Mektoub, My Love: Canto uno di Abdellatif Kechiche - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv V0/2017

Mektoub, My Love: Canto Uno


Regia di Abdellatif Kechiche

Un conte d’été, un’educazione sentimentale. Che passa attraverso l’offerta allo sguardo di tre ore di dettagli di corpi, di culi in primissimo piano. La trama è esile e ricca, il film sembra di travolgente realismo antipsicologico (e Kechiche, in questo, è il migliore, si sa), ma è soprattutto il canto di una fantasia (radicalmente eterosessuale) in cerca di grazia. Lo sguardo macho dell’autore sa di essere un problema morale, e non è mai stato così vicino al lontanissimo Malick: s’abbandona alla sensualità, ai sederi che twerkano, ma come il protagonista fotografo e sceneggiatore (ed era medico:il conflitto è tutto qui, in una questione di sguardo), cerca una ricontestualizzazione sacrale del sesso (la nascita degli agnelli), un’educazione (il finale con l’esclusa dal gruppo, la fanciulla cortese), una luce da raggiungere, da meritare (e certo che c’entra la religione).

I 400 colpi

PA
9
SE
5
IF
6
RM
8
GAN
7
LP
8
GS
8
RS
5
Mektoub, My Love: Canto Uno (2017)
Titolo originale: Mektoub, My Love: Canto Uno
Regia: Abdellatif Kechiche
Genere: Drammatico - Produzione: Francia, Italia - Durata: 180'
Cast: Shaïn Boumedine, Lou Luttiau, Ophélie Bau, Alexia Chardard

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