Ritratto della giovane in fiamme di Cèline Sciamma - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 51/2019

Ritratto della giovane in fiamme


Regia di Cèline Sciamma

Perché Orfeo si volta a guardare Euridice? Come può l’atto di guardare essere più importante della vita? Se lo chiedono le protagoniste del quarto lungo di Céline Sciamma, in un’enclave fuori dal mondo: un’isola bretone frustata dal vento, dove la pittrice Marianne è chiamata a immortalare Héloïse in un ritratto istituzionale. Anzi: promozionale, ad hoc per l’uomo cui è destinata, imbrigliata dalle norme sociali che alla fine del Settecento non prevedono libero arbitrio per una donna in età da marito (e non è nemmeno la prima scelta: è uscita dal convento per “compensare” alla morte della precedente promessa sposa, sua sorella). Marianne guarda Héloïse, Héloïse guarda Marianne guardare lei, intorno non c’è altro: la madre contessa è assente, gli uomini pure, e il mondo delle due giovani donne è rifondato dallo sguardo reciproco. Un gesto che riscrive le loro storie e, per un brandello di tempo rubato, anche la Storia, come se le regole cui devono attenersi non fossero mai esistite. Quello di Sciamma è un vero e proprio teorema sull’atto di guardare e sull’essere guardate, che per tramite del mito di Orfeo e Euridice trova un’assonanza con un altro cruciale titolo femminista del 2019, La vita invisibile di Eurídice Gusmão. Anche quelle di Marianne e Héloïse sono vite invisibili, e non essere viste significa non esistere: in una delle scene più potenti, Marianne ritrae la giovane domestica mentre si fa aiutare ad abortire, in segreto, perché qualcuno dovrebbe vedere, ovvero riconoscere l’esistenza di ciò che le donne vivono, fuori dallo sguardo normato e accettabile. Che vuol dire anche rigorosamente eterosessuale, mentre quello che nasce tra le protagoniste è un amore queer, invisibile e invivibile, dove l’atto di scoprirsi attraverso lo sguardo dell’amata diventa rinascita identitaria, proprio come nel Carol di Todd Haynes, altro film in cui l’epoca non è che lo schermo per parlare dell’oggi. E il Settecento di Sciamma, filmato in 8K (da Claire Mathon, già direttrice della fotografia per i teoremi queer di Alain Guiraudie e per i corpi invisibili di Atlantique di Mati Diop) per catturare ogni rossore dell’epidermide, non ha nulla dell’estetizzazione a lume di candela da cinema in costume: è un mélo contemporaneo, dove l’ultradefinizione del digitale risponde al bisogno di rendere visibile. Il mélo (qui fiammeggiante solo nel titolo, a irridere una stanca locuzione automatica), infatti, è al centro della rivoluzione più consistente operata da Sciamma. Certo, più smaccata è la decostruzione del male gaze, dove lo sguardo del (e per il) maschio, dominante nelle convenzioni pittoriche, è concretamente rimpiazzato da quello femminile nella realizzazione del ritratto. Ma la potenza del film (della sua sceneggiatura, premiata a Cannes 2019) è nel raccontare l’amore tra due pari: non c’è gioco seduttivo, non c’è rapporto di potere tra le due protagoniste, al mélo è sottratto il fuoco del tormento perché l’elemento di Marianne e Héloïse è, piuttosto, (come spesso in Sciamma) l’acqua. Un orizzonte liquido a cui guardare affiancate, liberate: «Non so se so nuotare»; «Ma sai galleggiare».

I 400 colpi

PA
7
PMB
7
AC
10
FDM
10
SE
4
IF
9
MG
8
RM
8
MM
8
EM
8
FM
7
RMO
8
EMO
7
GAN
7
LP
8
ES
9
GS
7
FT
6
media
7.7
Ritratto della giovane in fiamme (2019)
Titolo originale: Portrait de la jeune fille en feu
Regia: Cèline Sciamma
Genere: Mélo - Produzione: Francia - Durata: 121'
Cast: Adèle Haenel, Noémie Merlant, Valeria Golino, Luàna Bajrami
Distribuzione: Lucky Red
Sceneggiatura: Cèline Sciamma

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