Rifkin's Festival di Woody Allen - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 18/2021

Rifkin's Festival


Regia di Woody Allen

È possibile vedere un film di Woody Allen ignorando la isterica, irrazionale campagna d’odio di cui è vittima, la persecuzione, i sabotaggi? Secondo alcuni, i suoi film si dovrebbero rimuovere, specie se sembrano portare le tracce di ciò di cui lo si accusa - come Manhattan. È inevitabile che anche con Rifkin’s Festival succeda un po’ così. Dopotutto Mort Rifkin (Wallace Shawn, classe 1943), docente di cinema ipocondriaco a San Sebastián, perde la testa per Jo (Elena Anaya, classe 1975), comprensiva dottoressa spagnola. E vabbè, succedeva ai tempi di Arianna di Wilder (Gary Cooper, 56 anni, e Audrey Hepburn, 28). Ma va anche detto che Mort/Wallace fa la figura del babbeo patetico, un po’ insistente, magari, ma innocuo. E comunque ha l’acqua alla gola, non solo perché sente la morte bussare alla porta, ma perché sua moglie, l’ufficio stampa Sue (Gina Gershon, classe 1962) viene sedotta dal ridicolo regista impegnato Philippe (Louis Garrel, classe 1983). Una specularità che sembra indubbiamente una mossa difensiva, oltre che un’architettura da pochade. Ma dietro la farsa, la vera motivazione di Rifkin’s Festival è quella di girare nella location ospitale fornita dalla città basca, dalla sua kermesse cinematografica e dalla sua fauna. Anche se - con mossa forse obbligata - Allen entra solo una volta in una sala pre COVID-19, e allestisce il vero festival nella testa di Mort. Che, sostenitore un po’ stantio e generico del cinema come arte, rivede il suo passato e il suo presente attraverso la lente dei suoi film preferiti. Da cui omaggi/parodie a: Quarto potere, 8 ½, Jules e Jim, Un uomo, una donna, Fino all’ultimo respiro, Persona, Il posto delle fragole, L’angelo sterminatore e Il settimo sigillo. Vittorio Storaro può divertirsi a ricreare tanti tipi di bianco e nero, e Allen può mostrare precisione filologica e mimetica (il jump cut di Godard! I primi piani di Bergman!), sfidando il perbenismo dei cinefili europei (che c’entra Lelouch tra Truffaut e Godard?). E se ne infischia se i gag sono un po’ vecchiotti. Ancora la morte che gioca a scacchi, andiamo! Quasi mezzo secolo dopo Amore e guerra siamo ancora lì? D’accordo che Christoph Waltz come tristo mietitore fa sorridere, ma che idea di cinema ne viene fuori? Quella di un giovane che frequentava i cineclub newyorkesi nella prima metà degli anni 60 e lì è rimasto. Bene, che cosa ha da dire, oggi, al di là della nostalgia, del rimpianto di un’età dell’oro? Quanti spettatori nati dopo il 1990 riconoscono la metà di questi film? D’altronde non si può fare una colpa a Allen di quello che è. Il mondo in cui è vissuto è polvere, se ne stanno andando tutti. Lo sgomento è tale che a Woody, in fondo, deve importare relativamente di tutto il fango che gli stanno tirando addosso. Lui si sta chiedendo perché il mondo esiste, senza avere ovviamente una risposta. E alla fine ci aspettiamo che il protagonista muoia, come in Scoop. E invece no. L’inevitabile è rimandato. Ma la paura è tanta. Solo vedere vecchi film la allontana. Se il paradiso esiste, per Allen, è in bianco e nero.

I 400 colpi

PA
8
PMB
6
CBO
6
MC
9
MSC
6
ADG
5
SE
7
IF
5
AF
5
RM
5
MM
5
EM
6
FM
4
RMO
5
GAN
7
LP
4
ES
5
GS
4
RS
8
FT
4
media
5.7
Rifkin's Festival (2020)
Titolo originale: Rifkin's Festival
Regia: Woody Allen
Genere: Commedia - Produzione: Spagna/Usa/Italia - Durata: 88'
Cast: Wallace Shawn, Gina Gershon, Elena Anaya, Louis Garrel, Steve Guttenberg, Christoph Waltz, Michael Garvey, Damian Chapa, Bobby Slayton, Stephanie Figueira, Luz Cipriota, Godeliv Van den Brandt, Manu Fullola
Distribuzione: Vision Distribution
Sceneggiatura: Woody Allen

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