The Trouble with Being Born di Sandra Wollner - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 47/2021

The Trouble with Being Born


Regia di Sandra Wollner

 Il titolo è lo stesso di un volume d’aneddoti, note, aforismi di Emil Cioran, L’inconveniente di essere nati. Un libro di frasi come questa: «Ci ripugna, certo, considerare la nascita un flagello: non ci è stato forse inculcato che era il bene supremo, che il peggio era posto alla fine e non all’inizio della nostra traiettoria? Il male, il vero male, è però dietro, non davanti a noi». Amen. La forma è quella di una fantascienza realistica, minimale, esistenziale, nichilistica, come un dato di realtà leggermente perturbato, sfumato in distopia, un presente lievemente aumentato, distorto nel futuro. Collegamenti: Non lasciarmi di Mark Romanek, Womb di Benedek Fliegauf, Lei di Spike Jonze. La regista, Sandra Wollner, è austriaca, classe 1983, compagna di un talento del cinema tedesco (Timm Kröger, direttore della fotografia e regista del notevole Zerrumpelt Herz, 2014), tra le 50 registe del futuro secondo Film Tv (vedi n. 13/2020) e già autrice di un bellissimo film di diploma, The Impossible Picture, 2016: un finto found footage familiare su un padre che muore, una figlia disabile che testimonia, una nonna che pratica l’aborto clandestino, gli spettri della storia di un paese. The Trouble with Being Born è la storia di Elli, prima, e di Emil (il riferimento è a Cioran, naturalmente), poi: due nomi per lo stesso androide-bambino, lo stesso lavoro in pelle ridefinito dallo sguardo e dal bisogno di chi lo usa, un contenitore di desideri in memoria, di ricordi indotti e tradotti in voice over. Elli è una bambina che condivide, con Papa, un uomo che si vuole padre e la vuole come figlia, un rapporto d’amore incestuoso, anche sessuale: un oggetto utile ad aggirare lecitamente un tabù. Emil, dopo il reset di Elli, è il piccolo fratello defunto che una vecchia signora vuole rianimare, è lo strumento per superare un trauma lontano, un surrogato sintetico per annullare la morte (siamo nei pressi di Canetti, prima che di Cioran). Così, questo novello Pinocchio, filmato in elegante 4:3 in scene di squallida banalità, è, per Wollner, una cavia, l’esperimento di un laboratorio d’egoismo, un parente dell’Annette di Leos Carax, un vuoto da riempire, una marionetta che non deve divenire bambino. Lo specchio che assorbe un eccesso, uno slancio contro lo stato delle cose morali e naturali del reale. La messa in materia di un desiderio che dice, perfettamente, delle paure e delle perversioni del contemporaneo, dell’hybris di un presente che non sa accettare i limiti, che non sa guardare la morte, che non sa considerare l’alterità (e la genitorialità) se non come estensione del sé. Come, ancora, Family Romance, LLC o i film di Yorgos Lanthimos, Alps su tutti. Fino a che il meccanismo non si rompe, fino a che Emil si ricorda di essere Elli, fino a che la macchina non fa attrito, si anima da sé, e smette di servire, per l’appunto. Il film, Premio speciale della giuria in Encounters a Berlino 2020, è stato ritirato dal Melbourne Film Festival per prurigini pedopornografiche. Ma, esattamente come sostiene il film, la colpa, la paura, la perversione sono sempre e solo nell’occhio di chi guarda, di chi usa, di chi abusa delle immagini.

The Trouble with Being Born (2020)
Titolo originale: The Trouble with Being Born
Regia: Sandra Wollner
Genere: Drammatico/Sci-fi - Produzione: Austria/Germania - Durata: 94'
Cast: Lena Watson, Dominik Warta, Ingrid Burkhard
Sceneggiatura: S. Wollner, R. Warich

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