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«What happened to Gary Cooper? The strong, silent type. That was an American. He wasn’t in touch with his feelings. He just did what he had to do. (David Chase - The Sopranos)»

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News


6 Aprile 2018

Addio a Isao Takahata

Come tutte le narrative popolari, anche quella giapponese vive di topoi. Uno dei più semplici e sfruttati, specialmente nelle storie riservate ai giovani uomini, è quello dei due protagonisti amici-nemici, feroci rivali che condividono ambizione, talento e voglia finendo con lo sbattere le corna tra di loro all'insegna di una sfida orgogliosa e onorevole.

Un topos narrativo che sembra stato scritto per descrivere il rapporto tra Isao Takahata e Hayao Miyazaki: otto anni fianco a fianco nei ranghi di Toei Animation – dove si sono resi protagonisti di una delle rare proteste sindacali giapponesi: per tenerli buoni i vertici dell'azienda diedero il via libera al loro debutto alla regia La grande avventura del piccolo principe Valiant – e poi la fuoriuscita, nel 1971, inseguendo il sogno impossibile e mai realizzato di un film su Pippi Calzelunghe, le regie di lavori televisivi negli anni'70 (Heidi, Lupin III, Goshu il violoncellista) e infine, nel 1985 e dopo l'enorme successo di Nausicaä della Valle del vento, la creazione dello Studio Ghibli.

In 45 anni anni di carriera come regista, Takahata ha pigramente diretto (o co-diretto) appena 13 film, sfoggiando una serenità e una flemma invidiabili di fronte a scadenze e altre questioni triviali. All'autore, appassionato di letteratura francese (ha trasposto e portato in Giappone i lavori di colleghi come Paul Grimault, Michel Ocelot e Sylvain Chomet), di politica e temi sociali, è sempre stato più a cuore il risultato, la possibilità di sperimentare con linguaggi narrativi e visivi, la libertà di potersi esprimere. Da una parte Miyazaki, genio del cinema con un stile perfettamente riconoscibile e in evoluzione film dopo film. Dall'altra il suo gemello diverso Takahata, alla costante ricerca di nuovi approcci su cui sviluppare la sua idea di narrazione e animazione. I suoi primi due capolavori sotto l'egida dello Studio Ghibli sono stati Una tomba per le lucciole, fra i migliori film sulla guerra mai realizzati, e Pioggia di ricordi, eccezionale elegia che prima di Takahata non sarebbe mai stata realizzata con tecniche di animazione.

Anche i due film successivi proseguono nella sperimentazione. Pom Poko è un esilarante, folle, educativo viaggio nel folklore giapponese. I miei vicini Yamada porta stilisticamente agli estremi la crasi tra striscia a fumetti e animazione. L'ultimo capolavoro di Takahata, con cui è stato candidato all'Oscar (poi perso in favore di Big Hero 6), è stato La storia della principessa splendente: ci sono poche parole per descrivere la bellezza di un acquarello che prende vita per raccontare una delle storie più dolci della tradizione popolare giapponese. Takahata aveva fatto in tempo a lavorare su un ultimo, grande film in veste di produttore, collaborando con Michaël Dudok de Wit per realizzare La tartaruga rossa.

 

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