Roma di Alfonso Cuarón - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 49/2018

Roma


Regia di Alfonso Cuarón

Incalzante, sinfonico, “linguisticamente” scandaloso e fuori schema, Roma è scritto, diretto, montato e fotografato dal messicano Alfonso Cuarón, abituato alla sfrontatezza del “cinema di propaganda” (anche i blockbuster lo sono, e non solo platealmente, come Avengers: Infinity War), a cui aggiunge però una testimonianza accorata e obliqua di prima mano, la sua, tornando alle grandi tragedie nazionali. Quelle che non si possono rimuovere. E che lui attraversa come l’astronauta perduto nel nulla di Gravity con lucidità, compassione e disperazione. Via da quegli orrori che proseguono, a Ciudad Juárez, nel recente eccidio di studenti, nella carovana dei profughi venuti dall’Honduras... Dopo The Shock Doctrine, il doc scritto con Naomi Klein sulla CIA e la tortura come tecnica seriale d’esportazione; il programma televisivo México 68, el desafío olímpico, sulla strage del 2 ottobre in piazza Tlatelolco, e The Possibility of Hope, già profetico sul rapporto tra globalizzazione, migrazioni dei popoli e surriscaldamento terrestre, spiegato da Žižek e Todorov, Cuarón si concentra sulla strage governativa del 10 giugno 1971, di cui fu testimone diretto quando aveva dieci anni e abitava nel quartiere Colonia Roma della capitale. Inserisce personaggi qualunque, una famiglia della media borghesia messicana, la sua, in un contesto visivo superbo (uso di lenti panoramiche, pianisequenza arditi, camera a mano, schermo 16:9 che è perfetto per inquadrare serpenti, perché di serpenti si parla...) e storicamente determinato, per trasmetterci quel clima horror che traumatizzò irreversibilmente l’inconscio collettivo del paese. E il suo, di artista volante, esule poi in Italia, Los Angeles, Londra... Targato Netflix, rifiutato da Cannes solo per questo motivo, accolto da Venezia, consapevole che gli studios produttori del suo Harry Potter mai avrebbero finanziato un film così démodé, in bianco e nero, protagonista una donna di servizio che è pure “india” e con bandiere rosse sventolanti. Cuarón anche qui ricollega i suoi amori di sempre, Ladri di biciclette con Morte a Venezia, ovvero: come dare colore e salto di tono al monocromatico con l’uso esclusivo della cinepresa. Delle due immagini o sequenze che, montate, ne formano una terza, mentale, indelebile, inesistente. Già un film ejsenštejniano. Come in Ottobre, siamo alla ricostruzione “a quadrilatero” di una memoria collettiva, raccontata in prima persona maschile (ma qui in dolby e split screen) da Alfonso, alle prese con 1) il divorzio dei genitori benestanti, 2) l’odissea tragica di Cleo, l’adorata tata, 3) la CIA che addestra sottoproletari disperati, i Falchi, per proteggere il presidente reazionario Echeverría. E tra questi “Falchi” c’è proprio l’uomo di Cleo... La biografia incastonata dentro fatti determinanti l’evoluzione della civiltà sembra oggi il genere cinematografico principe, memore di Ivan, il terribile e Il Padrino. Ma qui è Yalitza Aparicio (Cleo), corpo avulso non solo rispetto ai soprammobili filologicamente perfetti e viscontiani, ma al cinema tutto, che vince con “la mossa del cavallo”: vagabonda tra le cose ai margini, tra gli insignificanti dettagli di un’esistenza senza carta di identità. Eppure il suo cine-occhio muto cattura tutto.

I 400 colpi

PA
10
PMB
9
MC
10
AC
8
FDM
8
SE
8
RM
8
MM
7
EMO
7
GAN
6
RS
10
FT
8
media
8.3
Roma (2018)
Titolo originale: Roma
Regia: Alfonso Cuarón
Genere: Biografico/Drammatico - Produzione: Messico - Durata: 135'
Cast: Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Diego Cortina Autrey, Carlos Peralta
Distribuzione: Cineteca di Bologna
Sceneggiatura: Alfonso Cuarón

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