Le locandine di Film TV

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Locandine /// Poster memorabili di film imperdibili, dal 1999 ad oggi.

Gli aristogatti

Regia di: Wolfgang Reitherman

Titolo originale: The Aristocats
Anno: 1970
Genere: Animazione
Produzione: USA
Durata: 78 minuti

A qualcuno piace gatto


Ilaria Feole su Gli aristogatti

Tutti quanti voglion fare il jazz. Ma probabilmente non tutti quanti vogliono essere gatti. Lo sfacciato tradimento filologico operato nella traduzione italiana dei disneyani Aristocats è il segreto del suo successo nel Belpaese: a partire dal capolavoro di canzone che intona «Alleluja» al genere musicale più caldo, il jazz, in originale Everybody Wants to Be a Cat. Se Gli Aristogatti occupa un posto di rilievo nella memoria di almeno 3 generazioni di italiani il merito è tutto dell’idea alquanto balzana ma geniale di trasformare il fulvo irlandese O’Malley in un gattone soriano e romanaccio, Romeo. Doppiato dalla voce malandrina di Renzo Montagnani («Siamo oche!» ricordano Adelina e Guendalina Blabla. «Nooooo! V’avevo prese pe’ cigni» sfotte Romeo), il vagabondo che «pe’ arivacce (a Parigi) da Roma ha fatto l’autostop» è il contraltare sguaiato dei compostissimi, educati e un po’ antipatici micetti aristocratici di Madame (le cui libere traduzioni dei nomi, invece, risultano un po’ meno sensate: Berlioz diventa Bizet, Toulouse diventa Matisse e Marie è Minou). Farabutto (aiuta Duchessa in cerca di avventure galanti, però resta ben deluso nello scoprire che ha prole al seguito) ma dal cuore buono, Romeo è la vera forza del film, adorabile canaglia che ruba il latte e bazzica i randagi musicisti dei bassifondi parigini. Con lui, un esercito di comprimari spassosi che sono uno dei marchi di fabbrica del grande Wolfgang “Woolie” Reitherman, una vera e propria leggenda della Disney: primo animatore nella Storia a curare da solo la regia di un lungometraggio (nel 1963, con La spada nella roccia), ha lavorato per la casa di Topolino per 46 anni consecutivi, dalle Silly Simphonies fino agli anni 80. Il suo segno è inconfondibile: tratto morbidissimo e personaggi dinoccolati, scene di danza e d’azione, un gusto spassionato per i personaggi secondari e, soprattutto, per i villain. Dall’iconica Crudelia DeMon di La carica dei 101 alla tarchiata e prepotente Maga Magò, fino all’«avido e pavido» Re Giovanni Senzaterra, Reitherman ha rivoluzionato la figura del serioso cattivo disneyano, trasformandolo in un personaggio buffo, umano, affascinante, a volte perfino in quello per cui fare il tifo. Il meschino maggiordomo Edgar di Gli Aristogatti appartiene di diritto alla categoria; in fondo, è difficile non simpatizzare con un fedele servitore la cui senescente e un po’ svanita padrona decide di lasciare un’esorbitante quantità di denaro in eredità a una cucciolata di gattini. Europeo di nascita, Reitherman omaggia il Vecchio Continente con i bellissimi fondali parigini su cui si muovono Romeo & Co., e firma quello che è sicuramente il meno scatenato e avventuroso dei suoi lungometraggi (basti pensare al ritmo ben più frenetico dei capolavori Robin Hood e Il libro della giungla). Gli Aristogatti, ancorato a un plot piuttosto esile, vive in realtà di deliziose digressioni affidate a quelle spalle per cui Reitherman ha sempre avuto più simpatia rispetto agli “eroi” (si veda il geniale Merlino rispetto a Semola/Artù, la strana coppia Baloo & Baghera rispetto a Mowgli, i rotondi e sfacciati Little John e Lady Cocca rispetto ai trepidanti Robin e Marian; in Le avventure di Bianca e Bernie resta nel cuore perfino la muta libellula Evinrude). Così è per l’incontro con le impagabili oche britanniche Adelina e Guendalina, che costringono tutta la truppa felina a ondeggiare il bacino a mo’ di pennuti palmati (senza parlare dell’alcolizzato zio Reginaldo, in procinto di diventare paté); per i surreali dialoghi tra i segugi in cerca di chiappe addentabili, Napoleone e Lafayette; per il fantozziano topino Groviera (doppiato, come pure il decrepito avvocato Georges, dal grande Oreste Lionello). E, soprattutto, per i multietnici gatti musicisti del finale; in fondo, degli eroi non c’importa poi molto, vogliamo solo fare il jazz.

La controlocandina di Ilaria Feole

Diciamo la verità: il mondo è dei topi. In principio fu Felix, gatto popolarissimo negli anni 20, ma con la creazione del buono e bravo Mickey Mouse (fin dalla prima apparizione corredato di un villain ovviamente gatto, Gambadilegno), per i mici animati non c’è più stato niente da fare: relegati al ruolo di spalla, quasi sempre perfidi e spesso, in barba alla sublime intelligenza felina, dipinti come imbranati. Così, prima di diventare protagonisti con Gli Aristogatti, i poco encomiabili esempi di felini disneyani sono il sadico Lucifero, gattone viziato delle sorellastre di Cenerentola, l’ambiguo e sibillino Stregatto che confonde le idee alla povera Alice nel Paese delle Meraviglie e i malefici siamesi di Lilly e il vagabondo. Fa eccezione il cucciolo Figaro di Pinocchio che però, a differenza del grillo, nemmeno parla. Anni dopo, la Disney li riscatterà con il coraggioso micetto protagonista della versione a quattro zampe di Oliver Twist, Oliver & Company. In Tv non va meglio: Silvestro e Tom sono costantemente buggerati dalle rispettive (e piuttosto antipatiche) prede. Oltre a loro, i più celebri sono Garfield e l’ossimorico Palla di neve adottato dalla famiglia Simpson. Da cucciolo viziato a mammifero vizioso, il peggiore di tutti è Fritz il gatto, micio sessuomane creato da Robert Crumb e portato al cinema da Ralph Bakshi nel primo cartone animato vietato ai minori di 18 anni. In Italia abbiamo avuto il tenero Zorba di La gabbianella e il gatto; negli ultimi anni i mici animati, pur sempre spalle, si sono riscattati con ruoli più positivi: dalla Mittens di Bolt. Un eroe a quattro zampe al Gatto Nero di Coraline e la porta magica, passando ovviamente per la star di Shrek, il Gatto con gli Stivali.

Quizas, quizas, quizas

In the Mood for Love di Wong Kar-wai

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Emanuela Martini

Charlot bambino

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Un grosso cinese è disteso sul letto, all'apparenza ubriaco. Una donna minuta, sua moglie, lo picchia furiosamente sulla faccia. I loro bambini, dall'altra parte della stanza, si sbellicano dalle risate. Eppure quell'uomo è il loro papà e la...

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Il congegno del cinema

Contratto per uccidere di Don Siegel

Alla 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (29 agosto-8 settembre 2018) si vedranno i restauri di I gangsters di Robert Siodmak (1946) e Contratto per uccidere di Don Siegel (1964). Sono entrambi tratti...

Mauro Gervasini

L'uomo che ride e il pipistrello

Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan

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Lubitsch in cielo

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