The Square di Ruben Östlund - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 45/2017

The Square


Regia di Ruben Östlund

To play. Un verbo che sta per recitare, interpretare, giocare. Simulare. È questo ciò che interessa a Ruben Östlund, regista svedese Palma d’oro 2017 con The Square: rimettere in scena un teatrino sociale, osservare il comportamento degli attori al suo interno, ricostruirne ed esasperarne le regole, far caricatura dei punti critici. Trattamento sociologico. Tratto satirico. I titoli dei suoi film sono chiari: Involuntary, e poi Play e Forza maggiore, per indicare la natura conformista dell’agire sociale, i meccanismi di potere che lo regolano e i riflessi che lo svelano. The Square, perché tutto è inquadrato, tutto è palco e recita, tutto in fondo, per i suoi protagonisti, è recluso, asettico, anallergico, El Dorado borghese lontano dal reale, tutto sotto controllo. Ma. Prendiamo Play, per esempio. Si raccontava di adolescenti di colore che, fingendo di essere stati derubati e incolpando figli della classe media e bianca, riuscivano a rapinare loro, sul serio: la «strategia del fratellino derubato», con cui (da cronaca) facevan lauti bottini. Giocando sui sensi di colpa del privilegio bianco, aggredendo il pregiudizio e l’orgoglio del politicamente corretto, portando il tutto a un punto di crisi, a un vuoto di coordinate. Bullismo sofisticato. Contro lo spettatore, in primis, costretto a soppesare di continuo la sua posizione sui fatti. Di Play, The Square è il seguito ideale. Caricaturale. E semplificato. Ci sono un curatore di museo pubblico (non è un dettaglio) e quello che è, oggi, il mondo dell’arte per Östlund. Un mero progetto di marketing, una forma algida d’impegno sociale, un mercato di concetti privi d’arte e incapaci di parte, possibilmente venduti con formulette in inglese, strategie 2.0 e temi umanistici. Così, come sempre, lo svedese porta fuori controllo il verbo to play, contro chi gestisce il potere del gioco, contro tutto quel che è simulato nella società bene di oggi. Lo sfoggio retorico, l’umanitarismo progressista ed elitista, il falso idealismo engagé di un capitalismo che si gode i suoi concept solidali, ma non è in grado di agire in aiuto di nessuno. Lo fa, come in Play, dando il controllo degli happening a soggetti inattesi, ladri, classi inferiori, bimbi, donne fuori dal giro, malati di sindrome di Tourette, gente che non sa o non può stare al gioco, costruendo per loro contro-recite che mettono in crisi. Ne esce un percorso di scenette a effetto domino che per il curatore di mostre (uno per cui anche il senso di colpa per un presunto infanticidio suona come il loop di un’installazione) sono una via crucis grottesca, un La grande bellezza protestante (stesso interrogare un mondo fatto di pose, stessa visione dell’arte contemporanea, stessi riferimenti a La dolce vita, ma con delitto e castigo moralista), che rispetto ai film precedenti sceglie l’aneddotica barzellettiera, lo sberleffo vignettistico che prende parte, eludendo quel gioco ambiguo con lo spettatore che, probabilmente, per Östlund è oggi troppo relativista. Coerentemente: troppo da arte contemporanea.

I 400 colpi

PA
8
PMB
5
SE
4
IF
6
MG
5
RM
5
EM
7
FM
7
GAN
7
LP
6
GS
7
FT
5
The Square (2017)
Titolo originale: The Square
Regia: Ruben Östlund
Genere: Grottesco - Produzione: Svezia, Germania, Francia, Danimarca - Durata: 142'
Cast: Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary, Christopher Læssø, Linda Anborg, Annica Liljeblad, Emelie Beckius, Sarah Giercksky, Jan Lindwall

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