L'ora più buia di Joe Wright - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 03/2018

L'ora più buia


Regia di Joe Wright

Fin dalla prima, turbinosa inquadratura, dopo la breve introduzione di repertorio, sappiamo che siamo in un film di Joe Wright: l’aula del parlamento britannico, dove va in scena la scelta del leader che guiderà una Gran Bretagna messa in ginocchio dalla guerra, è un palcoscenico teatrale, un carillon survoltato come quello entro cui era rinchiusa la sua Anna Karenina. Il regista inglese si è già cimentato con l’eco di quelle bombe, sotto le quali soccombevano i personaggi di Espiazione, dalle quali volava via il piccolo Peter di Pan - Viaggio sull’isola che non c’è; ma da sempre, ciò che a Wright interessa non è la Storia, ma una storia, l’incanto sempiterno dell’artificio. La parzialità e la menzogna dell’arte affabulatoria; come la favola nera di Hanna, come le bugie creative di Briony in Espiazione, anche questo Winston Churchill è un’invenzione, una fiaba. La favola di un primo ministro che, durante la guerra e in piena emergenza, scappa dall’autista e prende la metropolitana per parlare col suo popolo, e per percorrere una sola fermata impiega sei minuti: implausibile? Certo, perché il cinema di Wright non ha alcun interesse per la verità, per la concretezza dei fatti. Ciò che a Wright interessa, e che ben conosce, è il peso specifico delle immagini: il massiccio profilo con sigaro di Churchill (non basterebbero tutte queste righe per elogiare la prova di Gary Oldman, capace di farci dimenticare che c’è lui dentro le protesi del protagonista; di farci dimenticare perfino che quelle protesi esistono) è icona, è mito, è innesco del racconto (e vale come la scena primaria che appiccava l’intreccio di Espiazione, le membra di Keira Knightley e James McAvoy congelate in un amplesso aracnide davanti agli occhi della piccola Saoirse Ronan). Per questo L’ora più buia è un fanta-biopic, l’unico antidoto alla piatta performance di “realismo aumentato” di Dunkirk. Wright sceglie la stessa cornice storica del concittadino e coetaneo Nolan: un solo mese, il maggio 1940, quello in cui Churchill fu eletto primo ministro e con l’operazione Dynamo portò in salvo i 126 mila uomini bloccati sulla spiaggia di Dunkerque. La stessa spiaggia che il regista aveva già indelebilmente fotografato in un pianosequenza di Espiazione rimasto negli annali, e che qui è solo evocata dal discorso di Churchill, «We shall fight on the beaches». L’ora più buia, di quel discorso, è la messa in cinema, la trasposizione, firmata da uno sfrontato enfant prodige degli adattamenti (Austen, McEwan, Tolstoj, tra audacia kitsch e calligrafia sublime). Perché di parole, anche qui, si tratta; motti e aforismi, dialoghi puntuti, una partitura di battute tambureggianti, risposte trancianti, missive battute a macchina (cifra ricorrente di Wright, che costella i suoi film di tasti furiosamente premuti e dei segni fisici, sensuali perfino, delle lettere stampigliate su carta). L’ultima frase del film è la celebre chiosa a quel discorso (storicamente pronunciata da Edward R. Murrow e qui, per immancabile e coerente licenza poetica, attribuita al visconte Halifax): «Ha mobilitato la lingua inglese e l’ha mandata in guerra». Wright prende in prestito per sé quella frase, si fregia delle mostrine mentre mobilita le immagini, le schiera sullo schermo, ne fa carne da macello e polpa da mélo.

I 400 colpi

AA
7
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8
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6
AC
7
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7
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4
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8
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6
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5
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8
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6
media
6.8
L'ora più buia (2017)
Titolo originale: Darkest Hour
Regia: Joe Wright
Genere: Biografico, Storico - Produzione: Gb - Durata: 125'
Cast: T Gary Oldman, Kristin Scott Thomas, Ben Mendelsohn, Lily James, Ronald Pickup, Stephen Dillane, Samuel West, Jordan Waller, Hannah Steele, Hilton McRae
Distribuzione: Universal Pictures
Sceneggiatura: Anthony McCarte

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