Sulla infinitezza di Roy Andersson - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 21/2021

Sulla infinitezza


Regia di Roy Andersson

Nel cinema di Roy Andersson si vede l’umanità ridotta a figura intrappolata nello spazio: sbiadita, inghiottita dalla polvere posatasi sui vestiti e sulla pelle. «Ho visto un uomo…» dice la voce narrante di Sulla infinitezza introducendo il primo dei tanti tableau vivant di cui film è composto. «Ho visto una donna…», continua, e poi un giovane, due genitori, una coppia, un altro uomo con la figlia, un’altra donna, pure un esercito in ritirata… Figure. Sole, accompagnate, in primo piano, sullo sfondo, in volo come gli sposi di Chagall, intrappolate in una dimensione di cui non hanno percezione: «Perseguitate dallo spazio», come ha detto lo stesso regista svedese. Fissate in una singola azione, definite da pochi dialoghi, ridotte a mera presenza, queste figure stupite del proprio destino sono l’immagine dell’umanità persa nella confusione della vita. Quando Andersson girava pubblicità, prima di tornare al cinema nel 2000 con Canzoni del secondo piano, spesso allestiva in una sola inquadratura situazioni paradossali che mostravano concatenazioni di fatti e sorprese. Le sue scenette complesse e profonde, iperrealistiche e crudeli, tanto negli spot quanto poi a maggior ragione nei film a seguire, raccontavano aneddoti simpatici, a volte anche comici, e portavano impressi in ogni particolare i segni di una gravità angosciosa, come rappresentazioni sacre della tragedia dell’esistenza. A contare erano, e sono tuttora, due cose: l’allestimento dello spazio (in una casa, un ufficio, un bar, una strada in città o nella brughiera) e la costruzione del punto di vista. Tutto è preciso, necessario, calibrato, nelle scene di Andersson; il superfluo è eliminato e ci si concentra sul poco che resta dalla posizione in cui lo si osserva, come se guardare non fosse sufficiente a dimostrarci chi siamo, ma fosse l’unica possibilità per avvicinarsi a un senso. Sulla infinitezza riprende questo procedimento mostrando tipiche situazioni dell’universo di Andersson - un prete che chiede consigli sulla fede, uno psicanalista in ritardo per l’autobus, Hitler barcollante nel suo bunker, un poveretto che porta la croce, un uomo ignorato da un vecchio amico… - riducendo all’osso ogni possibilità di narrazione, movimento e parola, senza concatenazioni di fatti o sorprese. «Ho visto una donna, una responsabile del personale, incapace di provare vergogna» dice a un certo punto la voce narrante. L’immagine mostra una donna al centro di un ufficio le cui vetrate danno sul paesaggio livido di Stoccolma, e poi passa ad altro. Oltre ci sono la disumanità del mercato, le regole materiali del vivere civile, lo sfruttamento di ogni individuo; ci sono ma non si vedono, né si dicono: semplicemente, ci sono. Per Roy Andersson, anche e soprattutto in questo film secco e stanco, in cui ogni scena si interrompe prima di diventare divertente, beffarda o drammatica, l’immagine è lo spazio della vita; di quell’energia, come si sente dire, che per il primo principio della termodinamica è tutto quanto e non può essere distrutta, infinita. 

I 400 colpi

PA
8
PMB
5
CBO
7
MSC
7
ADG
6
SE
5
IF
7
RM
7
MM
8
EM
7
FM
5
RMO
6
GAN
6
LP
8
ES
10
GS
7
RS
5
FT
6
media
6.7
Sulla infinitezza (2020)
Titolo originale: Om det oändliga
Regia: Roy Andersson
Genere: Drammatico - Produzione: Svezia/Germania/Norvegia - Durata: 76'
Cast: Jan-Eje Ferling, Martin Serner, Bengt Bergius, Tatiana Delaunay, Anders Hellström, Thore Flygel
Distribuzione: Wanted Cinema
Sceneggiatura: Roy Andersson

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