Le locandine di Film TV

Locandine /// Poster memorabili di film imperdibili, dal 1999 ad oggi.

Sils Maria

Regia di: Olivier Assayas

Titolo originale: Sils Maria
Anno: 2014
Genere: Drammatico
Produzione: Francia/Germania/Svizzera
Durata: 124 minuti

Cast: Juliette Binoche, Kristen Stewart, Chloë Grace Moretz, Lars Eidinger, Johnny Flynn, Angela Winkler, Hanns Zischler, Nora von Waldstätten, Brady Corbet, Aljoscha Stadelmann

Sigrid contro Helena


Emanuela Martini su Sils Maria

2014, atto primo: Sils Maria. Una donna, un’attrice, fa i conti con il proprio passato, il proprio divismo e la propria età, rinchiusa in una villa nell’Engadina, nella quale si è rifugiata insieme alla sua giovane assistente per studiare la nuova parte che le è stata offerta in una commedia. Commedia che Maria Enders conosce molto bene: infatti, fu proprio con quella che divenne celebre quando aveva 18 anni. Ma a quell’epoca interpretava la parte di Sigrid, una ragazza ambiziosa che conduce al suicidio la matura Helena; oggi un regista le offre invece la parte di Helena. «Non mi piace Helena. Io sono Sigrid e voglio restare Sigrid!», dice Maria, ma il tempo ha le sue leggi e lei, recalcitrante, accetta il ruolo. Siamo, è chiaro, in pieno gioco di rifrazioni, identificazioni, conflitti. Tre coppie di donne: i due personaggi della commedia (Sigrid e Helena), Maria e la nuova Sigrid, una giovane star hollywoodiana famosa per un film di supereroi in 3D (Chloë Grace Moretz), e soprattutto Maria e Valentine, la sua assistente, cioè Juliette Binoche e Kristen Stewart in un faccia a faccia serrato e ambiguo, nel quale la ripetizione delle battute della commedia si trasforma in un dialogo privato. Eva contro Eva fa capolino a ogni istante e a ogni livello della narrazione, ma come alleggerito dagli anni maturati dalla Binoche e da Olivier Assayas, dall’ironia con cui entrambi guardano al mondo del cinema e del teatro, e intrecciato ad altre suggestioni, misteriose, lungo le quali si snoda il rendiconto esistenziale di Maria. Vicino alla villa in cui abitano le due donne c’è il villaggio di Sils Maria, frequentato a suo tempo da Friedrich Nietzsche, che proprio qui elaborò l’idea dell’eterno ritorno. Ed è tra queste montagne che a un certo momento dell’autunno si verifica il fenomeno del “serpente del Maloja“, quando le nuvole spinte dal vento s’incanalano tra le vette, come un’enorme biscia di nebbia. Arnold Fanck, autore di film di montagna, nel 1924 gli dedicò una breve opera (che vediamo in un momento di Sils Maria), attendendo con molta pazienza che il fenomeno si manifestasse. La stessa pazienza che ha avuto Assayas, attendendo per settimane le condizioni atmosferiche ottimali per il “miracolo“ in cui aria, umidità e vento materializzano un mondo sospeso in cui reale e immaginario si confondono, le persone spariscono, gli spiriti si liberano. Dove Maria accetta finalmente se stessa oggi e può incedere sicura di sé, nell’ultima scena, tra il palcoscenico, le quinte e la vita. 2016, atto secondo: Personal Shopper. Due anni dopo, ancora Kristen Stewart, non un’assistente ma un’altrettanto oscura, defilata, anonima consulente per gli acquisti di una celebrità. Ma questa volta è lei, Maureen, il cuore del nuovo, bellissimo film di Assayas, mentre la diva per cui lavora scegliendo abiti e scarpe che non deve mai indossare, è per lo più assente, una voce al telefono, una presenza stizzita in un’altra stanza. E tuttavia dominante, in un gioco di riflessi, rivalità e frustrazioni che riproduce quello di Sils Maria, spostando semplicemente il centro dell’obiettivo (anche se Maria Enders era più simpatica e umana di Kyra). Qui siamo più dalle parti di Brian De Palma e Rainer Werner Fassbinder, e il tono è più quello del thriller che del mélo, cui si aggiunge una magnifica deviazione nell’horror, tra i fantasmi di cui Maureen, che è anche medium, va in cerca. Gli spettri sono il corrispettivo del serpente del Maloja, altrettanto aerei, imprevedibili, alla fine “pacificatori“: ci aiutano a ricordare, a pensare, ad accettarci.

Dassin dei miracoli

Forza bruta di Jules Dassin

Prison film, filone carcerario. Si usa questa etichetta per incasellare (mettere in cella) il cinema che parla di sbarre e di detenuti. Forse certe espressioni andrebbero svecchiate, sennò c'è il rischio di sottintendere un giudizio riduttivo,...

Gianni Amelio

La sovrana spettatrice

The Queen - La regina di Stephen Frears

«Una regina è una regina è una regina...», direbbe la Regina di cuori di Alice se parlasse come Gertrude Stein: capace di sottomettere un rampante primo ministro laburista con uno sguardo distante e una leggera piega delle labbra, di domare con...

Emanuela Martini

AKIRA: un’epopea eterna

Akira di Katsuhiro Ôtomo

Una metropoli che rimanda a Blade Runner e al cyberpunk...

Andrea Fornasiero

Film per la radio

Billy il bugiardo di John Schlesinger

Si può fare un film alla radio? Per il gusto del paradosso direi di sì. In fondo basta passare sopra a qualche piccolo dettaglio come la mancanza dell'immagine. Ma all' epoca del muto il cinema non faceva a meno del suono? Allora chiudiamo gli...

Gianni Amelio

Lontano dal cuore

Corpo a cuore di Paul Vecchiali

"I film che parlano al vostro cuore" era lo slogan con cui negli anni '40 furono lanciate alcune pellicole dirette da Mario Mattoli e interpretate da Alida Valli. Si chiamavano Luce nelle tenebre, Catene invisibili, Stasera...

Gianni Amelio

Archivio Locandine

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