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Un saluto a Ermanno Olmi con le parole di Gianni Amelio.

La citazione

«Alice Harford: I do love you and you know there is something very important we need to do as soon as possible. - Dr. Bill Harford: What's that? - Alice Harford: Fuck.»

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News


7 Maggio 2018

Addio a Ermanno Olmi

Ermanno Olmi avrebbe compiuto 87 anni a luglio, ed era da tempo malato. È scomparso nella notte fra domenica e lunedì presso l'ospedale di Asiago, sull'omonimo altopiano del vicentino al confine con il Trentino che da decenni era diventata la sua casa d'adozione. Tanto che fra i suoi ultimi desideri, ha reso noto la famiglia, c'era quello di passare gli ultimi istanti nella sua casa di contrada Val Giardini di Asiago.

Olmi si era trasferito in Veneto dalla natia Lombardia. Era nato a Bergamo nel 1931, per poi crescere sin da piccolissimo a Treviglio e trasferirsi quindi a Milano per studiare recitazione. È qui che, orfano del padre scomparso durante la Seconda guerra mondiale e spinto dalla necessità di mantenersi gli studi, comincia a lavorare nella stessa fabbrica della madre, la Edisonvolta, dove per la prima volta prende in mano la macchina da presa. Si occupa, infatti, dell'organizzazione delle attività ricreative per i dipendenti e gli viene anche proposto di documentare le diverse linee produttive. Olmi prende dimestichezza, come documentarista autodidatta, con la macchina da presa e con il linguaggio audiovisivo. Un imprinting che lo seguirà lungo tutto il corso di una carriera memorabile e unica nel suo genere. 

Inizia a girare documentari nel 1953 e proseguirà per quasi un decennio. Ma nel frattempo, è il 1959, testa anche le acque del cinema di finzione, esordendo alla regia con il lungometraggio Il tempo si è fermato. Al suo primo film, Olmi sembrava avere già ben chiare le tematiche di cui gradisce la compagnia e i luoghi che gli danno pace. Racconta l'amicizia tra uno studente e il guardiano di una diga, ambientandola fra la solitudine e il silenzio di una montagna lontanissima dalla Milano industriale in cui vive e lavora. 

Nel 1961 fonda, insieme agli amici Tullio Kezich, Alberto Soffientini e Filippo Meda, la sua casa di produzione e la battezza 22 dicembre. La loro prima produzione è, l'anno successivo, Una storia milanese, diretto da Eriprando Visconti, nipote di Luchino. Va molto meglio con Il posto, che Olmi produce e dirige e per il quale si aggiudica il Premio della critica alla Mostra del cinema di Venezia.  Seguono anni di sperimentazione, in cui il regista lombardo comincia a riflettere sulle sue radici cattoliche – nel 1965, con E venne un uomo, realizza una biografia di Papa Giovanni XXIII – e sul suo rapporto con il racconto cinematografico. Scopre i monti attorno all'altopiano di Asiago e nel 1969 realizza per la televisione, utilizzando attori non professionisti e con una sceneggiatura scritta insieme a Kezich e Mario Rigoni Stern, I recuperanti

Il 1977 è l'anno della più celebre, potente e riconosciuta dichiarazione poetica di Olmi, che firma L'albero degli zoccoli e viene premiato con la Palma d'oro al Festival di Cannes e il Premio César per il miglior film straniero. Cinque anni più tardi, il regista fonda a Bassano del Grappa (sempre in provincia di Vicenza) una scuola di cinema che chiama Ipotesi Cinema. Lo scopo della scuola è quello di formare autori, non professionisti, e nell'idea di Olmi dovrebbe essere un'esperienza collettiva più simile a un'osteria o a una bottega d'arte, in cui gli studenti imparano, proprio come è successo a lui nei primi anni milanesi, facendo e non solo studiando, condividendo e dialogando e non solo leggendo. Fra gli allievi che si sono formati a ipotesi cinema ricordiamo Francesca Archibugi, Mario Brenta, Giacomo Campiotti e Piergiorgio Gay. 

Gli anni successivi sono resi complicati da una rara malattia, che gli impedisce di lavorare. Olmi torna dietro la macchina da presa nel 1987 con Lunga vita alla signora!, che vince il Leone d'Argento alla Mostra del cinema di Venezia. L'anno successivo, Olmi tenta la mano con la sua prima grande produzione internazionale. Insieme all'amico Kezich adatta l'omonimo racconto di Joseph Roth e gira a Parigi e in inglese (con protagonista Rutger Hauer) La leggenda del santo bevitore, che gli vale Il Leone d'Oro a Venezia. Nel 2001 ribadirà l'esperienza di un set meno intimista rispetto a quelli a cui era abituato firmando Il mestiere delle armi, storia degli ultimi giorni di vita del soldato di ventura Giovanni delle Bande Nere, ambientata nel 1526. Il film sbancherà i David di Donatello, portandosi a casa nove premi.

Olmi aveva annunciato il suo ritiro dal cinema di fiction nel 2007, dopo aver realizzato il simbolico Centochiodi. L'anno successivo viene premiato con il Leone d'Oro alla carriera. Il poeta di Bergamo prestato ad Asiago si sarebbe potuto godere  una meritata pensione, ma ha continuato a rimuginare cinema e, prima di essere sconfitto dalla malattia, ci ha regalato altri due film. Nel 2011 esce Il villaggio di cartone, mentre il 2014 è l'anno di Torneranno i prati.

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