Richard Jewell di Clint Eastwood - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 02/2020

Richard Jewell


Regia di Clint Eastwood

«C’è una bomba al Centennial Park. Avete 30 minuti»: la frase tormentone che scandisce il bel trailer di Richard Jewell racchiude il senso, l’angoscia, i paradossi della nuova storia narrata da Clint Eastwood. Una bomba in mezzo alla gente che affolla il parco di Atlanta per le Olimpiadi del 1996; un eroe che precipita dal piedistallo per trasformarsi in tre giorni in un attentatore; l’FBI che va ottusamente per la sua strada nel tentativo di incastrarlo, e lui che continua a credere, ancora più ottusamente, nella giustizia, nella legge, nella polizia. Un altro uomo qualunque per la meditata, malinconica epopea americana che Eastwood sta tessendo da decenni e che è sempre più segnata non tanto dal tono crepuscolare (già tangibile e straziante nel capolavoro del 1993 Un mondo perfetto), quanto dalla consapevolezza triste della banalità dell’ingiustizia, del buco nero nel quale la convivenza civile sembra essere precipitata, dell’istintiva resistenza che le persone normali sanno opporre al disastro. Lo scontroso Kowalski e i suoi hmong (Gran Torino), il bravo ragazzo texano Chris divenuto cecchino (American Sniper), l’ultraottantenne floricoltore Earl che arrotonda trasportando droga (Il corriere - The Mule), brava gente suburbana e marginale, impigliata nelle maglie di un mondo che va in malora; come il pilota Sully Sullenberg, che ha salvato un aereo con 155 persone a bordo, ma è costretto a difendersi dalle accuse di negligenza. Richard Jewell è il nuovo anello di questa catena, un trentatreenne sovrappeso che a scuola chiamavano Omino Michelin e che non è un totale emarginato solo per la sua maniacale fiducia nella legge: vuole diventare poliziotto, ci crede davvero, ci si dedica con un puntiglio che infastidisce. Vive con la mamma, colleziona armi, è grasso e meticoloso: quale miglior sospetto? Eastwood confeziona intorno a “Radar” Jewell (lo chiama così quello che poi diventerà il suo avvocato, per la sua attenzione ai particolari, come il personaggio di M*A*S*H) un film umano e disturbante, perché qui non ci sono la sua faccia e la sua andatura un po’ legnosa sotto le quali ritrovare il ricordo di un “eroe”, non ci sono Tom Hanks o Bradley Cooper: qui c’è Paul Walter Hauser, bravissimo ma quasi sconosciuto, in bilico tra ingenuità e ottusità. È l’Omino Michelin che salva l’America, insieme a una mamma troppo mamma, a un avvocato di seconda categoria che va in giro in bermuda e sposa un’immigrata latina, a un amico dropout; salvano quello che resta dello spirito di un paese che doveva essere uguale per tutti, dove invece il potere sembra sempre più al servizio di sé stesso e i media girano impazziti alla ricerca di uno scoop (fuori da ossessioni politically correct, già negli anni 40 Billy Wilder raccontava che la stampa può anche essere cattiva e che esistono le dark lady). Un bel film di gente comune un po’ acciaccata, con due attori non protagonisti che rubano la scena (Sam Rockwell, l’avvocato, e Kathy Bates, la mamma), un’umanità rara e quello stile essenziale che sa costruire con la stessa intensità la tensione e la commozione.

I 400 colpi

PA
8
PMB
7
MC
9
SE
10
IF
7
AF
8
MG
7
RM
6
EM
8
FM
9
RMO
9
EMO
6
LP
7
ES
8
GS
7
RS
10
FT
7
media
7.8
Richard Jewell (2019)
Titolo originale: Richard Jewell
Regia: Clint Eastwood
Genere: Biografico - Produzione: Usa - Durata: 131'
Cast: Paul Walter Hauser, Sam Rockwell, Brandon Stanley, Olivia Wilde, Ryan Boz, Kathy Bates, Charles Green, Mike Pniewski, Jon Hamm, Ian Gomez, Nina Arianda
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Sceneggiatura: Billy Ray

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Parola di Clint» Servizi (n° 02/2020)

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