La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 37/2019

La mafia non è più quella di una volta


Regia di Franco Maresco

Con la dolcezza di Julie Andrews e lo scetticismo perverso di Almodóvar, Maresco, come l’antropologo Ernesto De Martino, decifra i riti oscuri d’Italia. Il nuovo film nasce dalla sentenza di condanna per la trattativa stato-mafia di alti funzionari, come il generale Mario Mori (12 anni di carcere) e il silenzio inaspettato del capo dello stato dopo la sentenza (di primo grado). Ma si parte dalle commemorazioni pubbliche, 2017 e 2018, delle stragi di Capaci e via D’Amelio. La “parte bassa” delle periferie di Palermo, “statalista” come i ROS e Dell’Utri, dice: non ci sarò, ho di meglio da fare. Intanto si decapita la statua di Falcone. E allo ZEN, Ciccio Mira, organizzatore di feste di piazza, animatore della tv locale TBS, star di Belluscone, raduna cantanti melodici per dedicare «a Giovanni e Paolo» un parodistico show neomelodico. Produttore dell’evento, che ha il clou nell’esibizione di Cristian Miscel – virtuoso della stonatura - è Matteo Mannino, terrorizzato che dal palco si sussurri un «no alla mafia!». Falcone e Borsellino regalarono infatti alla città solo «luce pubblica, giardini, asili»... Maresco dedica all’evento l’80% del film, un incubo per lo spettatore. Cita Kubrick. Arancia meccanica, parte finale? Per sopportare i tuca tuca, Salvatore “Tony” Gambino e la Nuova Dissonanza, chiede però aiuto a Mingus, Monk e Gershwin. Non gli si può applicare il 613 bis previsto, solo dal 2017, per il reato di tortura. L’Italia perbene è invece in piazza. Cortei, “l’albero del ricordo”, le catene umane di studenti indignati, i sindaci col tricolore, il “no alla mafia” dei boyscout, la “festa”, Mattarella e lo speaker che dice: «A 25 anni dalla scomparsa di Falcone e Borsellino». Non l’assassinio, la “scomparsa”. Concetto che indigna chi, al fianco di Maresco, ma indocile, accompagna il cineasta nell’odissea. È la fotografa Letizia Battaglia che dagli anni di “L’Ora” di Palermo ha documentato, con potenza di fuoco e coraggio, la guerra ai Corleonesi. L’artista, al fianco di Orlando nel tentato rinascimento cittadino, ha strappato a 84 anni, dopo cinque anni di lotte, l’apertura del suo Centro internazionale di fotografia, punto di riferimento delle arti di ricerca. Ma è furibonda: «Manca solo l’odore della porchetta al corteo», visita la statua a don Puglisi «ma la testa sembra di Berlusconi», va col collega Franco Zecchin alla caverna della morte di Sant’Erasmo ma una trans li caccia perché «devo pure lavorare!». Maresco utilizza la sua abituale tecnica rosselliniana di indagine. L’interrogatorio duro degli intervistati. Rossellini diceva che il “cinema verità” mente perché le “cose viste” non esprimono nulla. Bisogna farle parlare, con ogni mezzo necessario (e Maresco usa il repertorio e il disegno animato da dio) a costo di litigare col mondo. Maresco è così spudorato nel metodo, ma anche francescanamente rispettoso, da essersi inimicato l’intero sistema cinema. C’è chi lo definì “traditore del Meridione” e chi chiese di rifiutargli il pubblico denaro. Perché fa immagini inquietanti, “insostenibili”. Scandalizza che Ciccio Mira sia illuminato come Henry Fonda da Joseph MacDonald. Ma è solo Letizia Battaglia a brillare di luce propria.

I 400 colpi

PA
8
MC
7
SE
5
IF
7
RM
6
MM
9
FM
7
EMO
8
GAN
9
GS
7
RS
9
media
7.5
La mafia non è più quella di una volta (2019)
Titolo originale: -
Regia: Franco Maresco
Genere: Documentario - Produzione: Italia - Durata: 105'
Distribuzione: Istituto Luce/Cinecittà
Sceneggiatura: Franco Maresco, Claudia Uzzo
Musiche: Salvatore Bonafede
Fotografia: Tommaso Lusena de Sarmiento

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