Intervista a Mahershala Ali

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Mauro Gervasini dice che Sole rosso è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 14:05.

Il vincitore della Berlinale69 è Nadav Lapid, nostra vecchia conoscenza, con il film Synonymes . Vi ricordate quando presentammo Policeman su FilmtVOD?

Ricordiamo il grande cineasta francese, autore del monumentale Shoah , che ha dedicato la vita a indagare il possibile ruolo dell’immagine nella rappresentazione della storia.

Se fossi una donna sarei scandalizzata dal dibattito sulle quote rosa. Molto probabilmente non amerei essere identificata con un colore appiccicoso, infantile e nauseante come il rosa. Quando un uomo politico o un giornalista usa quel colore per identificare la presenza femminile non lo fa solo per scarsa fantasia, ma per tranquillizzarsi con l’immagine di una signorina dal grembiulino color confetto, tutta pizzi, trine, boccoli e totalmente inoffensiva. Se fossi una donna avrei preferito spaziare dal rosso incandescente al grigio glaciale.

Scorsese-DiCaprio, coppia al fulmicotone. Tre ore di film senza pause (e possibilmente senza tagli). Vi riproponiamo la locandina di Emanuela Martini.

Alice Rohrwacher dirigerà almeno due degli otti episodi della seconda stagione di L'amica geniale , dal titolo Storia del nuovo cognome . Avete già visto la prima?

La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

scelta da
Andrea Bellavita

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News


27 Febbraio 2017

Intervista a Mahershala Ali

Californiano, figlio di un ballerino di Broadway, Mahershala Ali ha bazzicato più tv (Luke Cage, House of Cards) che cinema. Ora, con Moonlight (ma è anche nel cast di Il diritto di contare​), ha attirato l’attenzione dell’Academy, che lo ha candidato come miglior attore non protagonista per il ruolo di Juan, donando all’interprete la visibilità necessaria per far sentire la propria voce sul problema della discriminazione razziale a Hollywood.

D. - Come si è avvicinato al suo personaggio in Moonlight
R. - Il fatto che dietro al progetto ci fosse Barry Jenkins​, di cui avevo apprezzato molto Medicine for Melancholy​, mi ha attirato. Ho studiato la figura di Juan e mi ha colpito quanto mi fosse familiare. È uno spacciatore ma, come coloro che abitavano il mio quartiere quando avevo l’età del protagonista, Chiron, è una persona come le altre, con una famiglia che ama, con cui potresti fare due chiacchiere.

D. - Perché è così importante nella vita di Chiron e nel film? 
R. - Juan sa esattamente chi è e questo non lo rende felice; non condurrebbe mai il ragazzo sulle sue orme, però lo supporta, lo ama, gli dà forza. Per questo era importante che a un certo punto sparisse: per mettere in evidenza quanto Chiron si sentisse perso senza una guida.

D. - Lei ha recitato in Luke Cage​, serie su un supereroe nero: le cose stanno migliorando per le minoranze a Hollywood? 
R. - Lavoro da 16 anni in tv e nel cinema, e di solito sono l’unico nero sul set. Se non ti capita una storia come quella di Luke Cage, ambientata ad Harlem, finisci nella solita produzione di bianchi con il protagonista bianco. La tv è più avanti, grazie ad autori come Cheo Hodari Coker​ e Donald Glover​ che raccontano di noi. È assurdo che il cinema non rifletta la società contemporanea, che è mista: bisogna smettere di fare film dove si parla di bianchi o di neri, e cominciare a parlare delle persone in quanto tali.

D. - Perché sembra sia così difficile?
R. - Chi produce ritiene che se non fai parte di una comunità non puoi capirla. Ma non è così: per esempio, uno dei miei film preferiti, Il profeta, è francese, eppure sono un americano cresciuto in California. E una delle mie serie predilette è Peaky Blinders​, i cui personaggi non hanno nulla in comune con me. Non conosco tutto di quella realtà culturale, ma li comprendo perché ciò che li spinge è universale: capisco quando amano, quando odiano, quando tramano. Ed è sufficiente.

[ Lorenza Negri​, su FilmTv n° 07 / 2017 ]

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