Roubaix, une lumière - Roubaix, una luce di Arnaud Desplechin - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 39/2020

Roubaix, une lumière - Roubaix, una luce


Regia di Arnaud Desplechin

Roubaix, Fiandre francesi, 100 mila abitanti, antico distretto industriale, forte immigrazione algerina, polacca, italiana e portoghese, via di transito verso il Belgio che si scorge all’orizzonte. Oggi tra le città più povere dell’Esagono, il 45% degli abitanti vive sotto la soglia di miseria. Al cinema sta a Arnaud Desplechin come Marsiglia a Robert Guédiguian. Daoud è il commissario. Nato in Marocco ma cresciuto lì, nel morso di un freddo che ha imparato ad amare. Solitudine ma non rabbia, una tranquillità esistenziale che è come una corazza. Notte di Natale, il posto di polizia come Fort Apache in mezzo al delirio sociale. Minorenni in fuga, truffatori alcolizzati, violenza giovanile casuale. E un delitto. Si indaga. Con Daoud un “petit lieutenant” appena trasferito, Louis, quasi narratore esplicito; è lui a intercettare per primo le presunte assassine, Claude e Marie, giovani donne, amanti, ridotte ai margini dai conti della vita. Dialoghi, interrogatori, poliziotti buoni e cattivi, ripetizione infinita di domande e gesti, ricostruzioni e alibi, sempre uguali e sempre diversi, sempre più ricolmi di senso e disperazione. Daoud non assolve, però capisce. Non giudica, ma ascolta. Il confronto sottile tra lui e Louis è il punto di partenza. Non si conoscono ma amano entrambi le corse dei cavalli: il tenente le corse, il commissario i cavalli. Il giovane poliziotto, in uno scampolo di dialogo interiore bressoniano, sorprende descrivendosi carico di dubbi, ai tempi della prima comunione implorò Dio di risparmiargli la vocazione, adesso cerca un po’ di fede. Il commissario non ha più parenti, tutti tornati in Nord Africa (sempre indicato con la parola bled, che ha un significato quasi metafisico, del resto Jean Renoir su quell’“entroterra” ci fece un film), solo un nipote in carcere che lo odia. «L’ha fatto arrestare lei?» chiede il secondino, «Mai». Claude invece ha un figlio, già fuori campo, un’assenza che è destino. In questo panorama di nature mai morte le anime dei singoli vibrano impercettibili. Roubaix, come recita il titolo, è una luce, fredda e malinconica (l’aggettivo francese sombre è illuminazione e stato d’animo), la macchina da presa e il montaggio si adeguano. Le lunghe sequenze degli interrogatori si aprono a volte in assolvenza, dallo stacco nel buio alla luce appunto, e chi diavolo le fa più le assolvenze oggi? Solo Desplechin, cesellatore di recitazioni incredibili. Roschdy Zem, già poliziotto così in un altro grande polar, Una notte di Philippe Lefebvre, è semplicemente immenso. Léa Seydoux è forse la migliore attrice della sua generazione - lo riconosce anche Woody Allen nella sua autobiografia. Se ha ragione Ingmar Bergman a considerare il primo piano come specchio dell’anima, ecco, ogni inquadratura ravvicinata sulla faccia di Claude è un “altro” film, una verità insondabile. Ma non è da meno Sara Forestier (pure lei già in Una notte), Marie, manipolata fino a un certo punto dalla compagna, una prova pazzesca anche la sua. Infine Antoine Reinartz, che all’inizio sembra il Léon Morin melvilliano, una vera sorpresa. 

I 400 colpi

AA
8
PA
8
AB
7
PMB
9
MC
6
MSC
8
ADG
8
SE
9
IF
8
MG
9
RM
9
MM
9
EM
8
FM
8
RMO
7
GAN
8
LP
9
GS
9
RS
6
FT
8
media
8.1
Roubaix, une lumière - Roubaix, una luce (2019)
Titolo originale: Roubaix, une lumière
Regia: Arnaud Desplechin
Genere: Drammatico - Produzione: Francia - Durata: 120'
Cast: Roschdy Zem, Léa Seydoux, Sara Forestier, Antoine Reinartz
Distribuzione: No.Mad Entertainment
Sceneggiatura: Arnaud Desplechin, Léa Mysius

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Roubaix, une lumière» Cinerama (n° C0/2019)

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