La stanza delle meraviglie di Todd Haynes - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 24/2018

La stanza delle meraviglie


Regia di Todd Haynes

Il cinema come “magazzino delle curiosità”, labirinto di scale, ballatoi, immagini accatastate, frammenti di pellicole perdute - come quelle di Méliès, scoperto dal piccolo Hugo Cabret -, torna nel film di Todd Haynes, uscito dal graphic novel di Brian Selznick. Wonderstruck (il titolo originale) è il nome di un padiglione segreto del Museo di storia naturale di Manhattan, affollato di oggetti e miniature, di scarabei e conchiglie, stampe e scheletri, vetrine di rarità. Proveniente forse dalla collezione di Guillermo del Toro, ecco una zanzara gigante. Questo è il mondo magico di Ben e Rose. Nel 1977, Ben (Oakes Fegley) fugge dal Minnesota, paese rimpianto dalla bimba di Inside Out, mentre il dodicenne, libero, va a caccia di avventure e di un’ombra in bianco e nero, muta, come la piccola Rose (Millicent Simmonds) che abita nel New Jersey e in un altro tempo, il 1927. Mappe dell’immaginario, coincidenze, grovigli: Haynes segue il montaggio parallelo, due epoche lontane, la Grande crisi e il blackout di New York. Ben è sulle tracce di un padre mai conosciuto, mentre Rose è ossessionata da una diva del muto, Lillian Mayhew (Julianne Moore). Entrambi sono in viaggio verso New York e il Museo, dove convivono fantasmi di ogni stagione, stratificazioni geologiche, convergenze di desideri. Haynes rimette in forma la sensualità di Carol nelle illustrazioni di Selznick, che firma la sceneggiatura, ed estrae visioni in dissolvenza dal catalogo di un luogo segreto: le “stanze delle meraviglie”, dove il tempo è fissato in un mappamondo, un cielo stellato e il diorama di un branco di lupi feroci, incubo infantile e luogo di attrazione per Ben e Rose, a distanza di cinquant’anni. La legge di Ritorno al futuro è violata, gli spettri si incontrano al di là dei secoli, come in un’altra storia disegnata, Your Name., cartoon di Makoto Shinkai, scambio di corpi per cambiare il futuro. Dal magnifico sound design, con un David Bowie riarrangiato, La stanza delle meraviglie è un andirivieni di segnaletiche e suggestioni schermiche fuse ai blackout sonori, in sintonia con quello elettrico del luglio 1977, quando l’intera area metropolitana della Grande mela piombò nel buio e permise i furti di massa nei grandi magazzini, risarcimento dei tagli alla spesa pubblica. Solo un angolo del Queens restò illuminato, quello che il film dedica a Julianne Moore, la diva che gioca con un immenso modellino in gesso di New York City, scheletro di un’altra realtà. Ed è il lavoro sul tempo a creare continui salti estetici: Haynes gira su due set contemporaneamente, con cromatismi alternati, sventaglia la macchina da presa per le strade di Manhattan, scatta istantanee etniche alla maniera di Jonathan Demme. Raccordi temporali, le mani sfiorano lo stesso meteorite esposto al museo sul Central Park. Uno spirito-guida, Jamie, ragazzino afroamericano, inizia ai segreti del passato Ben e Rose in tour vertiginosi e corse su pavimenti lucidi in stile Bande à part. «Acid trip for kids»: così Haynes definisce il film (“trip psichedelico per bimbi”), catapultato all’indietro quando i sensi si adattavano a salti di luce, colore e rumore, il cinema. E il fulmine che colpisce Ben è un coup de foudre su grandissimo schermo.

I 400 colpi

PMB
4
MC
10
FDM
6
SE
4
IF
6
AF
9
RM
5
MM
7
EM
8
FM
4
RMO
8
EMO
6
GAN
5
LP
8
ES
8
GS
6
RS
8
FT
5
media
6.5
La stanza delle meraviglie (2017)
Titolo originale: Wonderstruck
Regia: Todd Haynes
Genere: Drammatico - Produzione: Usa - Durata: 116'
Cast: Millicent Simmonds, Oakes Fegley, Julianne Moore, Cory Michael Smith, Michelle Williams, Jaden Michael, James Urbaniak, Damian Young, Patrick Murney, Lauren Ridloff, Anthony Natale, Carole Addabbo, Howard Seago
Distribuzione: 01 Distribution
Sceneggiatura: Brian Selznick

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