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La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

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News


28 Febbraio 2018

Addio al regista inglese Lewis Gilbert

Lewis Gilbert c'era da sempre e da sempre, sin dagli anni '20, ha dato qualcosa in pasto a un pubblico. Aveva cinque anni quando ha debuttato nello spettacolo itinerante dei genitori, dopo essere casualmente nato a Londra nel 1920. Negli anni '30 ha fatto la vita della comparsa cinematografica (compreso un ruolo non accreditato sul set di L'avventura di Lady X al fianco di Laurence Olivier), chiudendo il decennio fra gli assistenti alla regia di Hitchcok in La taverna della Giamaica, esperienza che ha segnato il suo definitivo passaggio dietro la macchina da presa. 

Nemmeno la Seconda guerra mondiale lo ferma: si unisce all'unità cinematografica della Royal Air Force e l'esperienza gli tornerà utile alla fine del conflitto, quando firmerà una manciata di documentari buoni per pagare l'affitto. Negli anni '50 e '60, Gilbert riesce a farsi un nome come regista dirigendo film di discreto successo, che prendono a prestito da storie di guerra: è il caso di Bader il pilota (1956), Scuola di spie (1958) e Affondate la Bismarck! (1960).

Quando arriva il definitivo successo, è per una coincidenza commovente: la moglie Hylda, mentre è in attesa dal parrucchiere, scopre un'opera teatrale scritta da Bill Naughton intitolata Alfie, e sostanzialmente costringe il marito a trasformarla in un film. Gilbert riesce a realizzare Alfie solamente perché si accontenta di un budget ridotto: «Gli spiccioli che i dirigenti Paramount di solito usano per comprarsi i sigari». Il resto per i toscanelli frutta a Paramount un Gran premio della giuria a Cannes e cinque nomination, fra cui quella per il Miglior film, agli Oscar del 1966.

Subito dopo il successo di Alfie, Gilbert viene convinto dagli storici produttori della saga di James Bond, Harry Saltzman e Albert R. Broccoli, che sarebbe il caso di provare la mano con il fascinoso agente con licenza di uccidere. Nonostante un'iniziale riluttanza, Gilbert prende la sceneggiatura di Roald Dahl (sì, è un mondo bellissimo) e nel 1967 dirige Sean Connery nella sua quinta e ultima incarnazione di Bond in Agente 007. Si vive solo due volte.

Il periodo a cavallo fra gli anni '60 e '70 è bizzarro per tutti, ma lo è ancor di più per il regista inglese: dovrebbe chiudere il decennio dirigendo il musical Oliver!, poi su suo suggerimento finito in mano a Carol Reed, dopo aver lavorato insieme all'autore Lionel Bart per sviluppare l'adattamento, ma obblighi contrattuali lo costringono invece sul set de L'ultimo avventuriero. Pochi anni più tardi, quindi, firma per realizzare l'adattamento de Il padrino, ma Paramount gli garantisce solo 2 dei 7 milioni di dollari di budget richiesti e Gilbert lascia il progetto per realizzare Due ragazzi che si amano

Negli anni '70 Gilbert si riprende e torna dietro la macchina da presa per altri due film su James Bond, questa volta interpretato da Roger Moore: La spia che mi amava e Moonraker. Operazione spazio. Ed esaurita la pazienza per esplosioni, inseguimenti e adrenalina, Gilbert spara le sue ultime cartucce cinematografiche concentrandosi su narrazioni più intime, ispirate a due pièce di Willy Russell: prima Rita, Rita, Rita, che nel 1983 gli vale il BAFTA come Miglior film, riunendolo a Michael Caine e lanciando la carriera di Julie Walters; e quindi, nel 1989, Shirley Valentine. La mia seconda vita, due film che regalano altrettanti personaggi femminili approfonditi, buffi e molto veri, come nemmeno oggi capita troppo spesso di vedere.

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