Piccole donne di Greta Gerwig - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 01/2020

Piccole donne


Regia di Greta Gerwig

Per la sua versione di Piccole donne Greta Gerwig ha scelto l’unica opzione possibile per tornare su una storia che dopo 150 anni resta una lettura naturale per ogni generazione, e non solo per bambine e ragazze: ha affrontato il romanzo di Louisa May Alcott da lettrice, identificandosi con l’autrice e con la ribelle e volitiva Jo (com’è noto alter ego della stessa Alcott) non per vanità ma per recuperare l’emozione della lettura, l’attimo del riconoscimento. La struttura stessa del film, con i suoi andirivieni temporali, replica il passaggio da una pagina all’altra di un libro che si conosce a memoria e che si ripercorre alla ricerca di momenti nei quali ritrovarsi. Greta Gerwig non aggiorna e non attualizza Piccole donne, ma lo rilegge traducendo la traccia allegorica del «viaggio del pellegrino» di John Bunyan, che nel romanzo guida le vicende delle sorelle March, in una forza narrativa inevitabile che genera i destini delle protagoniste e, parallelamente, scrive il romanzo che dalle loro vite verrà tratto. Meg, Jo, Beth e Amy, figlie di un pastore del Massachusetts partito per la Guerra civile e di una madre intelligente e amorevole, unite dall’affetto e dalla solidarietà, separate dal matrimonio di Meg con il maestro John, dal viaggio di Amy in Europa con la zia, dal trasferimento di Jo a New York e poi dalla morte della fragile Beth, crescono e maturano di pari passo con l’inclinazione letteraria di Jo e quindi con la loro trasformazione in personaggi di finzione. L’elemento metatestuale resta però in disparte, punto d’arrivo di un procedimento che, senza replicare la finezza d’impaginazione di Jane Campion (che nella poesia di Keats trovava l’origine delle proprie immagini per Bright Star) o il modernismo dell’Orlando di Sally Potter, e addirittura soffocando i momenti drammatici del romanzo, sceglie di seguire la ritmica interiore e soggettiva della lettrice. Anche i passaggi più formalisti del film, come l’effetto di rima fra le scene che raccontano la morte di Beth o l’intreccio dei destini di Jo e Amy, in competizione per fuggire dal mondo di provincia e conquistare il cuore di Laurie, sono inseriti in un flusso naturale che replica il tempo della lettura, le sue scelte e i suoi scarti, e che si traduce nella regia dolce della Gerwig e nella fotografia impressionista di Yorick Le Saux. Come in Lady Bird, anche la storia di Jo e delle sue sorelle, al netto delle implicazioni neofemministe inserite per convinzione e opportunismo, è una storia di attenzione all’altro e a se stessi; un’educazione alla vita, che passa attraverso la scrittura come modalità per inquadrare e comprendere il mondo. In questo c’è senza dubbio dell’ingenuità da parte di Greta Gerwig, ma la sua identificazione fra la «città celeste» del finale, con le sorelle March sopravvissute finalmente insieme, e la pubblicazione di Piccole donne ha l’effetto di una speranza ben riposta: l’ingresso in un mondo ideale a cui solo la lettura dà accesso, e a cui il film rende omaggio come passaggio decisivo nel processo di costruzione dell’identità. 

I 400 colpi

AA
7
PA
7
PMB
8
AC
8
FDM
8
SE
8
IF
6
RM
7
EM
7
FM
7
ES
7
media
7.3
Piccole donne (2019)
Titolo originale: Little Women
Regia: Greta Gerwig
Genere: Drammatico - Produzione: Usa - Durata: 135'
Cast: Saoirse Ronan, Timothée Chalamet, Laura Dern, Emma Watson, Eliza Scanlen, Florence Pugh, Meryl Streep, Louis Garrel, Tracy Letts, Bob Odenkirk, James Norton
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Sceneggiatura: Greta Gerwig, Louisa May Alcott

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Come un romanzo» Interviste (n° 01/2020)

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