Un affare di famiglia di Hirokazu Koreeda - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 37/2018

Un affare di famiglia


Regia di Hirokazu Koreeda

La questione è semplice: o accettiamo che Kore-eda appartenga a quegli autori che lavorano praticamente sempre attorno alle loro “poche cose” (ce ne sono tanti, ce ne sono stati e ce ne saranno), oppure non ne usciamo. Non c’è niente di male a insistere, perché ci sono cose - appunto - che è bene ribadire. La critica però dovrebbe superarle a destra, altrimenti finiamo dritti nel cliché, cioè l’ostacolo ingombrante che impedisce misure e proporzioni. Non dilunghiamoci quindi ancora una volta con lo stereotipo che vuole Kore-eda quale prolifico Ozu contemporaneo. Per anni non s’è detto altro; che sia vero o no mi interessa poco. Provo a evitarlo. E a guardare a Un affare di famiglia come a un melodramma possibilmente senza Ozu, dove le relazioni fra i personaggi appartengono più alla contemporaneità che alla “semplice” idea di famiglia. Un film sull’oggi, non un film su un domicilio conosciuto; un film sul significato dei rapporti fra individui in una realtà in cui il buon senso non fa rima con morale. Difficile raccontarlo, Un affare di famiglia, evitando di rivelare troppo. Basti questo: alcune persone che vivono pigiate in una casa non enorme e che sembrano unite da legami di parentela decidono di accogliere una bambina apparentemente abbandonata da genitori poco di buono. La sensazione, davanti all’inevitabile perplessità iniziale degli adulti e della minore e alla successiva rinuncia a ogni difesa in favore di un irresistibile bisogno d’affetto, è che qualche pezzo della composizione sia però fuori posto. Tuttavia, al netto di una rivelazione sconcertante, mi pare che Un affare di famiglia sveli non tanto la complessità o la fragilità dell’ideologia famigliare tradizionale, bensì la sua inapplicabilità a un mondo odierno che fuori, fuori dalle quattro pareti e fuori dalle sicurezze che ognuno di noi si è costruito, è cieco e sordo di fronte all’eventualità di una nuova verità, e sopravvive di vecchie certezze e noiosi manuali. Kore-eda, che di un Giappone sentimentalmente forte ma anche rigido non ha mai smesso di raccontare pregi e vizi attraverso il privato, questo mondo così ricco e spietato lo rappresenta al solito con il massimo del relativismo: Un affare di famiglia, che ha vinto la Palma d’oro a Cannes ma non è il capolavoro del regista (Nessuno lo sa, I Wish e Ritratto di famiglia con tempesta gli sono superiori), è perciò il ritratto intimo e angosciante dell’insopportabilità del pensiero comune. Ciò che ci allontana, sembra dirci Kore-eda, non è sempre e soltanto la violenza, ma anche la nostra convinzione di giustezza, talvolta tanto intoccabile da risultare gelida e distante. Però mi rendo conto che anche Ozu, “altezza” della cinepresa a parte, filmava costantemente l’intimità e la riservatezza come nodi del tempo e del cambiare del tempo. E niente, non ci si riesce, i grandi registi fanno cadere nelle trappole della critica, e costringono a fare come loro, perseverare nel noto. Forse è meglio così, quando è importante.

I 400 colpi

PMB
8
FDM
8
SE
9
IF
8
AF
9
MG
7
RM
8
MM
7
EM
10
FM
9
RMO
8
EMO
8
GAN
6
LP
6
ES
9
GS
7
FT
10
media
8.1
Un affare di famiglia (2018)
Titolo originale: Manbiki kazoku
Regia: Hirokazu Koreeda
Genere: Drammatico - Produzione: Giappone - Durata: 121'
Cast: Lily Franky, Sakura Andô, Mayu Matsuoka, Sôsuke Ikematsu, Jyo Kairi, Miyu Sasaki, Kirin Kiki, Naoto Ogata, Yôko Moriguchi, Yûki Yamada, Akira Emoto, Chizuru Ikewaki, Moemi Katayama
Distribuzione: Bim
Sceneggiatura: Hirokazu Koreeda
Montaggio: Hirokazu Koreeda

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