Mulan di Niki Caro - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 36/2020

Mulan


Regia di Niki Caro

Cominciamo da qui, da Disney+. Che il film in assoluto più costoso (200 milioni di dollari) diretto finora da una donna, e il più scenografico e cinematico tra i rifacimenti live action dello studio si ritrovi a vivere (e morire?) in streaming, è, al di là del giudizio critico e delle considerazioni sulle conseguenze commerciali, assai frustrante. Che il percorso di Mulan si fermi all’online non lo priva solo del probabile trionfo al box office ma anche della breccia che avrebbe potuto schiudere nella fabbrica automatica dei remake. Perché, fatta salva la struttura narrativa complessiva, il film di Niki Caro guarda magari non oltre, ma intorno al classico del 1998: facendo a meno delle captatio benevolentiae, cioè dei brani (per l’appunto) indimenticabili, delle mascotte animali e pure del comandante Li Shang (lui, però, escluso per motivi - fraintesi - di #MeToo). Una bonificazione audace, a vantaggio di una postura da dramma storico con affondo wuxia (tra i produttori il Bill Wong di La tigre e il dragone, nel cast Donnie Yen e Jet Li) che attinge dal materiale di primissima partenza, la Ballata di Mulan del VI secolo, per esaltare appieno le gesta della guerriera cinese. Il cui mito la precede: difatti il film inizia con una Mulan bambina già coraggiosa e agile (nel cartoon era maldestra e sgraziata), e già fonte di cruccio per il padre. Nel rapporto tra i due si raggiunge un buon punto d’incontro con l’originale, che per il resto quando viene assecondato qua e là (nei personaggi minori, nelle piazzate comiche) risulta addirittura stridente, a differenza degli altri remake di cui era unica e insostituibile stampella. Ma il racconto si allontana dal capolavoro animato anche nel proporre una nuova villain, una demone mutaforma (Gong Li) ispirata alle baigujing del classico popolare Il viaggio in Occidente. Lei sta coi rivoltosi (i Rouran, tribù nomade) mentre Mulan fa una scelta aderente a un diktat di fede (impresso sulla spada: «Leale, coraggiosa, onesta»), mossa dal senso del dovere e dell’onore di «difendere il mio regno e il mio sovrano». Se per la Mulan del cartoon c’era in ballo in primis l’affermazione identitaria («forse non l’ho fatto per mio padre, forse l’ho fatto per dimostrare a me stessa che valevo»), questa Mulan predestinata e fortemente patriottica vi antepone il ruolo al nobile servizio del paese, con una perentorietà (evidente anche nella raffigurazione del campo d’addestramento militare, dove vige il terrore d’infrangere la legge) che non mette in discussione l’ordine delle cose, in contrasto con la femminilità incontrollabile, il potere inassimilabile dal sistema, della strega. Ecco, il punto di maggior interesse del film è infine in questo confronto, tra l’eroina di allora e quella di adesso; la cui interprete, Liu Yifei, nel 2019 si è schierata pubblicamente a favore della polizia durante gli scontri di Hong Kong, gesto a cui seguì una scia di polemiche social. Ebbene, la realtà sarà pure una cosa e il film un’altra, tuttavia non è difficile immaginare che parti avrebbe preso, oggi, questa Mulan.

I 400 colpi

AC
6
FDM
5
AF
6
RM
5
RMO
5
media
5.4
Mulan (2020)
Titolo originale: Mulan
Regia: Niki Caro
Genere: Fantasy/Azione - Produzione: Usa - Durata: 115'
Cast: Yifei Liu, Donnie Yen, Li Gong, Jet Li, Tzi Ma, Jason Scott Lee, Yoson An, Rosalind Chao, Pei-pei Cheng, Xana Tang
Sceneggiatura: Rick Jaffa, Amanda Silver, Lauren Hynek, Elizabeth Martin

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