The Disciple di Chaitanya Tamhane - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 18/2021

The Disciple


Regia di Chaitanya Tamhane

La distanza temporale, geografica e culturale che separa il pubblico occidentale dal khyal, l’antica musica sacra indiana al centro di The Disciple, è racchiusa nei gesti misteriosi e imperscrutabili dei musicisti che la eseguono, perduti in uno stato di concentrazione che segue ritmi inaccessibili ai più. Chaitanya Tamhane, regista indiano al secondo film dopo Court, vincitore nel 2014 della sezione Orizzonti a Venezia così come nel 2020 The Disciple ha ottenuto il premio per la miglior sceneggiatura, definisce il khyal una musica orizzontale, «meditativa, astratta, completamente diversa dalla musica classica occidentale, che è verticale» (vedi Film Tv n. 17/2021); per questo il suo film lo costruisce senza picchi narrativi e senza agganci temporali precisi, seguendo, anticipando, ricordando la vita del protagonista nel suo inesorabile dissolversi. The Disciple è la storia di un fallimento, o meglio di una presa di coscienza elaborata e sofferta. Sharad, giovane appassionato di musica e aspirante musicista di Mumbai, dedica al khyal l’intera esistenza, dall’infanzia segnata dalla passione che il padre trasmette ai figli, alla giovinezza e all’età adulta passate all’ombra di un guru che elargisce insegnamenti ma non può infondere il talento in chi ne è privo. E come il khyal si basa su un repertorio di brevi brani usati come basi per le improvvisazioni, allo stesso modo Sharad, tragicamente privo di talento, improvvisa la propria esistenza, adattando le scelte a ogni delusione. Chaitanya Tamhane allestisce un percorso di ascesi totalizzante che allontana sempre più Sharad dalle sue oneste aspirazioni: in fondo, la parola indiana khyal viene da una parola araba che significa “immaginazione”, “fantasia”. Nel corso e nel corpo del tempo, la vita di Sharad non vive di scontri, ma di sovrapposizioni e confusioni che offuscano la sua percezione del mondo e coinvolgono lo spettatore in un progressivo insabbiamento di contrasti e tensioni. The Disciple ha il ritmo monocorde ed estenuante - in tal senso perfettamente cinematografico, per come confonde tempo interiore e tempo materiale - della vita. La modernità delle ambientazioni e la confusione dei piani temporali, tra schermi tecnologici, talent show televisivi, video porno, si sovrappongono alle sonorità ancestrali e avvolgenti della musica khyal, scandita da lamenti ed eseguita con strumenti a corda e dolci percussioni. Quella di Sharad non è la tragedia di un uomo ridicolo, ma la normalità di un appassionato mediocre che la messa in scena distante e ironica di Chaitanya Tamhane isola tanto nel suo mondo solitario, quanto nelle sale da concerto in cui si esibisce, fallendo ogniqualvolta è chiamato a occupare il centro della scena. The Disciple asseconda l’immaterialità della musica dissolvendo l’estasi dell’ascolto nell’ampiezza senza appigli dello spazio e del tempo. Ci vuole del coraggio a fare un film pieno di musica, in cui la musica è ascoltata, osservata, studiata, amata, e mai spiegata. Ci vuol del coraggio a farlo, un film così, e anche un po’ a vederlo. 

I 400 colpi

PA
8
CBO
7
MC
8
AC
9
FDM
6
AF
7
MM
7
EM
7
FM
8
GAN
8
ES
7
GS
8
RS
8
media
7.5
The Disciple (2020)
Titolo originale: The Disciple
Regia: Chaitanya Tamhane
Genere: Drammatico - Produzione: India - Durata: 127'
Cast: Aditya Modak, Arun Dravid, Sumitra Bhave, Deepika Bhide Bhagwat, Kiran Yadnyopavit, Abhishek Kale, Neela Khedkar, Makarand Mukund, Kristy Banerjee, Prasad Vanarse
Distribuzione: Netflix
Sceneggiatura: Chaitanya Tamhane

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