The Post di Steven Spielberg - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 05/2018

The Post


Regia di Steven Spielberg

Poco prima della fine di The Post, Steven Spielberg inquadra e muove appena la macchina verso una figura di tre quarti che abbiamo già visto al telefono, attraverso una finestra della Casa bianca, e che ordina brutalmente di non far mai più entrare un giornalista del “Washington Post” nel palazzo presidenziale. Mentre la voce di Nixon - perché del presidente si tratta - prosegue, assistiamo alla scoperta dell’effrazione alla sede del Comitato del Partito democratico nel palazzo del Watergate Hotel. Poche immagini, l’ultima delle quali è una visione notturna delle finestre dell’edificio, mentre qualcuno chiama la polizia. Dove cominciava Tutti gli uomini del presidente di Alan J. Pakula (la storia dello scandalo Watergate, che portò alla rovina di Nixon nel 1974), finisce The Post, che racconta invece dei Pentagon Papers, un rapporto di 7.000 pagine commissionato nel 1967 dal segretario della difesa Robert McNamara, dal quale emergeva che quattro presidenti americani (Truman, Eisenhower, Kennedy e Johnson) avevano ingannato l’opinione pubblica sulla guerra del Vietnam. Rapporto insabbiato, trafugato e riemerso nel 1971 sulle pagine del “New York Times”, che fu bloccato dalla Corte federale. Ma tre giorni dopo il “Washington Post”, allora un buon quotidiano locale che stava per quotarsi in borsa, riprese il filo del racconto e la pubblicazione dei documenti. La tradizione della stampa investigativa come baluardo di onestà: come dice Ben Bradlee (il leggendario direttore del “Post” dal 1968 al 1991), «Noi dobbiamo essere i guardiani del loro potere»; o, come dice il Primo emendamento della Costituzione, «Il Congresso non promulgherà leggi che limitino la libertà di parola o di stampa». Costruito come un thriller giornalistico («È la stampa, bellezza»: Bogart in L’ultima minaccia di Richard Brooks), The Post non solo prosegue l’accorata analisi della Storia e dei fondamenti e tradimenti dello spirito della democrazia americana intrapresa da Spielberg con Lincoln e Il ponte delle spie, non solo affronta un tema di bruciante attualità (nell’America di Trump, ostile a qualsiasi organo di stampa che la pensi diversamente da lui, come in quella parte del web per la quale una notizia vale l’altra, vera o falsa che sia), ma apre anche un’insolita finestra “femminile” nel lavoro dell’autore. Giocato sul montaggio alternato tra il fermento della redazione e le riunioni con finanziatori e consulenti cui è costretta l’editrice del “Post”, Katharine Graham, socialite di mezza età che ha ereditato la società alla morte del marito, unica donna in un mondo di uomini che non la considera all’altezza, The Post ne fa la vera “eroina” della storia. Se Ben Bradlee (Tom Hanks, nella parte che fu di Jason Robards in Tutti gli uomini del presidente) è il classico giornalista votato al lavoro, Katharine Graham (una Meryl Streep umanissima) tentenna, esita, si schermisce. Poi, tira fuori la grinta: il giornale è suo. E vince, con Ben, con l’America, almeno per una volta. E quando partono le rotative e le scrivanie tremano è un gran momento di cinema.

I 400 colpi

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8
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10
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10
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The Post (2017)
Titolo originale: The Post
Regia: Steven Spielberg
Genere: Biografico - Produzione: Usa - Durata: 116'
Cast: Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Matthew Rhys, Alison Brie, Bradley Whitford, Bruce Greenwood, Carrie Coon

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