Minari di Lee Isaac Chung - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 17/2021

Minari


Regia di Lee Isaac Chung

Guarda verso Michael Cimino (I cancelli del cielo) e Hal Ashby (Questa terra è la mia terra), ma anche Country di Richard Pearce, il quarto lungometraggio diretto da Lee Isaac Chung, cineasta statunitense di origini coreane. Guarda a quel cinema proprio per il modo di mettere in scena il legame fisico con la terra, di raccontare il Sogno americano dal punto di vista di una famiglia coreana che arriva in Arkansas negli anni 80. Jacob sogna in grande e non vorrebbe più lavorare in un allevamento di pulcini con la moglie Monica, ma avere invece una propria fattoria per coltivare i prodotti coreani. Gli imprevisti però iniziano a essere numerosi e il matrimonio entra in crisi. Ad aiutare la coppia con i due figli arriva la nonna dalla Corea, interpretata da Youn Yuh-jung, una delle più importanti attrici del cinema coreano, che ha lavorato spesso con Hong Sang-soo e Im Sang-soo. Come il suo protagonista, anche il cinema di Lee Isaac Chung è molto ambizioso e punta in alto, dando l’impressione di seguire tutta una serie di passaggi obbligati per sedurre l’Academy (sei nomination all’Oscar): squarci di luce edenica nei campi, colonna sonora apparentemente dimessa che però entra sempre al momento giusto, lo sguardo del piccolo protagonista David (che corrisponde probabilmente a quello del cineasta) che riesce a cogliere dettagli che gli adulti non vedono. Del resto, mettere gli ingredienti necessari per gli Oscar non è compito facile e la Miramax negli anni 90 trovava spesso la formula giusta. Chung è una specie di Anthony Minghella e Minari è un Il paziente inglese più dimesso, ma la sua aspirazione da grande kolossal alla Steinbeck ce l’ha in testa, se ancora oggi ci fossero le condizioni produttive per realizzarlo. È insieme furbo e affascinante. A tratti irrita, ma spesso sa anche toccare le corde giuste, soprattutto per il modo in cui mostra l’intimità della famiglia: le cene a casa, l’acqua che non esce dai rubinetti, gli aeroplani di carta lanciati da David e dalla sorella Anne contro i genitori per cercare di interrompere il loro litigio. Continua, poi, la recente tradizione di un cinema che ha i tempi e le forme del racconto dei generi statunitensi ma che, al tempo stesso, va alla ricerca delle proprie origini asiatiche, come era già accaduto in Crazy & Rich, ma soprattutto nell’intenso The Farewell - Una bugia buona, con cui condivide una continua alternanza tra commedia e dramma. Però è un film statunitense a tutti gli effetti (e il fatto che abbia vinto il Golden Globe 2021 come miglior film straniero suona quantomeno bizzarro). È la storia di un cammino cristologico, come quello di un intenso Will Patton, che nel film cammina per strada con il crocifisso sulle spalle. Ma è anche una storia di speranza, che mostra con pudore la malattia e la crisi economica ed esplode in una parte finale accecante, ancora di terra e fuoco, di morti viventi (il protagonista Steven Yeun è stato Glenn Rhee nelle prime sette stagioni di The Walking Dead), ma che ha il respiro arioso di una saga familiare alla This Is Us. Laggiù, in quel torrente, può iniziare ancora un’altra storia.

I 400 colpi

MSC
7
AC
7
ADG
6
FDM
6
SE
7
IF
6
RM
7
FM
5
RMO
7
LP
7
ES
7
media
6.5
Minari (2020)
Titolo originale: Minari
Regia: Lee Isaac Chung
Genere: Drammatico - Produzione: Usa - Durata: 115'
Cast: Steven Yeun, Yeri Han, Alan S. Kim, Noel Cho, Youn Yuh-jung, Will Patton
Distribuzione: Academy Two
Sceneggiatura: Lee Isaac Chung

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Sogni americani» Servizi (n° 18/2021)

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