On va tout péter di Lech Kowalski - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 18/2020

On va tout péter


Regia di Lech Kowalski

Nella Creuse, cuore di Francia, 277 metalmeccanici della GM&S, abbracciati a una telecamera griffata Lech Kowalski, occupano per mesi lo stabilimento, nato nel 1963 e chiuso dagli ultimi proprietari nel 2017. Renault e Peugeot, con attivi alle stelle, appalteranno altrove le componenti per auto, tagliando i costi. Più si delocalizza, più lavoratori sono espulsi, più si sfruttano gli occupati rimasti, più crescono gli stipendi dei manager, profitti e dividendi. È la pseudo-matematica da smascherare. Lottatore drastico, come l’omonimo pilota di Punto zero, Kowalski è abituato a fare il pesce nell’acqua, a mimetizzarsi così bene nell’ambiente degradato prescelto da contribuire a riscattarlo non per ma con gli sfruttati. Come uno dei suoi operai, fuggito dai casermoni popolari a schiera, è indocile al mondo come va. Il fraseggio della telecamera di Lech è libero, ma emozionalmente preciso, il suo punto di vista contagia, come un campo sonoro di Mingus. Così trasforma in paesaggio sorprendente perfino il format “conflitto di lavoro”. Siamo, d’altronde, in un posto fiabesco dove si pescano carpe di 8 kg che, liberate dall’amo, risguazzano nel fiume. Un set dove la forza lavoro torna classe operaia, potenza soggettiva: «Comunque ci siamo divertiti, abbiamo ritrovato collettivamente la dignità perduta», diranno. Si lotta per il lavoro, ma contro il lavoro. La CGT (Confédération générale du travail), un occhio alla mediazione e l’altro all’inflessibilità, guida quel che all’inizio è proletariato debole, isolato e di mezza età, destinato a povertà certa e dunque inevitabilmente compatto e sorprendentemente ostinato (l’anno dopo indosserà i gilet jaune, per evitare la pensione miniaturizzata). Non ha nulla da perdere. Ottiene solidarietà, la mediazione del governo, vede Macron e lo fischia, utilizza i media, tratta coi possibili acquirenti a muso duro, blocca le strade, fa picchetti, litigiose riunioni, bellicose canzoni e interviste poetiche, affitta pullman, verrà sollevato di peso dai poliziotti… 124 operai conserveranno il lavoro e i licenziati non avranno la buonuscita straordinaria. Lech, arrestato, rischierà il carcere e comunque, oggi, quella fabbrica è chiusa. Disfatta già vista? Non è più l’epoca del vogliamo tutto! ma del perdiamo tutto e subito! Lo sgretolarsi dello stato sociale ringalluzzisce chi aizza alla violenza operaia celibe. Eppure è tutto capovolto, rispetto a Brizé (In guerra) che osserva la ex classe ora massa di consumatori, disunita e parcellizzata, con irritante pietà. L’oggettività ipocrita che Kowalski detesta. Il titolo Faremo saltare tutto (in inglese Facciamola a pezzi) è già uno schiaffo al piagnisteo consolatorio sull’inevitabile sconfitta proletaria. Quest’artista apolide fuori schema, polacco cresciuto nel Lower East Side punk che vive a Parigi da 20 anni, si schiera e fa propaganda, senza farsene accorgere e svelare il meccanismo (non è di moda). Un Michael Moore travestito da Pedro Costa. I suoi operai sono impegnati, ma, siamo nella post-modernità, creano un’illusione di realtà, un’interpretazione della realtà che è così travolgente da diventare più reale del vero. Cannes 2019 li ha adorati.

I 400 colpi

MC
7
ADG
6
FDM
8
RM
6
GAN
6
GS
6
RS
8
media
6.7
On va tout péter (2019)
Titolo originale: On va tout péter
Regia: Lech Kowalski
Genere: Documentario - Produzione: Francia - Durata: 109'
Sceneggiatura: Lech Kowalski
Musiche: Sal Bernardi
Montaggio: Odile Allard, Lech Kowalski
Fotografia: Lech Kowalski

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