La donna dello scrittore di Christian Petzold - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 43/2018

La donna dello scrittore


Regia di Christian Petzold

I tedeschi sono alle porte di Parigi. Tra una retata degli occupanti e l’altra Georg, rifugiato tedesco in Francia, entra in possesso dei documenti di uno scrittore suicida, Weidel, come lui Resistente. Tra i documenti le lettere della moglie, un manoscritto e una promessa di visto dell’ambasciata messicana. Per il volere degli eventi, prima che per il suo, Georg finisce per assumere l’identità dello scrittore. Giunge a Marsiglia: ci si può fermare solo dimostrando di voler ripartire, è un luogo di transito, in cui non può che incontrare persone inquiete, instabili, inappagate. Fuori dalla legge. E prive di patria: la giovanissima vedova di un compagno di fuga; il figlio di questa, per cui, per un attimo, è lo spettro di un possibile padre; un medico che come lui progetta di oltrepassare l’Oceano. E, soprattutto, la moglie di Weidel, in ostinata e ottusa ricerca del marito abbandonato tra le strade di Marsiglia. Sono le scelte di Georg, esattamente come fosse lui l’autore di tutta questa storia, a scrivere il destino di chi gli sta intorno. Dopo il melodramma storico Il segreto del suo volto, ultimo film scritto da Harun Farocki, in cui il senso di Petzold per il racconto popolare, per il genere, trovava il suo limpido apice, il regista tedesco torna alla Seconda guerra mondiale con Transito di Anna Seghers. Ma qui non ricostruisce la scenografia della Storia, non fa teatro della Francia del periodo. Lascia la Marsiglia del presente, il territorio instabile in cui si muovevano i protagonisti di un precedente film Berlin School, Marseille di Angela Schanelec. Lascia che una storia di ieri, dunque, s’abbandoni alla Francia di oggi. Con le eco dovute, le rime taciute, i fantasmi insistenti: «Il campo profughi di Calais era appena stato smantellato quando abbiamo cominciato le riprese. Le persone ci chiedevano di andar a riprendere tutto, i migranti africani, i barconi, i corpi nel mare di Lampedusa. Ma non puoi farlo. Non puoi filmare i migranti africani. Non ho il diritto di farlo». Emigrare è l’inferno del perdere e cercare, di continuo. Transit è un film su uno stato esistenziale e sentimentale. Nulla è fermo, qui dentro, non c’è patria, non c’è pace, eppure la Storia è indifferente, un ritornello inesausto e inesauribile: il passato è anche il presente, il protagonista è un sostituto, la trama è tutto un prendere il posto di, una ronde di identità perdute e spostate, un continuo inseguimento di fantasmi. Ma lei, la Storia, si ripete ineluttabile. Non gliene importa niente. Il melodramma è naturale, qui, perché è il genere della separazione, del desiderio frustrato, dell’essere in transito sempre. Petzold lo esalta stringendo il campo: fa accadere tutto il possibile intorno a un gruppo ristretto di personaggi (Georg, giunto a Marsiglia, è subito scambiato dalla moglie dello scrittore per il marito; il medico che cura il figlio della vedova è l’amante della donna...), fa vivere ognuno due volte, tenta ogni regime combinatorio di possibile speranza, come se la Storia fosse piccola, forse raccontata dal manoscritto di Weidel, forse raccolta al bancone di un bar. Come se fosse a misura di uomini. È anche questo, questo magnifico film: lo scacco di ogni piccolo racconto d’amore, di ogni possibile storia di transito, nell’incedere ciclico e ottuso della Storia dell’uomo. 

I 400 colpi

AA
8
PMB
8
FDM
8
SE
8
IF
9
MG
6
RM
8
MM
9
EM
6
FM
2
RMO
7
LP
8
ES
9
GS
9
FT
7
media
7.5
La donna dello scrittore (2018)
Titolo originale: Transit
Regia: Christian Petzold
Genere: Drammatico - Produzione: Germania/Francia - Durata: 101'
Cast: Franz Rogowski, Paula Beer, Godehard Giese, Lilien Batman, Maryam Zaree, Barbara Auer, Matthias Brandt, Sebastian Hülk, Emilie de Preissac, Antoine Oppenheim
Distribuzione: Academy Two
Sceneggiatura: Christian Petzold

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