Soldado di Stefano Sollima - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 42/2018

Soldado


Regia di Stefano Sollima

Il capostipite di Denis Villeneuve, nonostante l’abbacinante fotografia di Roger Deakins, Emily Blunt e la musica di Jóhann Jóhannsson, sollevava più dubbi che altro. Proprio come la tesi di fondo del film, ossia “afghanistanizzare” il narcotraffico alla frontiera fra Messico e Stati Uniti. Villeneuve, da cineasta liberal, si muoveva con passo ambiguo fra il testosterone della pagina scritta, i suoi interpreti e la volontà di realizzare un film d’azione politicamente corretto. Stefano Sollima, per sua e nostra fortuna, di simili preoccupazioni non ne ha mai avute, come dimostra (ancora…) l’eccellente ACAB – All Cops Are Bastards, che sta alla mattanza della Diaz come I ragazzi del coro di Robert Aldrich sta al Watergate e ai disordini di Watts. Sollima, in questo davvero e intimamente “americano”, cerca la moralità (filmica, perché solo quella conta al cinema…) nei gesti, nelle relazioni fra corpi e spazio e nel montaggio. E non è un caso che su un soggetto sbandierato dalla propaganda trumpiana Sollima riesca a creare un action movie nerissimo, disperato, essenziale, stando calato completamente nella premessa folle del film, lavorandone solo ed esclusivamente il versante tragico, senza mai cedere, nemmeno per un attimo, alla banale premessa ideologica, anzi rivelandone la nullità. Già, perché l’idea che i cartelli del narcotraffico messicano si prestino a fare da muli ai jihadisti dell’ISIS è una di quelle idee che, se da un lato avrebbero esaltato cineasti della tempra di John Milius (o Stallone), dall’altro non possono che terrorizzare tutti gli altri, aggrappati alle loro certezze “democratiche”. Sollima, proprio come i grandi maestri degli anni 70, Aldrich in testa, ci trascina di peso nel conflitto senza paracaduti rassicuranti. Da autentico “moralista”, non fa la predica a nessuno: osserva sul campo lo svolgersi della battaglia. Raramente nel cinema statunitense degli ultimi anni si sono visti conflitti a fuoco così secchi ed essenziali. Totalmente al di fuori dell’orbita autoreferenziale dell’action post-John Woo. Si spara e si muore. E anche gli interpreti - lontani dalla retorica del capostipite - si muovono come funzioni di un discorso che li agisce, motivo per cui il finale è ancora più nero, perché l’emergere della coscienza (di ciò che è stato) conduce sempre e comunque alla ripetizione dei medesimi errori. Sollima approccia la sua prima avventura statunitense non come un “cervello in fuga”, ma portando lo specifico della sua esperienza (l’ultimo del cinema dei generi, il primo del cinema seriale italiano) in un contesto nel quale s’immerge senza alcuna tentazione feticistica (il “mito” americano). Anzi, dimostrando come si possa conservare il proprio sguardo e gesto pur lavorando al servizio di una macchina enorme (e in questo è addirittura più americano degli americani…). Rispetto a Suburra, dove la notte romana riluceva del bling degli M83, Soldado è asciutto e duro come un disco degli Earth. Una macchina di rara potenza che nella filigrana della sua disperazione fa risplendere bagliori sconcertanti di disturbante umanità. Impeccabile.

I 400 colpi

PA
8
PMB
5
MG
6
RM
6
FM
5
RMO
8
EMO
6
GAN
9
LP
5
ES
7
media
6.5
Soldado (2018)
Titolo originale: Sicario: Day of the Soldado
Regia: Stefano Sollima
Genere: Thriller - Produzione: Usa/Messico - Durata: 122'
Cast: Benicio Del Toro, Josh Brolin, Catherine Keener, Matthew Modine, Isabela Moner, Jeffrey Donovan, Christopher Heyerdahl
Distribuzione: 01 Distribution
Sceneggiatura: Taylor Sheridan

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