Le streghe di Robert Zemeckis - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 44/2020

Le streghe


Regia di Robert Zemeckis

Hanno guanti lunghi, ampi cappelli e impeccabili abitini alla Jackie O, le streghe in versione Zemeckis; ma sotto il trucco nascondono enormi bocche fameliche e zannute, decise a far scempio di tutti i bambini del mondo, per loro repellenti. Rispetto al celebre romanzo per ragazzi di Roald Dahl e alla precedente trasposizione di culto firmata da Nicolas Roeg (Chi ha paura delle streghe?), l’azione si sposta dall’Inghilterra all’Alabama, dagli anni 80-90 al fatidico 1968: quando il piccolo eroe protagonista e la sua alchemica, matronale nonna mettono piede al Grand Orleans Imperial Island Hotel è chiaro dagli sguardi di tutti che sono i primi due ospiti afroamericani e poco abbienti di quel lussuoso albergo da “gente per bene”. Per bene come le eleganti signore della Società per la prevenzione della crudeltà sui bambini, in riunione plenaria proprio nello stesso hotel, in realtà nient’altro che un purulento sabba guidato dalla Strega suprema. Con un piano terribile quanto efficace: una pozione per trasformare i bambini in topolini, e poi farli fuori più agevolmente. Il progetto di riportare al cinema Le streghe era tra le mani di Guillermo del Toro da tempo, e del cantastorie messicano resta la visione della Storia ad altezza di bambino (e di diverso); le altre quattro mani in sceneggiatura sono quelle del creatore della sitcom Black-ish Kenya Barris e, ovviamente, di Zemeckis medesimo. Che fa quel che sa fare meglio: tendere fili e creare meraviglia. Come Doc in Ritorno al futuro col modellino della torre dell’orologio, come Petit in The Walk con le Torri gemelle, anche il piccolo eroe di Le streghe sta tirando un filo (per il suo topino funambolo), prima di ritrovarsi coinvolto in un’impresa impossibile: sconfiggere il Male, ripagare con la loro stessa moneta quelle streghe odiatrici del Nuovo, che hanno il perbenismo ipocrita letteralmente pitturato in faccia e le sembianze di mostri celate sotto i vestiti borghesi da domenica in chiesa. È il Sessantotto in versione fantasy di Zemeckis, che faceva incontrare Forrest Gump con le Black Panther e che qui mette la rivoluzione (non un pranzo di gala, ma una cena a base di zuppa) nelle mani (zampe) di un minuscolo eroe e della sua portentosa nonna, guaritrice a suon di r’n’b e soul (grande colonna sonora con Four Tops, Isley Brothers, Otis Redding); insieme sono funambolici agenti di una desegregazione che scoppia, una strega per volta, in un tripudio gioioso e assai meno sinistro dei Dahl/Roeg. Col consueto senso di Zemeckis per la computer grafica, mai per sfoggio ma sempre per suturare il possibile con l’impossibile (è quel che fanno i suoi eroi, sempre; è quel che lui pretende dal cinema): così più che i topolini colpisce il gatto maliardo che si arrampica sui cornicioni come il Tony Curtis di A qualcuno piace caldo, mentre Anne Hathaway fa scintille smontandosi pezzo pezzo come in La morte ti fa bella. E poi c’è il finale, che reintegra la chiusa “coi giorni contati” di Roald Dahl facendola rimare, struggente, col crocicchio di Cast Away, con la scelta cruciale di Flight: fossero anche pochi, gli anni da topo rimasti all’eroe, li userà per combattere, dalla parte giusta.

I 400 colpi

AB
6
PMB
6
CBO
8
MC
10
MSC
7
AC
8
ADG
6
FDM
7
SE
8
IF
8
MG
6
RM
6
MM
7
FM
9
RMO
6
GAN
7
LP
7
GS
8
RS
10
media
7.4
Le streghe (2020)
Titolo originale: The Witches
Regia: Robert Zemeckis
Genere: Avventura/Fantasy - Produzione: Usa/Messico - Durata: 106'
Cast: Anne Hathaway, Octavia Spencer, Stanley Tucci, Chris Rock, Codie-Lei Eastick, Charles Edwards, Morgana Robinson, Jahzir Bruno, Eugenia Caruso, Simon Manyonda
Distribuzione: Warner Bros.
Sceneggiatura: Robert Zemeckis, Guillermo Del Toro, Kenya Barris

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