The Irishman di Martin Scorsese - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 44/2019

The Irishman


Regia di Martin Scorsese

The Irishman non è solo una summa irresistibile e suprema del cinema di Scorsese; è anche la celebrazione di un modo di fare e pensare il cinema americano. Scorsese, oggi, incarna non solo la memoria del cinema statunitense, da Griffith in avanti passando per l’adorato Hawks e l’amato Ford, ma rappresenta la dignità di un modo di vivere, pensare e praticare il cinema esploso agli inizi degli anni 70, quando il rinnovamento di Hollywood passava per nomi come Coppola, Spielberg, Bogdanovich, Friedkin, Milius, De Palma e altri (tutti allevati da Corman). Ogni inquadratura di The Irishman trasuda una dignità inamovibile, fiera, una consapevolezza unica del cinema, del suo linguaggio, della storia e della sua arte. Nella vicenda del killer irlandese Frank Sheeran (un De Niro sublime), figura chiave di alcuni dei crimini più nefasti ordinati dalla mafia italoamericana, della sua amicizia con Russell Bufalino (un Joe Pesci perfetto) e del loro rapporto con Jimmy Hoffa (Al Pacino: magnifico!), il capo dei Teamsters, il sindacato dei camionisti cui il mondo del crimine chiede prestiti per finanziare i casinò a Las Vegas, Scorsese compone un affresco complesso del tempo perduto di rara commozione. Nella sceneggiatura di Steven Zaillian, Frank e Russell intraprendono un viaggio, assieme alle mogli, che attiva la memoria. E mentre la vettura procede in avanti verso Detroit, la memoria di Frank viaggia all’indietro: la prima volta che ha incontrato Russell ai lavori per la mafia. Rispetto a Quei bravi ragazzi Casinò, Scorsese abbandona il primato del montaggio per dare forma a una memoria malinconica che scorre lentamente, inesorabilmente. Non vi è più nessuna epica, tutto avviene nella dimensione di un racconto ad altezza di vicinato, di quartiere. Le uccisioni sono eseguite con il minimo di dispendio di volume da fuoco e delle armi ci si libera attraverso il rapido montaggio reiterativo a opera della sempre magnifica Thelma Schoonmaker. The Irishman reiventa letteralmente il mondo gangsteristico di Scorsese. Il tempo erode tutto e nessuno si ricorda di Jimmy Hoffa o di Anthony “Fat Tony” Salerno. Resta solo Frank, che invece si ricorda tutto, tutti, ma continua a tacere. Solo i federali si ricordano ancora di Frank, ma lui con loro non parla. The Irishman è il poema del tempo perduto di Scorsese, intrecciato nell’omaggio agli amici De Niro e Pesci (senza dimenticare Harvey Keitel). I movimenti di macchina sulle automobili, la dolcezza con cui il regista filma il rituale del pane bagnato nel vino che resta identico nel corso degli anni e il tempo che Scorsese dona ai suoi attori per ritrovare se stessi e un mondo ormai perduto sono semplicemente commoventi. E sullo sfondo risuonano il tema di Grisbì di Becker, le musiche di Nascimbene per La contessa scalza di Mankiewicz e persino il tema di Anna (El negro Zumbón) composto da Trovajoli. Un tempo trascorso inesorabilmente anche per lo spettatore. Mai più, infatti, questo mondo tornerà a vivere con tanta forza, bellezza, necessità e, sì!, poesia, sullo schermo. The Irishman è anche la nostra storia: di come abbiamo amato il cinema americano e di come abbiamo imparato a rivederlo attraverso i film di Scorsese. E ora anche noi siamo storia. Anche se nessuno ci ha visti.

I 400 colpi

AA
9
PA
8
PMB
8
MC
10
AC
9
SE
8
IF
9
MG
8
RM
10
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8
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8
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9
LP
7
GS
10
RS
10
media
8.8
The Irishman (2019)
Titolo originale: The Irishman
Regia: Martin Scorsese
Genere: Gangster - Produzione: Usa - Durata: 209'
Cast: Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel, Jesse Plemons, Bobby Cannavale, Anna Paquin, Jack Huston, Stephen Graham, Ray Romano
Distribuzione: Cineteca di Bologna/Netflix
Sceneggiatura: Steven Zaillian

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