La ragazza d'autunno di Kantemir Balagov - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 01/2020

La ragazza d'autunno


Regia di Kantemir Balagov

La cifra che caratterizza La ragazza d’autunno, secondo lungometraggio di Kantemir Balagov dopo l’esordio trionfante di Tesnota, è senza dubbio l’ossimoro, figura «con la quale», come spiega bene Franco Fortini, «si affermano d’uno stesso soggetto, due contrari». Ora, assecondando la logica della correlazione fondata sull’accostamento dialettico di termini contraddittori, spesso stridenti, potremmo definire quella che lega le vite delle due amiche Iya e Masha nello sbando dell’immediato dopoguerra (in una Leningrado postuma alla follia dell’assedio e condannata a ripartire da zero), come una storia gravida di morte. Sebbene, infatti, si parli di rinascita e si continui a promettere la guarigione, una vita pacifica oltre i cancelli dell’ospedale, chi si ha di fronte è soltanto un esercito di reduci ormai spacciati, un paesaggio umano che ha l’aspetto di un day after, di un’apocalisse già compiuta. Corpi - soprattutto quelli degli uomini - rovinosi, mutilati, isteriliti, trapassati dal chiodo del dolore, istoriati di cicatrici mai rimarginate, più prossimi alla scomparsa che rivolti al “sol dell’avvenire”. Questa giustapposizione degli opposti, che così si implicano e intensificano reciprocamente, è rintracciabile a più livelli: innanzitutto visivo, e non soltanto perché le due protagoniste, a colpo d’occhio, appaiono l’una il contrario dell’altra (tanto Iya, la “spilungona” - come recita il titolo internazionale Beanpole, mentre quello originale, Dylda, indica il gambo del granoturco -, è timida, bionda e altissima, quanto Masha è disinibita, piccola, castana) ma per il fatto che l’intero film è costruito su una tensione cromatica giocata sulla complementarietà, sullo scontro tra rosso e verde. La stessa contrapposizione scelta da Alfred Hitchcock per La donna che visse due volte - e sia Iya sia Masha potrebbero essere considerate in questi termini, dato che su ognuna grava l’ingombrante e incombente presenza del passato: entrambe devono reggere il peso di colpe commesse o subite, dalle quali provano a sbarazzarsi reiventando le proprie vite. Del resto, nelle mani di un grande autore (e Balagov dimostra di esserlo, realizzando un’opera che si presenta come un vero e proprio terreno di scontro dove si combatte la battaglia dei rapporti fra immagine e significato) il colore non è decorazione, è struttura, proiezione estensiva del dramma e, infatti, anche sul piano della scrittura ritroviamo la questione della duplicità: ogni dinamica di coppia risulta duale, ambigua, contraddittoria. Quasi un gioco di reciproca sopraffazione in cui il dominato assume spesso le sembianze del dominatore, e questo mostra invece tutte le sue ciniche e opportunistiche debolezze. La tensione ossimorica che scuote per intero il film è comunque originariamente inscritta a monte del progetto, che, come dichiarato dal regista, nasce attorno a una domanda: «Cosa succede a una persona che la natura ha previsto per creare la vita, dopo essere sopravvissuta alle prove della guerra?».

I 400 colpi

AA
8
PMB
8
MC
6
SE
9
IF
8
MG
5
RM
9
MM
8
EM
9
FM
8
RMO
6
LP
7
GS
8
RS
6
FT
7
media
7.5
La ragazza d'autunno (2019)
Titolo originale: Dylda
Regia: Kantemir Balagov
Genere: Drammatico - Produzione: Russia - Durata: 130'
Cast: Viktoria Miroshnichenko, Vasilisa Perelygina, Andrey Bykov, Igor Shirokov, Konstantin Balakirev, Kseniya Kutepova, Alyona Kuchkova, Timofey Glazkov, Veniamin Kac, Olga Dragunova
Distribuzione: Movies Inspired
Sceneggiatura: Kantemir Balagov, Aleksandr Terekhov

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