Natale in casa Cupiello di Edoardo De Angelis - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 51/2020

Natale in casa Cupiello


Regia di Edoardo De Angelis

«Immaginate un autore che scrive prima il secondo atto e, a distanza di un anno, il primo! Due anni fa venne alla luce il terzo: parto trigemino con una gravidanza di quattro anni». Così Eduardo De Fillippo a proposito di Natale in casa Cupiello. Scritta tra il 1931 e il 1933, in pieno fascismo, quando imperava la retorica dell’unità, quest’opera, nata come breve farsa, vira via via verso l’apologo, un apologo sulla disgregazione sociale. Peggio: sull’illusione della condivisione sociale, che qui si rispecchia in un’illusoria unione familiare. In casa Cupiello “riunirsi” è impossibile: di atto in atto i personaggi aumentano, la scena si affolla, ma ritrovarsi nello stesso ambiente non significa essere “riuniti”, e nemmeno uniti; ciascuno, infatti, insegue un tornaconto personale. L’unico a non accorgersene è il pater familias, Luca, convinto di vivere come dentro a un presepe (o meglio, certo di applicare quella forma-mondo a ciò che lo circonda), quel presepe che ogni Natale si impegna a realizzare ma che nessuno è disposto ad ammirare: non la moglie, che si sente ostaggio di un marito innamorato del suo mondo di cartapesta ma che per proteggerlo è disposta a nascondergli ogni crepa; non il figlio, che ogni volta che il padre gli chiede: «Te piace, eh?», risponde testardamente: «No, ‘o presepe nun me piace»; non la figlia adultera, che in un raptus addirittura lo distrugge; non il fratello profittatore, che lo ignora (e non a caso si chiama Pasquale); e neppure l’amante della figlia, l’unico che sembra rimanerne affascinato, ma in realtà lo deride. A Edoardo De Angelis, al di là degli esiti, va riconosciuto un preciso marchio d’autore, un percorso compatto e coerente, testimoniato anche con quest’ultimo progetto: un’attività di ricerca che prosegue nel solco dei “vesuviani” (Martone, Gaudino, Corsicato), quello dalla cosiddetta “nuova scuola napoletana”, di un cinema “poroso”, per riprendere una bella definizione di Roberta Tabanelli, che tutto assorbe e tutto fa compenetrare, capace di rivisitare e negoziare con la tradizione (una tradizione subita, tradita, ma molto, molto amata), qui rappresentata dall’eredità eduardiana (ma del resto, il “Grande giuocoliero” stesso ha praticato un “teatro della contraddizione” che incorporava il variopinto linguaggio della scena per innovarlo dall’interno) e incarnata da Marina Confalone (che esordì proprio con Eduardo in Lu curaggio de nu pumpiero napulitano). De Angelis riesce a ridefinire la progressione drammatica attraverso la macchina da presa e così facendo a infondere a questa tragicommedia in un interno (come mai prima era avvenuto nelle precedenti edizioni) un respiro propriamente filmico: basti pensare al pianosequenza iniziale che, in poco più di due minuti, spostandoci dall’esterno all’interno di casa Cupiello, ci dà, attraverso un gesto squisitamente cinematografico, tutte le informazioni necessarie - luogo, momento e contesto - per immergerci subito nel vivo di questa «tragedia che fa ridere» ma che, allo stesso tempo, «è una commedia che fa piangere».

I 400 colpi

PA
7
MSC
6
ADG
5
IF
7
MM
7
EM
6
RMO
6
LP
8
GS
6
FT
6
media
6.4
Natale in casa Cupiello (2020)
Titolo originale: -
Regia: Edoardo De Angelis
Genere: Drammatico - Produzione: Italia - Durata: 100'
Cast: Sergio Castellitto, Marina Confalone, Adriano Pantaleo, Tony Laudadio, Pina Turco
Sceneggiatura: Eduardo De Filippo, Edoardo De Angelis, Massimo Gaudioso

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