Tre piani di Nanni Moretti - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 38/2021

Tre piani


Regia di Nanni Moretti

Giudice, finalmente: dopo quasi mezzo secolo di carriera passato a scoccare sentenze morali contro i personaggi intorno a sé, Nanni Moretti si prende il ruolo di arbitro che ha sempre ricoperto in borghese. Nel condominio del giudice Vittorio, austero in tribunale come nelle vesti di padre e marito, vivono altre tre famiglie: una coppia matura con nipote adolescente in visita dalla Francia, una coppia giovane con figlia piccola, una donna incinta e spesso sola (il marito lavora all’estero). Nell’arco di poche ore, complici un incidente d’auto, un parto e una passeggiata annebbiata dalla senilità, le vite di tutti si ritrovano davanti a scelte amare, con un effetto domino capace di segnare le esistenze attraverso i lustri (il film è scandito dalla reiterata didascalia «cinque anni dopo»). Per la prima volta Moretti si affida al testo di un altro, il romanzo omonimo di Eshkol Nevo, trasportando da Tel Aviv a Roma un intreccio il cui sottotesto sociopolitico israeliano è lampante, soprattutto nel personaggio di Riccardo Scamarcio, padre ossessionato dal torto subito dalla propria bimba che finisce per perpetrare un atto ancor più repellente sulla figlia di altri, agendo con l’ottusa violenza della vittima; il tema cardine del film è, d’altronde, quello della responsabilità, delle colpe dei padri e degli errori dei figli. Il voyeurismo di Bianca non si ferma più alle finestre, ma s’infila dentro gli altrui appartamenti, in un film girato prima della pandemia e che dell’era del lockdown diventa involontaria chiosa, col ritratto mortificante di un gruppo di persone in interni incapaci di pensare e agire come comunità; e, come in Bianca, il giudice Nanni elargisce ancora punizioni esemplari, non più sentenze di morte per chi tradisce o si separa, ma l’oblio cui è relegato il figlio «imbecille». Però di quel rigore, di quella bilancia morale, di quelle parole che sempre «sono importanti», nessuno se ne fa più niente, in Tre piani ; il giudice sparisce di scena, la vita va avanti, le persone imperdonabili (il figlio colpevole, il fratello truffatore, il vicino abusatore) vengono perdonate a ritmo di milonga, nell’unico lacerto finale, a braccetto con l’onirico, che arrivi a rompere la superficie piatta della messa in scena. Perché il linguaggio usato da Moretti è quello estenuante e mestamente meccanico della televisione, una secca frontalità che dalla lezione dei grandi maestri europei scivola dritto nella soap opera, con primi piani insistiti, ritmo latitante, fotografia piattissima e resa dei dialoghi il meno lusinghiera possibile per gli attori; perfino gli interni dei quattro appartamenti sono intercambiabili, sfondi prefabbricati da fiction di prima serata. Laddove Martone porta il linguaggio televisivo al cinema per nobilitarlo, Moretti lo ammala e lo rende punitivo (ve lo meritate, Un posto al sole?). Scarnificata dall’ironia, la poetica del regista persegue un minimalismo sfiancante, sprezzante del ridicolo, annichilito nella mancanza di ulteriori piani. «Non trovo la spontaneità un valore, credo nell’autenticità» ha dichiarato in proposito Moretti; come a dire che, ce l’ha insegnato il cardinale Melville, la nostra verità sta solo nel recitare un ruolo, e il più delle volte siamo pessimi attori delle nostre vite.

I 400 colpi

PA
5
PMB
4
CBO
5
ADG
6
FDM
5
SE
4
IF
5
MG
5
RM
5
EM
8
FM
3
RMO
5
LP
5
GS
5
media
5.0
Tre piani (2021)
Titolo originale: -
Regia: Nanni Moretti
Genere: Drammatico - Produzione: Italia/Francia - Durata: 119'
Cast: Riccardo Scamarcio, Margherita Buy, Alba Rohrwacher, Adriano Giannini, Elena Lietti, Nanni Moretti, Denise Tantucci
Distribuzione: 01 Distribution
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Federica Pontremoli, Valia Santella

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