The Other Side of the Wind di Orson Welles - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 44/2018

The Other Side of the Wind


Regia di Orson Welles

Nel 2018 un film inedito di Orson Welles, come dire un disco mai sentito di Jimi Hendrix o un libro mai pubblicato di Melville (non lo cito a caso, essendo il suo capolavoro Moby Dick legato a doppio filo con il protagonista John Huston e con lo stesso Orson). The Other Side of the Wind viene girato quasi tutto («al 96%», dirà il regista) tra il 1970 e il 1971, poi la società produttrice europea incappa in problemi fiscali e la lavorazione ha un primo stop. Ce ne saranno altri ma Welles non demorde, è un po’ l’opera della vita, di sicuro quella alla quale si è più a lungo dedicato se si considera che l’idea del soggetto venne addirittura nel 1961, subito dopo il sucidio di Ernest Hemingway, al quale è idealmente dedicata. Nel 1976 le riprese sono finalmente terminate e comincia un altrettanto difficile processo di montaggio, che porterà a un unico cut provvisorio di circa 45 minuti. Il resto è storia più recente. All’amico, collega, collaboratore e qui co-protagonista Peter Bogdanovich, Welles in un momento di sconforto dice: «Se mi succede qualcosa finiscilo tu»; e così è stato, specie per il processo produttivo. Il montaggio è la cosa più dura. Circa dieci ore di girato complessivo arrivano al montatore Bob Murawski che inizia a digitalizzare le scene già in parte tagliate da Welles. Il cineasta aveva compilato a margine della sceneggiatura e in altre note giornaliere una sorta di “diario di lavorazione” che comprendeva anche indicazioni di montaggio. Annotazioni precise, certo, ma con un problema: Orson non aveva numerato le sequenze, le bobine erano nominate a seconda del contenuto (tipo: «Jake in car» oppure «Peter at bathroom door») quindi all’abilità del montatore è stato demandato il raggiungimento di una continuity definitiva. Il risultato è straordinario. The Other Side of the Wind, presentato in anteprima fuori concorso alla 75ª Mostra di Venezia, racconta ”l’ultimo spettacolo” di un grande regista di Hollywood interpretato da Huston. Durante un party crepuscolare mostra il girato del suo nuovo film d’avanguardia con Oja Kodar predatrice, una specie di Zabriskie Point dionisiaco, una bizzarria autoriale rispetto alla produzione precedente ma anche un atto di libertà creativa e sentimentale estremo. The Other Side of the Wind comincia con l’inquadratura degli operai che escono dagli studios, alla fratelli Lumière, e procede infilandosi in una storia che mescola autobiografismo e omaggi, anche agli amici (dalla mensola di un camino occhiegga la bottiglia di whiskey della marca amata da Huston: questo in fondo è anche un monumento a lui). Una sorta di 8 1/2 wellesiano impressionante da un punto di vista espressivo, dove la presenza dell’autore di Quarto potere si respira in ogni inquadratura. Il film, difficilmente imbrigliabile in uno schema narrativo, è girato quasi tutto in pellicola 16 mm ma anche in 8 mm - le scene della festa, con il moltiplicarsi dei punti di vista - fino al clamoroso, magnifico 35 mm del film nel film con Oja. La complessità di The Other Side of the Wind è talmente stratificata che ne discuteremo e scriveremo forse per anni, è quasi un auspicio. Mi interessa qui sottolineare, in ultimo, la sua vitalità, un’energia pazzesca che davvero, è solo del grande cinema.

I 400 colpi

AA
9
PA
6
PMB
7
MC
10
AC
9
FDM
9
IF
8
MG
9
RM
8
MM
10
FM
8
RMO
10
EMO
10
GAN
9
GS
10
RS
10
media
8.9
The Other Side of the Wind (1970/2018)
Titolo originale: The Other Side of the Wind
Regia: Orson Welles
Genere: Sperimentale - Produzione: Usa - Durata: 122'
Cast: John Huston, Peter Bogdanovich, Oja Kodar, Robert Random, Susan Strasberg, Lilli Palmer, Joseph McBride
Distribuzione: Netflix
Sceneggiatura: Oja Kodar, Orson Welles

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