Matthias & Maxime di Xavier Dolan - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 25/2020

Matthias & Maxime


Regia di Xavier Dolan

In un momento determinante di Matthias & Maxime il formato cambia, si allarga, in 65 mm. Dura relativamente poco, giusto il tempo di un temporale improvviso e di un bacio. Xavier Dolan sembra cincischiare ancora con il cinema, dopo Mommy. Eppure la scena è emblematica: si apre e si chiude con una lampadina accesa che fa i capricci a intermittenza e che per un istante fa sprofondare tutto nel buio assoluto, e ha i contorni dell’illusione, o della fantasia, o della speranza (non del sogno, però). È una scena per giunta che si conclude in sé, non ha seguito, non se ne parla, dopo, non ha conseguenze. È qui che i due amici d’infanzia Matthias e Maxime, a un passo dalla separazione per l’imminente partenza di Maxime per l’Australia, si concedono a un’intimità che ha la spontaneità e l’ineducazione del Téchiné più ispirato (tipo Quando hai 17 anni), interrotta da Matthias perché «noi non siamo così». Loro, il barista Max, grossa macchia rossa sulla guancia destra, e Matt, in carriera suo malgrado, cresciuti in un gruppo di amici affiatati, adesso che l’età adulta chiede il conto non possono essere amanti. Sarebbe una recita, come accade nel cortometraggio di un minuto a cui li costringe Erika, la giovane sorella cinefila di un amico. Si intitola Limbes (limbo, appunto), e nelle intenzioni dell’irresistibile autrice dovrebbe mettere in scena l’improvviso slancio fisico tra due persone, due donne o due uomini, in uno stile «contemporaneamente impressionistico e espressionistico». Per Dolan, insomma, il cinema è ancora importante specialmente quando impossibile, irrealizzabile, perfino paradossale. Ha un senso perché non racconta semplicemente delle cose, ma dà a esse significato. In questa storia di un’amicizia e di un amore più che ventennale, costruita attorno a un differimento ininterrotto, a una passione mai compiuta, a una famiglia mai esistita, contano dunque impraticabilità e incanto: la prima è quella del mondo e di come lo si vorrebbe, il secondo è quello del cinema, che ha la forza di sospendere la vita, creare un vuoto (un limbo), immaginare immagini che ognuno di noi, compresi Matthias e Maxime, vorremmo ci rappresentassero. Per Dolan, allora, il cinema, fatto di tecnica oltre che di emozioni, è uno strumento non tanto per capire o esorcizzare se stessi quanto per inventare un sé più bello e inverosimile. Smettiamola quindi con il cliché critico dell’enfant prodige: a 30 anni Dolan gira un grande film maturo, che dell’esordio J’ai tué ma mère replica le ossessioni (il rapporto con la madre ingombrante) ma non gli impulsi più incontrollati; dimostra una capacità superba di scrivere i personaggi e di dirigere gli interpreti; lascia che i sentimenti scivolino addosso, in un quadro antropologico che ha la “pasta” e i colori della new Hollywood; usa il dettaglio come forma non di piacere autoriferito ma di controllo emotivo. Il cinema, in Matthias & Maxime, veste un corpo che trema per pudore e che non conosce ancora l’appagamento. Chiudendo - letteralmente - con un cenno, sulle note di Song for Zula di Phosphorescent: ed è un movimento che, mentre lo strappa, apre il cuore. 

I 400 colpi

AA
8
AB
7
PMB
10
CBO
8
MSC
8
ADG
6
FDM
8
SE
8
IF
7
RM
7
EM
7
FM
6
RMO
7
LP
8
GS
7
media
7.5
Matthias & Maxime (2019)
Titolo originale: Matthias & Maxime
Regia: Xavier Dolan
Genere: Drammatico - Produzione: Canada - Durata: 119'
Cast: Gabriel D'Almeida Freitas, Xavier Dolan, Anne Dorval, Harris Dickinson, Catherine Brunet, Antoine Pilon, Pier-Luc Funk, Adib Alkhalidey, Micheline Bernard, Marilyn Castonguay
Sceneggiatura: Xavier Dolan
Montaggio: Xavier Dolan

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Matthias & Maxime» Cinerama (n° C0/2019)

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