Old di M. Night Shyamalan - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 30/2021

Old


Regia di M. Night Shyamalan

(Attenzione: spoiler) «Benvenuti nella nostra versione del paradiso», dice il responsabile del villaggio turistico di lusso (ma a basso costo, se acquisti online) alla famiglia Capa (marito + moglie + due figlioletti). Poi, a ognuno, fa servire un cocktail, creato a partire dai dati da loro concessi. Dai loro gusti. Dai loro problemi. Comincia così Old, ultimo (grande) film di Shyamalan, tratto dal graphic novel Castello di sabbia di Pierre Oscar Lévy e Frederik Peeters (che non comincia così): con una cessione di dati sensibili che corrisponde a una profilazione dell’utente. Con un processo abituale del capitalismo contemporaneo. Con un pagamento per consumare il proprio tempo. Con un paradosso - come quelli messi in scena dai film sul turismo estivo di Tati o Etaix - che Shyamalan trasforma in contrappasso. Così, in questa cinica Fantasy Island, i protagonisti finiscono su una spiaggia da cui non è possibile uscire, villeggianti forever ma per poco, perché su quella sabbia, tra quelle rocce, il tempo scorrere troppo velocemente. Si consuma, inesorabilmente: ogni 30 minuti sono un anno che ridefinisce il corpo e la sorte dei bagnanti. I bimbi divengono adulti, gli adulti vecchi, i defunti scheletri. Il tutto sotto l’occhio di una telecamera che li scruta, da lontano: quella del regista, anche dentro il film, nell’abituale cameo con cui si mette in abisso come demiurgo, garante e movente dello spettacolo. Si sta tra Dieci piccoli indiani e una puntata di Ai confini della realtà, qui. O in un frammento sformato di Lost. Tra una parodia del reality e l’angoscia, strettamente contemporanea, del laboratorio biopolitico. Perché come The Village, Old è anche un’opera sull’etica di governo, su come il confine tra progetto utopico e ribaltamento distopico sia nullo (non pensate, dopo averlo visto, che sia banalmente contro l’industria farmaceutica: quello che manca sono proprio le medicine, e la sorte del neonato ne è la didascalia). Come sempre, vedi E venne il giorno, è un film tanto cattolico da essere autoparodico: si usano svergognatamente le forme del genere (uno slasher con protagonista astratto: il tempo) per sanare un mélo famigliare, per tenere insieme una coppia (lei legge una biografia di Sartre/De Beauvoir: c’è un perché, ovviamente). E se la lingua del film è satura e satirica, grottesca e didascalica, è perché è la caricatura accelerata di un presente mai presente a se stesso (lui è ossessionato dal futuro, lei - Prisca, nomen omen - dal passato). Old è il time lapse del contemporaneo, una parabola filosofica in guisa di filmetto dell’orrore, con una morale precisa: se il neoliberismo è il tempo della possibilità, un supermercato in cui ogni scelta è rimediabile, un presente eterno, un rizoma intorpidito dall’effimero, Shyamalan chiede di tornare, con momenti struggenti, a un presente capace di essere tale, a un «godersi il qui e ora» con un perché, un progetto, una presa di responsabilità non rimandabile. Anche se è un castello di sabbia. Come in The Village, alla rivelazione si giunge tramite l’indebolimento dei sensi, per sottrarsi all’eccesso sensibile e stordente di oggi. Conservatore? Forse. E critico, soprattutto. Old, but gold.

I 400 colpi

PA
7
PMB
6
CBO
7
MSC
6
FDM
6
SE
9
IF
6
AF
5
MG
5
MM
7
EM
8
FM
2
RMO
7
GAN
9
LP
7
ES
9
GS
8
media
6.7
Old (2021)
Titolo originale: Old
Regia: M. Night Shyamalan
Genere: Horror - Produzione: Usa - Durata: 109'
Cast: Gael García Bernal, Vicky Krieps, Thomasin McKenzie, Rufus Sewell, Aaron Pierre, Ken Leung, Eliza Scanlen
Distribuzione: Universal Pictures
Sceneggiatura: M. Night Shyamalan

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