Sorry We Missed You di Ken Loach - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 53/2019

Sorry We Missed You


Regia di Ken Loach

Ricky accetta di comprare un furgone per consegnare pacchi come lavoratore autonomo in franchising, sotto la supervisione di Maloney. Ma presto i ritmi di lavoro e le spese per compensare ritardi ed esigenze assicurative si rivelano inconciliabili con la conduzione di una famiglia, quando non con la vita stessa. In continuità con Io, Daniel Blake anche la parabola di Sorry We Missed You (il titolo si riferisce al messaggio che i corrieri lasciano in assenza dei clienti: «Spiacenti di non avervi trovato») presenta tutte le caratteristiche del martirio. Lo intuiamo sin dal primo colloquio con Maloney, quello che sintetizza, tanto sul piano delle cause che su quello delle finalità, il senso ultimo del film: «Tu non lavori per me, tu lavori con me». Che assomiglia molto al «Non ridiamo di te, ridiamo con te» usato da chi sfotte ai danni dello zimbello di turno. Non c’è miglior modo di ingannare un poveraccio che illuderlo di non essere tale. E così anche Ricky, al pari dei Cipputi di Altan, finisce per doversi relazionare con un metaforico e assai scomodo ombrello. Ingabbiato da un orario lavorativo insostenibile, a Ricky non è più concesso ammalarsi, tardare, avere un incidente, fermarsi per una sosta. Meno che mai dover gestire i guai famigliari, determinati dalla sua forzata ma sostanziale assenza dal focolare domestico e aggravati da un figlio adolescente e irrequieto. Dopo Io, Daniel Blake e il suo inatteso successo - coronato dalla Palma d’oro a Cannes 2016 - Ken Loach ha mutuato una nuova missione: mettere in scena la cronaca della nostra quotidianità, spogliandola di ogni orpello, affinché quest’ultima, sottratta al caotico flusso dell’informazione, acquisisca dignità. Se là era la burocrazia l’obiettivo del dito puntato da “Red Ken”, in Sorry We Missed You tocca alle nuove maschere indossate dal vecchissimo sfruttamento: la beffa si chiama essere “padroni del nostro tempo”, svincolati da ogni forma di subordinazione. Le lacrime e l’empatia di Blake hanno lasciato quindi il posto a una frenesia inumana, che non permette nemmeno di affezionarsi al protagonista. Ricky non ha neanche il tempo di essere l’eroe dei nostri tempi. Loach sceglie una carta estrema, quella della povertà stilistica, di una semplicità di mezzi e di linguaggio che rasenta l’abbecedario cinematografico. Ma le braccia aperte della sua sincerità, spalancate nella stessa posizione del Joe di My Name Is Joe, obbligano a sospendere la vigilanza del critico, costringono ad alzare la matitina rossa. Qui c’è in ballo qualcosa di più. Che va anche oltre la sorte di Ricky, o del sottoproletariato impossibilitato a ribellarsi, e riguarda la sinistra nel suo complesso. Oggi che la priorità sembra inchiodata sulla rivendicazione identitaria o su questioni di libertà individuale, Loach riporta al punto. Mentre il rumore sembra condurvi altrove, cari lavoratori, la coperta si sta facendo sempre più corta, lo sfruttamento più subdolo e crudele. Ascoltate questo grido, prima che tutto sia perduto.

I 400 colpi

PA
5
MC
8
FDM
7
SE
7
IF
6
RM
5
MM
7
EM
6
RMO
8
EMO
6
LP
5
ES
7
GS
6
RS
8
FT
5
media
6.4
Sorry We Missed You (2019)
Titolo originale: Sorry We Missed You
Regia: Ken Loach
Genere: Drammatico - Produzione: Gb/Francia/Belgio - Durata: 100'
Cast: Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor, Linda E Greenwood, Harriet Ghost, Alfie Dobson, Charlie Richmond, Mark Burns, Ross Brewster
Distribuzione: Lucky Red
Sceneggiatura: Paul Laverty

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Sorry We Missed You» Cinerama (n° C0/2019)

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