I migliori trailer della settimana

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Pier Maria Bocchi dice che Goodbye & Amen è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 12:35.

È morto il 16 febbraio scorso a 77 anni Bruno Ganz, una delle cose migliori che siano successe al cinema europeo dalla fine degli anni '70 a oggi . Lo ricordiamo con una Lost Highway del 2012.

Il debutto di George Cukor in televisione. Ad opera di Claudio G. Fava.

Uno dei film più amati di Albertone, uno dei suoi personaggi più indimenticabili. La locandina è di Emanuela Martini.

Il 28 febbraio comincia in prima assoluta su Joi la terza stagione di una serie che abbiamo molto amato. Dove eravamo rimasti?

Il vincitore della Berlinale69 è Nadav Lapid, nostra vecchia conoscenza, con il film Synonymes . Vi ricordate quando presentammo Policeman su FilmtVOD?

La citazione

«Certainly it constitutes bad news when the people who agree with you are buggier than batshit.»

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Lorenza Negri

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News


28 Maggio 2018

I migliori trailer della settimana

5. Papillon di Michael Noer, è il remake inaspettato della settimana, in cui il manzo Charlie Hunnam di Sons of Anarchy e il re dei nerd Rami Malek sostituiscono rispettivamente Steve McQueen e Dustin Hoffman nel rifacimento dell'omonimo film del 1973, ispirato alla storia vera di uno scassinatore francese soprannominato Papillon (farfalla), che nel 1933 viene ingiustamente accusato di omicidio e portato nel carcere coloniale dell'Isola del Diavolo nella Guyana francese, dal quale tenterà disperatamente di fuggire. 

4. City of Lies di Brad Furman, è un'altra storia vera, questa volta quella del celebre detective della omicidi di Los Angeles Russell Poole, che nel 1997 fu il responsabile delle indagini sugli speculari omicidi dei due rapper Tupac Shakur e Notorious B. I. G. Quasi vent'anni dopo decide di tornare a riaprire i casi, stimolato dalle scoperte del giornalista investigativo Jackson (ispirato alla figura di Randall Sullivan, qui interpretato da Forest Whitaker). Johnny Depp alle prese con un poliziotto in pensione che cerca di dirimere le guerre fra rapper sembra un buon presupposto per un interessante film di fantascienza. 

  

3. Christopher Robin di Marc Forster, è il film inquietante della settimana, in cui Winnie the Pooh e compagnia cantante vengono trasformati in pupazzi in CGi realistica che popolerebbero i futuri incubi di chiunque se non fosse per le cullanti e calde voci dall'impeccabile accento inglese chiamate a doppiarli. È la storia di come l'amichetto umano di Pooh e soci, Ewan McGregor ribattezzato con il nome del titolo, con l'età adulta si sia focalizzato esclusivamente sul lavoro e la carriera scordandosi delle cose importanti: i saggi animaletti di pezza mangia miele con cui giocava da bimbo.

2. Mowgli. Il figlio della giungla di Andy Serkis, non è il debutto alla regia per il maestro della motion capture. Andy Serkis aveva fatto le prove l'anno scorso, e senza creature realizzate in post-produzione, con il sottovalutato Ogni tuo respiro. E qua prende il classicone di Rudyard Kipling sul bimbo umano cresciuto da un branco di lupi nella giungla indiana e sembra fare il miglior tentativo di sempre per strappare la storia allo stereotipo del canone Disney, giusto per avere un punto di vista diverso. Motion capture ce n'è in abbondanza, realizzata con l'ausilio di attoroni del calibro di Christian Bale, Benedict Cumberbatch, Cate Blanchett, Peter Mullan e lo stesso Serkis.

1. The Sisters Brothers di Jacques Audiard, è un sacco di cose tutte insieme. È una commedia dark western tratta dall'omonimo romanzo picaresco del canadese Patrick deWitt, pubblicato anche in Italia nel 2011 con il titolo di Arrivano i Sister. È un progetto voluto fortemente da John C. Reilly - protagonista insieme a Joacquin Phoenix, Jake Gyllenhaal e Riz Ahmed (con un sempre gradito bonus Rutger Hauer) - che all'uscita del romanzo ha personalmente acquistato i diritti di trasposizione. Ed è il bizzarrissimo esordio su un set in lingua inglese per Jacques Audiard, profeta (diamine, che brillantezza) di un certo cinema autoriale europeo che ora prova a dire la sua oltreoceano, partendo dal più americano possibile fra i generi cinematografici. 

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