Martin Eden di Pietro Marcello - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 36/2019

Martin Eden


Regia di Pietro Marcello

Era abbastanza scontato, ma inevitabilmente giusto, che Pietro Marcello cominciasse il suo adattamento del Martin Eden di Jack London dalla prima immagine significativa del romanzo: un quadro a olio che raffigura un’imbarcazione in mezzo al mare, che il marinaio Martin, ospite nella casa di Ruth, la ragazza colta e benestante di cui s’innamorerà, guarda prima da lontano, attratto e ammaliato, e poi da vicino, scorgendo nella piccola figura definita un trascurabile scarabocchio. «Un quadro basato su un trucco» pensa Martin, indignato che tanta bellezza non sia dipinta come in una oleografia o in una litografia, «sempre definite e nette, da vicino o da lontano». Nel film il movimento dello sguardo di Martin è ripreso dal campo e controcampo fra la soggettiva del protagonista e quella del dipinto e dalla messa a fuoco alternata fra primo piano e profondità di campo, tra il volto dello stesso Martin e quello di Ruth/Elena alle sue spalle… È il punto d’ingresso nel racconto, e soprattutto la sua sintesi visiva: un’incertezza voluta, una ricerca di nitore che Martin inseguirà per tutta la vita, scrivendo, lottando e amando senza mai diventare padrone del proprio mondo, e che Marcello, campano come l’eroe della sua versione che sposta la San Francisco d’inizio Novecento a una indefinita Napoli del passato, autodidatta formatosi «non in famiglia o a scuola, ma lungo la strada», riprende e ripete. In Martin Eden tutto testimonia la foga di vedere e capire che accomuna il marinaio che per amore diventerà scrittore e il regista che ne segue la parabola: la scelta della pellicola, così materica nella grana e così sfuggente nella definizione; il materiale d’archivio confuso nella finzione; il miscuglio di lingue e dialetti; la collocazione temporale sospesa; il montaggio ellittico. Martin Eden è, nel bene e nel male, un film adolescenziale - concitato, rabbioso, anche ingenuo - che il suo autore (affiancato nella scrittura da Maurizio Braucci e specchiato in scena da Luca Marinelli) ha concepito in odio all’uomo e alla Storia, o meglio alla loro idealizzazione. Un film post-ideologico, ambientato in un Novecento frullato da mille reminiscenze (le lotte sociali d’inizio secolo, il vintage anni 60 e 70, il fantasma delle due guerre), contro il socialismo e il populismo, ma anche contro l’idolatria dell’io, con l’individualista Martin che vive la conoscenza alla stregua di una condanna e come estrema illuminazione in punto di morte («e nell’istante in cui lo seppe, cessò di saperlo» è la chiusa del romanzo) ha la definitiva separazione da sé, un distacco dal corpo per liberarsi della vita come di un peso… Strano destino, quello toccato ai principali autori italiani di quello che chiamano il cinema del reale, Alice Rohrwacher e Pietro Marcello, entrambi finiti, con Lazzaro felice e con questo Martin Eden, confuso ma a suo modo lucidissimo, a reimpostare e tradire il passato da cui proveniamo per guardare il presente in cui viviamo, che, come la vita al povero eroe di London, «fa lo stesso effetto di una luce bianca incandescente che ferisce gli occhi affaticati di un malato».

I 400 colpi

AA
7
PA
8
PMB
6
MC
7
SE
6
IF
6
RM
7
MM
7
EM
9
FM
9
RMO
5
EMO
10
GAN
10
LP
6
ES
8
GS
6
RS
8
FT
7
media
7.3
Martin Eden (2019)
Titolo originale: -
Regia: Pietro Marcello
Genere: Drammatico - Produzione: Italia/Francia - Durata: 129'
Cast: Luca Marinelli, Jessica Cressy, Danise Sardisco, Vincenzo Nemolato, Marco Leonardi, Autilia Ranieri, Carlo Cecchi, Carmen Pommella, Savino Paparella, Elisabetta Valgoi
Distribuzione: 01 Distribution
Sceneggiatura: Pietro Marcello, Maurizio Braucci

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