Le locandine di Film TV

Locandine /// Poster memorabili di film imperdibili, dal 1999 ad oggi

Agente 007: Thunderball - Operazione Tuono

Regia di: Terence Young

Titolo originale: Thunderball
Anno: 1965
Genere: Spionaggio
Produzione: Gran Bretagna
Durata: 132 minuti

Cast: Sean Connery, Claudine Auger, Adolfo Celi, Luciana Paluzzi

Effetto domino


Emanuela Martini su Agente 007: Thunderball - Operazione Tuono

Se la rossa Fiona Volpe non fosse stata tanto sicura di sé e della propria cattiveria, tanto monolitica nella sua sadica attrazione per l’omicidio, forse avrebbe potuto fare concorrenza alla Pussy Galore di Agente 007: Missione Goldfinger e sarebbe passata alla storia del cinema come una Bond girl fondamentale. Fiona Volpe è l’alleata di Emilio Largo, il numero 2 della SPECTRE, in Agente 007: Thunderball (Operazione tuono), quarto film di Bond-Connery, uscito nel 1965, che confermò il successo planetario che le avventure dell’agente segreto britannico avevano cominciato a riscuotere con A 007, dalla Russia con amore. Diretto da Terence Young, Thunderball è un Bond “quintessenziale”, con tutti gli elementi chiave al posto giusto: un’eccentrica sequenza pre-titoli slegata dall’intreccio principale; tema musicale di John Barry interpretato da Tom Jones, idolo di massa di quegli anni; un lungo (forse troppo lungo) scontro tra sub; tanto colore locale culminante nell’inseguimento durante il Junkanoo (il carnevale delle Bahamas); nuovi, ingegnosi marchingegni salvavita di Q (che compare, irresistibile, in camicia a stampa ananas); un cattivo innamorato degli squali che, con l’aplomb impeccabile e spietato di Adolfo Celi, tiene testa a viso aperto a uno Sean Connery ormai in pieno possesso del personaggio e del suo mix di humor e sadismo; la consueta schiera di ragazze, buone e cattive. E Fiona Volpe (cattiva) attraversa senza infamia e senza lode l’universo bondiano, oscurata dalla sensuale Domino (buona). La prima ha la faccia altera e ironica di Luciana Paluzzi (attrice italiana attiva soprattutto nel cinema americano e inglese), la seconda la statuaria ingenuità di Claudine Auger, ed è curioso che nel remake del 1983 (Mai dire mai) sia invece un’attrice “minore”, Barbara Carrera, a imporsi con trucido slancio sulla smagliante bellezza della Domino di Kim Basinger (pre-Blake Edwards e pre-9 settimane e 1/2), poco più che decorativa. Ma il problema principale di Fiona Volpe, probabilmente, è il suo evidente disinteresse per il sesso (che lei usa chiaramente solo come “arma”), mentre a qualsiasi Bond girl che si rispetti il sesso (con o senza l’amore) deve interessare parecchio, altrimenti un tassello del gioco (quello della conquista maschile, ma anche, negli anni 60, della liberalizzazione dei costumi e dell’emancipazione femminile) viene vanificato. A meno che, naturalmente, non si tratti di Rosa Klebb, la diabolica virago di Dalla Russia con amore, unica donna assurta al ruolo di numero Tre della SPECTRE e di principale cattivo del film, un’anziana psicotica rovinata da una lunga militanza nel KGB, interpretata da Lotte Lenya (formidabile attrice teatrale, moglie del compositore Kurt Weill e collaboratrice di Bertolt Brecht). L’età, ovviamente, conta, come il “peso specifico” delle interpreti; al punto che siamo addirittura arrivati, nelle serie interpretate da Pierce Brosnan e Daniel Craig, al cambio di genere del capo dell’MI6: la grande M di Judi Dench, che coniuga esplicitamente civetteria femminile e irremovibile durezza. Ma con Mrs. M siamo già alla fine del vecchio millennio e nel pieno del nuovo, e i generi, gli equilibri, le paure sono cambiate, si sono ingarbugliate, tutto sembra essere precipitato nel buco nero dell’indeterminatezza (persino i film con Brosnan sono più cupi di quelli con Connery, per non parlare di quelli con Roger Moore). M come mother, abbiamo scoperto in Skyfall; ma il potere e la ragion di stato non consentono tentennamenti, e anche una mamma può decidere di sacrificarti.

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