Sono tornato di Luca Miniero - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 06/2018

Sono tornato


Regia di Luca Miniero

Buongiornissimo, Italia! Roma, piazza Vittorio. Mussolini è tornato. Caduto dal cielo nel 2017. Scambia il meltin’ pot per la rivincita dell’Abissinia, educa il maschio omega a essere viril seduttore, diventa personaggio tv, conquista la massa, desidera vincere. E vincerà. «Io non ho creato il fascismo, l’ho tratto dall’inconscio degli italiani» dice. Era vero ieri. È vero oggi. Luca Miniero non è timoroso della parola remake: prende il Lui è tornato tedesco (in cui Lui era Hitler), cambia dittatore e, in primis, il titolo. Hitler è una terza persona singolare, per la Germania. Una vergogna irredimibile, un indicibile da rimuovere, una storia sbagliata, da cui un intero paese, sul serio o per retorica, s’è distaccato. E che ora è tornato. Come tentazione, come trasgressione. Come osceno. Mussolini per l’Italia è una prima persona. Soggetto sottointeso. Sono tornato. Non c’è distacco. Non è un Lui, non è un altro, è un Io. E in quella prima persona singolare, in quel titolo, c’è la stessa catastrofe antropologica, con le dovute proporzioni, che Nanni Moretti coglieva nel finale di Il caimano. Berlusconi non era una maschera, non era il caimano, non era un attore, Berlusconi non era nemmeno se stesso. Il punto non era Berlusconi in sé, ma Berlusconi in me. Per questo Nanni Moretti si metteva in scena in prima persona, privo di trucco e parrucco, per raccontarlo. Perché raccontava - livido, cupo - un sentimento del tempo, un contagio collettivo, una malattia popolare, populista. Non serve trattare il particolare, non serve raccontare un Berlusconi, oggi. L’Italia, i suoi comici politici, le sue maschere dell’arte del potere, sono tornate a Mussolini. Il fascismo, oggi, è nel processo democratico e nei talk show, l’apologia non è un reato, ma un orgoglio. Ed è interessante che dal film tedesco Miniero riprenda il medesimo pastiche formale: fiction, mockumentary, candid camera con persone che incontrano il duce ritornante. Un ibrido inelegante, incapace di dare le coordinate per mettere ordine tra fiction e reale. Ma è una caratteristica coerente con un problema centrale: per il popolo di internet, per il popolo della tv, per il popolo tutto, il Mussolini di oggi (interpretato da un grande Popolizio che annichilisce tutto il resto del cast) è un attore, un personaggio di cui ridere, di cui accettare le celeberrime cose giuste, quelle che nonostante tutto dice e fa. Eppure Mussolini è Mussolini, non esce dal personaggio, perché non c’è personaggio. Punto. È una tautologia. E quello che racconta il film di Miniero è proprio questo, un paese la cui memoria, se va bene, soffre d’Alzheimer, e che non sa prendere le cose per quello che sono: non sa chiamarle col loro nome. Un popolo di spettatori (e produttori, e registi) che in nome dello spettacolo, della retorica, dell’ironia, accetta l’osceno perché fa audience e parla alla pancia di tutti, sperando che poi qualcuno discrimini e metta ordine nella dittatura del secondo grado di lettura. Mussolini è ritornato, non solo dentro di te. Ma tu sorridi, dai: metti caso che tu sia su candid camera.

I 400 colpi

IF
5
MG
4
FM
4
RMO
6
GS
5
media
4.8
Sono tornato (2018)
Titolo originale: -
Regia: Luca Miniero
Genere: Grottesco - Produzione: Italia - Durata: 100'
Cast: Massimo Popolizio, Frank Matano, Stefania Rocca, Gioele Dix, Guglielmo Favilla, Ariella Reggio, Daniela Airoldi, Luca Avagliano, Eleonora Belcamino, Massimo De Lorenzo, Giancarlo Ratti
Distribuzione: Vision Distribution
Sceneggiatura: Luca Miniero, Nicola Guaglianone

Pallini di FilmTv

Humour
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo

Vuoi vedere il film in streaming?

Aggiungi questo contenuto
ai tuoi articoli salvati.

Aggiungi questo film
a quelli che vuoi vedere.

Manda il testo di questo
articolo a un amico.

FilmTv è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963
Credits - Contatti
Privacy Policy