman) e le sue ragazze patiscono una difformità, mentre la loro società crolla. «Di fronte a questi mondi privi di codice lo sguardo erra, si perde, si scopre analfabeta», continuava Canova. Appunto. Più di un rifacimento, dunque, L’inganno mi pare una riuscitissima rielaborazione del collasso di ieri, oggi e domani davanti all’insolito, al disarmonico. Un cedimento, però, che non ne scolla l’identità, non la sottomette, e ciò è mostruoso: le dame di L’inganno rimangono streghe cattive fino in fondo. Ecco perché si tratta di un vero horror (lo erano anche La notte brava del soldato Jonathan e Picnic a Hanging Rock, senza dubbio), dove la persona si scopre debole di fronte alla discordanza, e pertanto fatalmente esposta alla nascita e alla maturazione della violenza.

I 400 colpi

AA
4
PMB
8
MC
10
AC
8
SE
10
IF
7
AF
7
MG
4
RM
6
MM
7
EM
7
FM
4
RMO
6
GAN
6
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GS
7
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8
FT
5
L'inganno (2017)
Titolo originale: The Beguiled
Regia: Sofia Coppola
Genere: Drammatico - Produzione: USA - Durata: 94'
Cast: Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning, Oona Laurence, Angourie Rice, Addison Riecke, Wayne Pére, Emma Howard, Eric Ian

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