Le locandine di Film TV

Locandine /// Poster memorabili di film imperdibili, dal 1999 ad oggi.

Carnage

Regia di: Roman Polanski

Titolo originale: God of Carnage
Anno: 2011
Genere: Commedia
Produzione: Francia/Germania/Polonia/Spagna
Durata: 79 minuti

Cast: Christoph Waltz, Kate Winslet, Jodie Foster, John C. Reilly

Ridere del massacro


Ilaria Feole su Carnage

Leggendo i titoli di coda di Carnage, nella brevissima lista degli interpreti spicca un cognome: Polanski. Non Roman, bensì Elvis, il figlio 13enne avuto da Emmanuelle Seigner. Nel prologo, accompagnato dai tamburi incalzanti di Alexandre Desplat, Elvis Polanski interpreta Zachary, ovvero il bambino che, «armato di bastone», colpisce un suo coetaneo fornendo a due coppie di genitori il casus belli. Idealmente, Polanski si pone dalla parte del torto: è lui il padre del bambino accusato, lui deve rispondere davanti alla parte lesa. E quello che avviene, nei 79 strepitosi minuti di Carnage, è un processo a tutti gli effetti, giocato sull’ambiguità della parola “colpevole”, sulle sfumature del significato di violenza, sull’impossibilità, infine, di ottenere la giustizia. L’imputato Roman (rimasto agli arresti domiciliari dal 26 settembre del 2009 fino al 12 luglio 2010 per l’accusa di violenza sessuale su una minorenne che pende su di lui dal 1978) si rimette in gioco, a disposizione della corte, e filma un saggio lucidissimo e feroce sull’ipocrisia. Ognuno dei quattro protagonisti pretende di avere ragione: Polanski sfrutta tutte le potenzialità del mezzo cinematografico per esasperare la disintegrazione di questa presunta ragione. La pièce di Yasmina Reza già sembrava scritta su misura per il regista polacco: l’unità di tempo e luogo dell’azione; lo spazio chiuso e soffocante, come nell’esordio Il coltello nell’acqua, come i tanti appartamenti polanskiani; il gioco di rapporti di forza che si rovesciano di continuo ribaltando i ruoli di vittime e boia; la sospensione surrealista che blocca in un’attesa forzata (l’appartamento dei coniugi Longstreet sembra risucchiare dentro di sé i personaggi, ogni volta che tentano di uscire e abbandonare l’Assurdo); l’ironia crudele che disinnesca il dramma e frustra i personaggi nelle loro ambizioni. Tutto questo è Polanski, qui in grande spolvero e come sempre grandissimo direttore d’interpreti, ma c’è di più. Con una maestria difficilmente eguagliabile, l’autore muove la macchina da presa nello spazio angusto del salotto (ma bagno e cucina, insieme al pianerottolo esterno, hanno la loro preziosa funzione), separando e unendo le due coppie, formandone di nuove, sfruttando i giochi di specchi per fingersi ora dalla parte di uno, ora da quella dell’altro, smascherando minuto dopo minuto la fragilità delle convinzioni di ciascuno. La ragione non esiste: i Longstreet e i Cowan si parlano addosso, lanciano parole grosse, diritti umani, violenza, punizione, per poi tornare esattamente al punto di partenza. Lui, Polanski, da fuori se la ride, mentre noi ridiamo in sala; lui, che al centro di un dibattito così c’è stato per anni (e in modo assai più marcato durante i mesi di detenzione). Quel criceto nel finale (che se potesse riderebbe sotto i baffi), invenzione tutta filmica, è lui, Roman: prima in gabbia, poi scaraventato fuori in malo modo, ma ancora libero, nel senso più potente del termine.

Il cuore altrove

Fratelli nella notte di Ted Kotcheff

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Giona A. Nazzaro

Chi sono gli alieni

L'invasione degli ultracorpi di Don Siegel

Bei tempi quando le guerre stellari si chiamavano guerre dei mondi e gli alieni venivano dal pianeta Marte e avevano branchie e antenne al posto degli occhi. La fantascienza ci terrorizzava a colpi di mostri magnetici o di ragni giganti, ma era...

Gianni Amelio

Un sogno che non muore

Bobby di Emilio Estevez

Emilio Estevez, regista e sceneggiatore di un film inatteso a cui partecipa un cast stellare che vede in prima fila Anthony Hopkins – anche coproduttore -, racconta le ultime ore dell’America attorno alla figura di Bob Kennedy, quando in...

Roberto Lasagna

Nude alterità

Porcile di Pier Paolo Pasolini

Collocato prima di La sequenza del fiore di carta, episodio del film collettivo Amore e rabbia diretto anche da Bernardo Bertolucci, Carlo Lizzani, Jean-Luc Godard e Marco Bellocchio, Porcile esprime una violenta...

Giona A. Nazzaro

L'oro di carta

Casco d'oro di Jacques Becker

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Gianni Amelio

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Sognano ancora le pecore elettriche? Blade Runner: 2049 di Denis Villeneuve Mauro Gervasini 33 / 2019
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